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Difficoltà verbale e motoria: ne sono affetti 6 bambini su 10. Gli esperti: “Logopedia aiuta a ritrovare autonomia”

In occasione della Giornata europea della logopedia, esperti della Federazione Logopedisti Italiani saranno on-line dal 3 al 10 marzo per dare informazioni sulla disprassia, un disturbo che rende difficile coordinare un movimento ad una precisa azione, e rispondere alle domande di mamme e papà. L'intervento del Logopedista può aiutare i piccoli a riacquistare autostima, socialità, sicurezza e a migliorare il rendimento scolastico.

27 FEB - In occasione della Giornata Europea della Logopedia, la Federazione Logopedisti Italiani (FLI) propone l’iniziativa ‘Parole in movimento’, dedicata quest’anno alla disprassia, un disturbo che colpisce 5-6 bambini su 100, di preferenza maschi, rendendo difficile anche azioni e gesti quotidiani, provocando così un ritardo nell'acquisizione delle tappe di sviluppo motorio o del linguaggio. Goffaggine, semplificazione e povertà delle azioni motorie sono gli indicatori principali che renderanno difficile ai piccoli con disprassia anche fischiare, saltellare, ridere e organizzare giochi costruttivi. Il disturbo infatti può coinvolgere sia l’abilità motoria generale, che governa i muscoli più grandi o gruppi di muscoli, quelli cioè delle macro-azioni che fanno lanciare oggetti o salire le scale, e la motricità fine che riguarda i muscoli della mano, del piede o della bocca ostacolando la fluidità di movimenti utili a produrre parole, disegnare, fare un puzzle.

Dal 3 al 10 marzo prossimi, esperti logopedisti saranno on-line dalle 10 alle 12, al numero 049.8647936, ed aiuteranno mamme e papà a capire come mai i ‘neuroni motori’, fra i responsabili dei nostri movimenti, possono perdere di efficacia nel trasmettere giusti messaggi per la coordinazione e la sequenza di movimento finalizzati ad un obiettivo preciso.


Gli esperti tranquillizzano mamme e papà, perché la disprassia non ha niente a che vedere con un deficit delle facoltà intellettive e cognitive, sebbene i piccoli potranno subire ritardi nell’imparare gesti intenzionali abituali, come vestirsi, deambulare, muovere lo sguardo, emettere suoni e parole, con possibili rallentamenti anche nell’apprendimento scolastico e nelle abilità lavorativa nel caso il problema persista in età adulta. Mancano ancora alcune risposte scientifiche sul perché di questo fenomeno, mentre sono più certi i benefici derivabili da un percorso logopedico e programmi di riabilitazione che si avvale di un mix di tecniche mirate al recupero verbale e all’apprendimento motorio finalizzato. Obiettivo infatti è quello di consentire al bambino di vivere al meglio la quotidianità, imparando a gestire le sue difficoltà a vantaggio di un potenziamento della propria autostima, di un migliore rendimento scolastico e di una proficua integrazione con amici e compagni. Ulteriori informazioni possono essere richieste via mail: info@fli.it o reperite al sito: www.fli.it.

“Circa 5 o 6 bambini su 100 – dichiara Tiziana Rossetto, presidente della Fli – soprattutto se maschi, possono soffrire di disprassia. Un disturbo causato dall’inefficienza di alcuni neuroni del cervello, i ‘neuroni motori’, nel trasmettere le giuste informazioni ai muscoli per coordinare un gesto ad una azione precisa. Così per un bambino potrà essere difficile eseguire e coordinare azioni in sequenza o isolate, semplificando con ridotte capacità e schemi motori, azioni come camminare, saltare, salire le scale o giocare se sono coinvolte abilità motorie generali o sviluppare abilità quali il parlare, disegnare, fischiare, strizzare l’occhiolino se è interessata anche la motricità fine che comanda mani, piedi e bocca. L'entità della compromissione delle differenti abilità è variabile e modificabile in funzione dell'età”.


Esistono alcuni campanelli di allarme che la mamma non deve sottovalutare, quali ad esempio arrivare più in ritardo dei coetanei nell’apprendimento di azioni basiche come sedersi, rotolarsi, alzarsi, camminare, vestirsi, disegnare, usare il vasino, ma anche masticare e deglutire cibi solidi. Altrettanto importanti sono alcune difficoltà motorie che possono indurre il bambino a inciampare o cadere spesso; comportamentali che mettono il piccolo a disagio nel confronto con gli altri; stati di ansia e agitazioni anomale; difficoltà di parola o ritardo nello sviluppo del linguaggio che rendono l’eloquio poco comprensibile o più da piccoli rispetto alla normale età. “In presenza di una di queste situazioni o anche se esiste solo un sospetto di disprassia – raccomanda la Presidente – è bene rivolgersi al pediatra di famiglia o a un centro di neuropsichiatria infantile dove l’esecuzione di test mirati all’età del bambino aiuteranno a escludere o a confermare la diagnosi e a intraprendere un percorso riabilitativo a cura del logopedista”.

Infatti la disprassia può presentarsi con varie forme – con una disprassia della deambulazione, dello sguardo, verbale, dell’abbigliamento, costruttiva – con il coinvolgimento di una sola o più abilità e con diversi gradi di intensità, dalla difficoltà lieve al disturbo grave. “A seconda delle implicazioni e delle abilità interessate – aggiunge la Rossetto – si potranno avere anche alcune ripercussioni sull’apprendimento scolastico e sull’attività lavorativa se il problema persiste in età adulta. È importante che mamma e papà sappiano che la disprassia non rende il bambino meno intelligente, ma che la sua capacità di apprendimento può esserne condizionata”.

Tuttavia l'intervento logopedico sulla disprassia può alleviare disagi e disturbi specie se iniziato nei bambini molto piccoli, quando il cervello è molto plastico e può essere facilmente modificato. “È nell’infanzia – conclude la Presidente - che si creano nuove connessioni nel sistema nervoso e il bambino apprende nuove abilità e competenze. Pertanto più è precoce il trattamento terapeutico, maggiori saranno le possibilità di miglioramento. Un percorso programmato con il logopedista può aiutare il bambino a coordinare i movimenti; a gestire le difficoltà della vita quotidiana che la disprassia gli può causare; a sviluppare la produzione della parola e delle abilità linguistiche generali, lavorando anche sulla sua autostima e sulla autonomia. Il tutto a vantaggio di una migliore resa scolastica e di integrazione con amici e compagni”.

27 febbraio 2016
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