La sonnolenza diurna “deposita” la placca beta-amiloide. Possibile correlazione con Alzheimer

La sonnolenza diurna “deposita” la placca beta-amiloide. Possibile correlazione con Alzheimer

La sonnolenza diurna “deposita” la placca beta-amiloide. Possibile correlazione con Alzheimer
I disturbi del sonno sarebbero correlati all’insorgenza di malattie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer. In particolare, una ricerca statunitense ipotizza che l’eccessiva sonnolenza negli anziani durante il giorno, con frequenti addormentamenti, sarebbe legata ad un aumentato accumulo di beta-amiloide, sostanza imputata nell’insorgenza dell’Alzheimer.

(Reuters Health) – Le persone di una certa età, cognitivamente normali, che durante il giorno manifestano sonnolenza eccessiva potrebbero avere maggiori probabilità di incorrere negli anni in un accumulo cerebrale di  placca beta-amiloide. Lo ha sottolineato in un recente studio Adam P. Spira, della John Hopkins Bloomberg Schoolo f Public Health di Baltimora.
 
“Sappiamo che una qualità scadente del sonno e i disturbi respiratori che si verificano mentre si dorme sono associati ad un declino cognitivo – ha detto Spira – ma ci sono evidenze in forte aumento che indicano come un sonno alterato sia associato ad un aumentato deposito di beta-amiloide. Poiché l’eccessiva sonnolenza diurna spesso è legata a disturbi respiratori sonno-correlati o ad altre anomali del sonno, ha senso supporre che potrebbe  essere correlata anche a una successiva deposizione di beta-amiloide”.
 
Lo studio
I ricercatori hanno preso in esame 124 partecipanti al Baltimore Longitudinal Study of Aging (BLSA) che avevano sonnolenza diurna con o senza addormentamenti. I partecipanti avevano in media 60,1 anni ed erano andati a scuola fino ai sedici anni e mezzo. Dopo quasi 16 anni di follow up sono stati sottoposti a una PET. Al momento dell’invito a partecipare allo studio i soggetti erano cognitivamente a posto ma non era necessariamente così dopo la PET.
 
E’ stato chiesto loro se soffrivano di sonnolenza, se si addormentavano quando magari avrebbero preferito rimanere svegli e quanto di frequente si addormentavano.Trenta partecipanti (24,4%) ha riferito di soffrire di sonnolenza diurna, trentacinque (28,5%) si addormentavano durante il giorno e quarantatrè (34,7%) avevano elevati livelli di beta-amiloide.
 
I partecipanti che avevano sonnolenza diurna avevano anche maggiori probabilità di avere elevati livelli di beta-amiloide rispetto a quelli senza questo fenomeno. Quelli che si addormentavano di frequente avevano circa il doppio di probabilità di avere beta-amiloide in elevata concentrazione. Il team di Spira ha valutato le risposte sull’EDS auto-riferito e ha mappato la deposizione di beta-amiloide misurata in media dopo 15 anni con la PET.
 
I commenti
“Ciò che trovo interessante in questo studio – ha detto Mark N. Wu della Johns Hopkins University – è che solo la sonnolenza durante il giorno è un predittore abbastanza forte per la deposizione cerebrale di beta-amiloide nell’uomo. Questa evidenza supporta concretamente l’idea che il sonno è importante nella patogenesi della malattia di Alzheimer, ed è un fatto fondamentale in quanto i disturbi del sonno sono curabili e quindi il sonno può essere un fattore di rischio modificabile per l’Alzheimer”. E’ probabile che la sonnolenza diurna possa diventare un buon marcatore dei disturbi del sonno, anche per l’insonnia cronica. Lo studio, tuttavia, presenta alcuni limiti.
 
"Siamo in grado di dire solo che la sonnolenza diurna è stata associata alla deposizione di beta-amiloide al momento dell’imaging , ma non sappiamo se sia l’eccessiva sonnolenza a innescare l’accumulo di beta-amiloide o se la deposizione aumenta quando c’è maggiore sonnolenza”, aggiunge Spira. Il gruppo di ricerca prosegue nella raccolta di dati con l’actigrafia del polso e la polisonnografia per comprendere meglio i legami tra disturbo del sonno e i successivi cambiamenti cerebrali che sono correlati alla malattia di Alzheimer.
 
Fonte: Sleep
 
Lorraine L. Janeczko
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Lorraine L. Janeczko

14 Giugno 2017

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