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Infezioni da Clostridium difficile. Funziona il trapianto di microbiota anche nei più anziani

La tecnica, testata in Francia, avrebbe allungato la sopravvivenza dei malati, anche i più anziani. Il trapianto sarebbe inoltre effice indipendentemente dal ribotipo del Clostridium

05 SET - Il trapianto di microbiota (FMT – Faecal Microbiota Transplant) migliorerebbe la sopravvivenza nei pazienti con gravi infezioni da Clostridium difficile (CDI – Clostridium difficile Infection). È quanto ha dimostrato uno studio coordinato da Matthieu Million dell'Institut Hospitalo-Universitaire Mediterranee Infection di Marsiglia. I risultati sono stati pubblicati su Clinical Infectious Diseases.

Million e colleghi avevano già dimostrato che il trapianto di microbiota precoce è associato a un miglioramento della sopravvivenza nei pazienti con infezioni da Clostridium difficile causati dal ribotipo O27. Nello studio attuale, i ricercatori francesi hanno esaminato i risultati ottenuti da 111 pazienti di età media di 82 anni ricoverati in ospedale per infezione da C. difficile, tra cui 66 pazienti sottoposti a trapianto e 45 non trattati.

Il tasso di mortalità a tre mesi dopo la diagnosi è stato del 12,1% nel gruppo trapiantato, contro il 42,2% dei non trattati. In particolare, l'età più avanzata, le comorbidità, il tipo di virus O27 e la gravità erano fattori indipendenti di aumento della mortalità, mentre il trattamento con il trapianto di microbiota era un fattore predittivo indipendente di allungamento della sopravvivenza. Nella analisi dei sottogruppi, la FMT diminuiva la mortalità indipendentemente dal ribotipo O27, mentre la mortalità non differiva se il trapianto era fatto con tessuto fresco o congelato.


“La valutazione immediata della gravità in base a criteri chiari è fondamentale, perché nei pazienti con infezione non grave non c'era alcun beneficio sulla sopravvivenza - afferma Million - In questo caso, abbiamo dimostrato che il trapianto è efficace anche nei casi di ceppi non-O27, e anche su persone anziane e fragili. La tecnica dovrebbe essere offerta a tutti subito, soprattutto nel caso di infezione grave - ha concluso - mentre nei casi meno gravi il trattamento antibiotico da solo sarebbe 'ragionevole', anche se i casi ricorrenti dovrebbero essere trattati con il trapianto”.

Secondo Lawrence Brandt dell'Albert Eistein College of Medicine, Montefiore Medical Center di New York, “il FMT può essere eseguito in modo sicuro ed efficace nei pazienti gravi per curare l'infezione e per prevenire le recidive. La popolazione studiata dai ricercatori francesi – ha spiegato – era più vecchia di quella inclusa in altri studi e dunque dimostra l'efficacia anche nei più anziani, più inclini a sviluppare infezioni gravi”. In ogni caso, secondo l'esperto, prima di usare il trapianto come trattamento di prima linea dovrebbe essere dimostrata la sua efficacia e sicurezza a lungo termine.

Giovanni Cammarota, del Policlinico Gemelli di Roma, ha dichiarato che “ad oggi il trapianto è raccomandato da linee guida internazionali per gestire i casi refrattari e ricorrenti. Lo studio – ha spiegato l'esperto – è in linea con i risultati di altre ricerche e il trapianto dovrebbe essere un'opzione terapeutica insieme ad antibiotici e chirurgia, in quanto non si tratta più un trattamento sperimentale”, ha concluso.

Fonte: Clinical Infectious Diseases

Will Boggs

(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

05 settembre 2017
© Riproduzione riservata


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