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Cancellare la presbiopia con un collirio: ci si sta lavorando

Solo intorno al 2023 potrebbe rendersi disponibile o speciale collirio a base di acido alfa lipoico, in grado di restituire al cristallino la sua elasticità e correggere l’accomodazione. Al posto degli occhiali insomma potrebbe profilarsi in futuro la possibilità di correggere ‘chimicamente’ la presbiopia. Il collirio dissolve i legami disolfuro che si formano tra le proteine del cristallino con l’invecchiamento, rendendolo meno elastico. Negli Usa è in corso uno studio di fase 2 su 120 soggetti.

06 SET - Sembra una fake news della serie troppo-bello-per-essere-vero, ma non lo è. In futuro (forse bisognerà aspettare il 2023) la presbiopia, una condizione che interessa non meno di 1,7 miliardi di persone nel mondo, si potrà curare con un collirio. Persone di mezz’età e anziani insomma potranno liberarsi della schiavitù degli occhiali da lettura? Ancora presto per dare una risposta affermativa senza se e senza ma, ma ci si sta lavorando. E i risultati degli studi di fase 1 e 2 sono incoraggianti.
Il collirio delle meraviglie, definito dalla sigla, UNR844-Cl (in passato noto come EVO6) è una soluzione all’1,5% di un derivato dell’acido alfa-lipoico (un estere della colina) che agisce riducendo i ponti disolfuro che si formano tra le proteine del cristallino con l’invecchiamento; in questo modo aumenta la deformabilità della lente, ripristinando o comunque aumentando l’accomodazione.
Chi lo ha sperimentato nei primi trial sull’uomo, considera questo farmaco sicuro innanzitutto, efficace e dagli effetti duraturi che permangono alla sospensione del trattamento.
 
La presbiopia naturalmente non è questione solo di elasticità del cristallino; con l’invecchiamento aumenta la viscosità del corpo vitreo, il corpo ciliare si atrofizza, il cristallino aumenta di volume. E ognuna di queste alterazioni potrebbe rappresentare un diverso target terapeutico. Il collirio sul quale si stanno appuntando tutte le speranze corregge solo l’elasticità del cristallino. “La nostra teoria – rivela in un’intervista ad ‘Eye world’ il dottor Michael Korenfeld del dipartimento di oftalmologia della Washington University (St. Louis, Usa) che sta coordinando le sperimentazioni del farmaco – era che se fossimo riusciti a ridurre i ponti disolfuro tra le proteine del cristallino, saremmo riusciti a recuperare almeno in parte la deformabilità della lente e a migliorare l’accomodazione”.

 
L’acido lipoico è un agente anti-ossidante e riducente; per migliorarne la penetrazione nell’occhio, è stato necessario mettere a punto un pro-farmaco che deve essere metabolizzato per essere convertito in forma attiva (acido diidrolipoico o DHLA) all’interno del cristallino.
I primi studi sono stati condotti su cristallino di cadavere e in vivo nell’occhio dei conigli; in entrambi i casi il collirio ha determinato un ‘ammorbidimento’ del cristallino che ha ripristinato una discreta capacità di deformarsi.
 
Poi si è passati ai trial sull’uomo; uno studio di fase 1-2 ha valutato l’efficacia del collirio all’1,5% (allora si chiamava EVO6) nel migliorare l’acuità visiva da vicino nei soggetti presbiti. Lo studio ha arruolato 75 pazienti americani di età compresa tra i 45 e i 55 anni, randomizzandoli a EVO6 o a placebo. Il collirio veniva applicato per tre mesi consecutivi, mentre il follow-up è proseguito per 7 mesi. Il trattamento ha dato risultati incoraggianti e persistenti.
Al momento è in corso negli Usa uno studio multicentrico di fase 2 (NCT03809611), randomizzato (collirio versus placebo) su 120 soggetti presbiti di età compresa tra i 45 e i 55 anni; i risultati dovrebbero essere disponibili per il prossimo dicembre. Anche in questo studio è prevista al somministrazione del collirio tutti i giorni per tre mesi consecutivi. L’obiettivo è vedere quanti dei trattati siano in grado di raggiungere 75 o più lettere ETDRS in visione binoculare DCNVA (distance-corrected near visual acuity) dopo tre mesi di trattamento.
 
Ma si è solo all’inizio. Secondo gli esperti, questo collirio, somministrato precocemente (cioè prima che si formi la cataratta), potrebbe essere utilizzato anche per ritardare o prevenire la formazione della cataratta nucleare secondaria a sclerosi.
 
Maria Rita Montebelli

06 settembre 2019
© Riproduzione riservata


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