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Rinoplastica. Arriva quella “ibrida”. Più risparmi, sicurezza ed efficacia

Ad illustrare la nuova tecnica sono stati oggi a Roma gli esperti riuniti per il Congresso Mondiale Nose&Face World 2012. Oggi ancora poco utilizzata e solo in centri ad alta specializzazione, consente di intervenire nel 55% degli casi di rimodellamento e ricostruzione del naso esterno.

09 MAG - Dopo le automobili, il concetto di ‘ibrido’ si estende anche alla chirurgia nasale. Si chiama infatti ‘rinoplastica ibrida’ una nuova tecnica che combina i vantaggi delle metodiche più tradizionali – quella aperta (con incisione della cute esterna per consentire una visione a cielo aperto dello scheletro del naso) e quella chiusa (con incisioni interne al naso, dunque senza alcuna cicatrice esterna evidente) – e che sta rivoluzionando l’approccio alla chirurgia nasale con indiscussi vantaggi: riduzione del 30% dei rimodellamenti successivi ad un primo intervento, risultato finale più fine, un miglioramento del 15% rispetto alla chirurgia chiusa tradizionale, azzeramento delle cicatrici della columella (il sottile segmento di cartilagine rivestita di cute che separa le due narici), riduzione dell’edema e meno rigidità post-operatoria.

Assenti le controindicazioni, fatta eccezione per la ricostruzione combinata del supporto dorsale e columellare, mentre è assicurata la possibilità di interventi simultanei di settoplastica e correzione delle patologie infiammatorie o disventilatorie (sinusiti).


Una tecnica versatile, dunque, che si adatta facilmente alla specifica anatomia e alle aspettative di ogni singolo paziente, e innovativa anche se attuata ancora in pochissimi centri all’avanguardia. Eppure questa metodica sembra essere più efficace in oltre il 90% dei casi di rinoplastica: dalla rinoplastica primaria complessa, ossia di patologie o disfunzioni respiratorie che necessitano di un innesto o suture della cartilagine della punta del naso, alla ricostruzione strutturale dello scheletro nasale, alla chirurgia di revisione per ‘rimodellamento’ di precedenti interventi, esteticamente insoddisfacenti.

Questo è solo uno dei nuovi approcci chirurgici che verranno discussi in occasione dell’apertura dei lavori del Congresso Mondiale “Nose&Face World 2012” in svolgimento a Roma dal 9 al 12 maggio, dai massimi esperti mondiali di rinoplastica.

“Il fascino e la complessità dell’intervento di rinoplastica rappresenta sempre una sfida per lo specialista - spiega Pietro Palma, Presidente del Congresso, Presidente European Academy of Facial Plastic Surgery e Dirigente Medico del Dipartimento di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Testa-Collo, Università dell’Insubria Varese - per la sua unicità, per le difficoltà, le infinite variabili e insidie che ne possono limitare il successo. In rinoplastica, proprio per queste sue caratteristiche insite, non esiste mai un successo al 100%, ma grazie alle innovazioni chirurgiche e tecnologiche i risultati estetici finali sono notevolmente migliorati. Nel panorama chirurgico si sta sempre più affermando la rinoplastica ‘ibrida’, che nella mia pratica clinica rappresenta all’incirca il 55% degli interventi contro il 43% della chirurgia endonasale chiusa e il 2% di quella aperta”.

“La tecnica ‘ibrida’ – ha proseguito l’esperto - consente di ottenere un risultato migliorativo del 15% con una limitata incidenza delle complicazioni gravi, quali un eccesso di resezione, l’indebolimento delle strutture nasali o le complicazioni legate all’uso estensivo di innesti e di manifestazioni negative che variano dalla visibilità, agli spostamenti e all’estrusione degli innesti stessi. Oltre ad una maggiore finezza nel risultato finale, la rinoplastica ‘ibrida’ favorisce un rapido recupero, grazie all’assenza di incisioni esterne, di limitati piani di scollamento e all’uso di microinnesti cartilaginei dello stesso paziente. Un significativo miglioramento lo si può rilevare anche nei casi di rimodellamento su precedenti interventi che risultano molto più semplici, poiché non sempre si ha a che fare con ricostruzioni di un supporto danneggiato o situazioni in cui l’aspetto cicatriziale è talmente esteso da rendere meno prevedibile il risultato finale”.

In quest’ottica appare chiaro come al naso siano legati aspetti funzionali ed estetici che costituiscono un unicum inscindibile. Un equilibrio, assolutamente individuale, che può essere alterato da molteplici fattori: malformazioni, traumi, fatti infiammatori, pregressi interventi chirurgici che possono e devono essere corretti con interventi di rinoplastica (la correzione del naso esterno) o di settorinoplastica (correzione combinata del naso esterno e del naso interno).

“L’intervento chirurgico – commenta Palma – deve essere preceduto da una diagnosi puntuale delle cause, da uno studio accurato della funzione, da una analisi precisa del naso esterno, unitamente ad una comprensione profonda dello stato psicologico e delle aspettative del paziente. Vale a dire che esso deve essere creato e pensato “su misura” del paziente, e attuato con precisione, senso estetico e obiettivi funzionali. Obiettivo più difficile fino a qualche tempo fa, è oggi più a portata di mano grazie a tecniche sempre meno invasive e sempre più mirate al bersaglio, con ridotti effetti collaterali. Sono queste le ragioni vere e provate per le quali un approccio esclusivamente 'cosmetico' non può essere considerato adeguato a trattare il naso, organo sensoriale che non è solo la via naturale per il passaggio d’aria, segno e simbolo di vita, ma che fin dall’antichità è anche rappresentazione dell’identità sessuale”.

09 maggio 2012
© Riproduzione riservata


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