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Rapporto Istat. La farmaceutica italiana resiste alla crisi: "Prima per aumento fatturato e competitività e terza per export e produzione"

E' anche il comparto nel quale la maggior percentuale di imprese ha investito in questi anni in capitale fisico e umano. Rinnovati impianti, macchinari e attrezzature. Tutti i dati nel Rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi. Scaccabarozzi (Farmindustria): "Risultati che testimoniano il valore delle nostre imprese". IL RAPPORTO

27 FEB - Nel periodo 2007-2013, tra i pochi settori in crescita che sono riusciti a non risentire della crisi e che hanno segnato il massimo incremento della produzione industriale, troviamo ai primi tre posti: armi e munizioni, fabbricazione di prodotti di elettronica di consumo audio-video e i medicinali. Andando poi ad analizzare i soli dati riguardanti il mercato estero, si può notare come l'incremento maggiore di fatturato nel periodo 2010-2013 abbia riguardato proprio la farmaceutica (+73%). Sono solo alcuni dei dati emersi dal Rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi, che hanno tracciato per la farmaceutica un quadro di tutto rispetto. Un settore in salute che sembra non aver risentito della crisi.

Passando ad analizzare nel dettaglio il rapporto iniziamo a vedere come differenze di performance tra i settori manifatturieri sono state rilevate anche dall'analisi della variazione mediana del loro fatturato totale. Quest'ultima è risultata positiva, e superiore alla dinamica della manifattura nel suo complesso, in 10 comparti produttivi, tra questi è presente anche la farmaceutica (+0,6); al contrario, sono ben 13 i settori che hanno registrato un calo.


Export
Variazioni positive o negative del fatturato totale hanno sotteso dinamiche divergenti sui mercati di destinazione. In alcuni settori, infatti, la performance sui mercati esteri è risultata particolarmente brillante, in misura tale da più che compensare il calo sul mercato interno e determinare una variazione positiva del fatturato totale: è il caso della farmaceutica, con variazioni rispettivamente del -22,9% e del -5,6%. In sintesi nel rapporto si può notare come tutti i settori manifatturieri sembrano aver beneficiato della domanda estera rispetto a quella nazionale.

Competitività strutturale per i settori della manifattura
I dati e le analisi del rapporto mostrano che gli anni della crisi hanno condizionato in modo profondo ed eterogeneo la performance economica dei settori produttivi italiani. Si è provvisto dunque a calcolare per ciascun settore manifatturiero italiano, un "indicatore sintetico di competitività" che permetta di definire una graduatoria dei 23 settori manifatturieri considerati. L'idicatore che per il complesso dei settori assume un valore pari a 100, ha un campo di variazione che va da un minimo di 48,1 per il settore della riparazione e manutenzione di macchine e apparecchiature a un massimo di 156,5 per l'industria farmaceutica.
Ancora più nel dettaglio, mettendo in relazione il livello di performance raggiunto da ciascun settore all'inizio del 2013 con la sua dinamica tra il primo e il terzo trimestre del 2013, il quadro che emerge mostra come il solo settore farmaceutico presenti una situazione competitiva iniziale superiore alla media, abbinata a una positiva dinamica nel corso dei tre trimestri del 2013.
 
Le risposte alla crisi
Sotto il profilo settoriale, oltre una impresa su due in tutti i comparti ha conservato invariata la propria dotazione di capitale fisico. Il settore delle bevande è quello nel quale è più elevata la percentuale di imprese che hanno aumentato la dotazione di impianto, macchinari e attrezzature (52,1%), seguito dalle imprese della farmaceutica (47,6%). In generale si può notare come non vi sia alcun comparto manifatturiero nel quale, tra il 2011 e il 2013, si sia rilevata una contrazione netta di capitale fisico presso le imprese intervistate.

Anche in considerazione della difficile congiuntura economica attraversata dalle imprese manifatturiere nel periodo qui interessato (2011-2013), la generalizzata difesa della capacità produttiva da parte delle imprese sopravvisute alla crisi è avvenuta a fronte di un quadro molto variegato in termini di andamento di fatturato. Circa il 45% delle imprese hanno visto diminuire i propri ricavi. Al contrario, le percentuali più elevate con fatturato in aumento si rintracciano nel comparto degli alimentari (63%), della farmaceutica (72,8%) e degli autoveicoli (71,8%). Tra queste, nel rapporto si sottolinea come proprio la farmaceutica sia il comparto nel quale la maggior percentuale di imprese ha investito in capitale fisico e umano durante la crisi.

Tra le imprese che hanno dichiarato di aver riorganizzato la propria filiera produttiva in direzione di una maggiore frammentazione attraverso l'esternalizzazione di fasi o attività già svolte all'interno, vi sono principalmente gli altri mezzi di trasporto (più del 50%) seguiti dalla farmaceutica (32,7%).

Strategie delle imprese per classi di performance interna ed estera
Le strategie "trainanti" del sistema che tendono cioè a spostare le imprese manifatturiere verso gruppi a performance più elevata, risultano essere principalmente la formazione del personale, il raggiungimento di un elevato grado di connettività e l'innovazione (di prodotto e di processo).
Anche aver delocalizzato prima del 2011 ha contribuito in diversi settori a limitare la probabilità di registrare una performance negativa sui mercati interni ed esteri: è il caso dei comparti della farmaceutica, dei prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, della stampa e delle altre industrie manifatturiere.
 
Giovanni Rodriquez

27 febbraio 2014
© Riproduzione riservata


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