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Crisi. In Grecia si muore di più a causa dei tagli alla sanità. E l’Italia rischia altrettanto

Anche nel nostro Paese i tagli dovuti all’austerità hanno messo il sistema sanitario sotto pressione, aumentando le disuguaglianze e minacciandone la sostenibilità futura in mancanza di investimenti nella tutela della salute e nella prevenzione

18 MAR - In una serie di articoli pubblicati recentemente su Lancet, ricercatori di sociologia ed epidemiologia delle Università di Oxford, Cambridge, Londra e Atene hanno reso noti gli effetti del taglio delle risorse, dovuto alla crisi economica, sullo stato di salute della popolazione della Grecia. I risultati sono drammatici.

La mortalità generale annuale è aumentata nettamente dal periodo pre-crisi (2008) al 2012, raggiungendo il numero di 116.670 decessi, il più alto dal 1949. A morire sono soprattutto gli anziani, con un incremento del 12,4% nella fascia di età 80-84 anni e del 24,3% negli over 85. Secondo gli studiosi la ragione è da ricercare nelle difficoltà di accesso alle cure per i malati cronici, legata alle drastiche misure restrittive assunte nelle politiche sanitarie (spesa sanitaria, portata al di sotto del 6% di un PIL in caduta libera), all’elevazione dei livelli di co-payment (tickets sui farmaci, sulle prestazioni diagnostiche e sui ricoveri) e all’incremento netto di pazienti non assicurati per l’impoverimento di ampie fasce di popolazione. A causa della disoccupazione, del peggioramento delle condizioni economiche, della malnutrizione, della scarsità di farmaci negli ospedali e della difficoltà di accesso alle cure, in particolare per le donne in gravidanza, i nati vivi sono passati da 118.302 nel 2008 a 100.643 nel 2012(- 15,2%). La mortalità prenatale è passata nello stesso periodo dal 3,31 al 4,44 per mille nati vivi. Tra il 2008 e il 2010 i nati sottopeso sono aumentati del 19% con un parallelo aumento della mortalità infantile sia sotto l’anno di vita che sotto i 5 anni.


La scarsità di risorse ha determinato un taglio di tutti gli interventi di prevenzione nelle popolazioni a rischio. La ridotta distribuzione di siringhe e condom ha portato ad una vera e propria epidemia di infezione da HIV. In chi fa abuso di droghe, i casi sono passati da 9 nel 2008 a 484 nel 2012. Nella stessa popolazione a rischio sono raddoppiati i casi di tbc. L’allentamento della lotta contro gli insetti ha portato alla ricomparsa della malaria. Gli ospedali pubblici, in crescente difficoltà per il taglio dei finanziamenti e la riduzione del personale, devono far fronte ad una richiesta incrementata di ricovero (+ 25% ) mentre si riduce il ricorso alle strutture private (-30%); i pronto soccorso e le strutture gestite da ONG, prima frequentate solo da immigrati, oggi accolgono anche un crescente numero di cittadini greci (+ 30%). L’aumento del disagio sociale e dello stress psicologico secondario al peggioramento delle condizioni economiche dei singoli è segnalato drammaticamente anche dall’incremento dei suicidi (in Grecia + 40% nel 2011 rispetto al 2007) che coinvolge anche le donne.

La Grecia può prefigurare il nostro prossimo futuro? È comunque una dinamica che non ci può lasciare indifferenti perché il nostro centro-sud sta sperimentando da alcuni anni sulla propria pelle, con le politiche dei piani di rientro, l'effetto di questo tipo di tagli. Da Roma in giù, con l'eccezione della Basilicata, le amministrazioni regionali, sotto le imposizioni del MEF, hanno messo in campo riduzioni importanti e lineari della spesa sanitaria. I cittadini rinunciano alle cure e accedono con crescenti difficoltà ai servizi sanitari. E’ auspicabile che in queste popolazioni vengano svolti da autorità indipendenti gli stessi studi epidemiologici condotti in Grecia.

Il dramma sociale e sanitario della Grecia si sta quindi manifestando anche in Italia? E’ una domanda che ci siamo già posti nell’estate del 2012, temendo l'impatto della crisi economica sulla salute e le prestazioni del sistema sanitario. Noi ci auguriamo di no. Ma quando alla caduta importante delle capacità economiche dei cittadini si affianca un attacco al sistema di welfare e al sistema sanitario in particolare, lo scenario che si apre rischia di avvitarsi verso il dramma perché viene a mancare quel ruolo di collante e di “ammortizzatore” sociale che da sempre svolge il SSN. I tagli economici subiti finora dal sistema nel periodo 2010/2013 ammontano a circa 31 miliardi di euro, come certificato dalla Corte dei Conti.

In rapporto ad altri paesi europei, abbiamo tagliato molto di più, più dell’Inghilterra 20 miliardi di sterline entro il 2016, più della Grecia 25 miliardi di euro entro il 2015, più di Irlanda, Francia, Portogallo. Il livello di co-payment è aumentato. La riduzione dei posti letto ospedalieri al 3,7 per mille abitanti, e delle dotazioni organiche di Medici ed infermieri, potrebbe trasformarsi in una ulteriore barriera di accesso fisico alle cure, che si sommerebbe alle barriere economiche già analizzate. L’Italia già oggi ha un tasso di posti letto più basso della media OECD (4 contro 4,9 per mille) e molto lontano da quello dei paesi con cui oramai non possiamo più confrontarci: Germania 8,3‰, Francia 6,3‰, Svizzera 5‰, Austria 7,6‰. La coartazione drammatica del perimetro dei diritti in campo sanitario e l’incremento del disagio sociale potrebbero rappresentare un mix preoccupante, anche per la tenuta democratica del nostro Paese. I tagli dovuti all’austerità hanno, in sostanza, messo il sistema sanitario sotto pressione, aumentando le disuguaglianze e minacciandone la sostenibilità futura in mancanza di investimenti nella tutela della salute e nella prevenzione delle malattie che garantiscano l'accesso universale di alta qualità ai servizi sanitari.

E’ essenzialmente per questi motivi che oramai da tempo andiamo sostenendo che la spending review in campo sanitario non può essere utilizzata per coprire il deficit di bilancio e che il sistema non appare in grado di sopportare ulteriori restrizioni. Ma è altrettanto chiaro che la sostenibilità del SSN non può essere conseguita - e soprattutto mantenuta nel tempo - se continuano a sopravvivere sacche di inefficienze organizzative e gestionali, vicinanze improprie tra gestione del consenso politico e gestione del merito e della qualità professionale, allarmanti fenomeni corruttivi, esasperazioni “consumistiche” della domanda di Salute. Ed è proprio in questo contesto che occorre procedere a una virtuosa spending review “non lineare” sulle risorse e sull’etica del sistema, che svuoti sacche di inappropriatezze e inefficienze, fermo restando che le risorse così recuperate rimangano all’interno del sistema stesso, e siano destinate a finanziare processi di innovazione tecnologica, strutturale, organizzativa e professionale per mantenere gli ottimi livelli quali-quantitativi raggiunti nell’erogazione dei servizi sanitari, come dimostrano i dati OECD 2013, riducendo le disparità tra nord e sud e le barriere che ostacolano l’accesso ai servizi che rappresentano i veri elementi di iniquità del sistema.

Costantino Troise
Segretario nazionale Anaao Assomed

Carlo Palermo

Coordinatore della Conferenza permanente dei segretari regionali Anaao Assomed

18 marzo 2014
© Riproduzione riservata


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