Piani di prevenzione e risposta alle emergenze sanitarie che non sempre vengono applicati, carenza di personale, difficoltà nella condivisione dei dati e sistemi informativi che non riescono a comunicare efficacemente tra loro. Sono le principali criticità emerse dal primo ciclo di valutazioni sulla preparazione alle emergenze di sanità pubblica nei Paesi europei, coordinato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). Nonostante gli investimenti e gli interventi realizzati dopo la pandemia di Covid-19, la capacità di tradurre la preparazione teorica in risposte operative resta una delle principali sfide per i sistemi sanitari europei.
È quanto emerge dai risultati del primo ciclo dei Public Health Emergency Preparedness Assessments (PHEPA), avviato nel 2024 e concluso nell’ottobre 2026. Le valutazioni, condotte per la prima volta nei Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo (UE/SEE), hanno evidenziato un forte impegno nel rafforzamento della preparazione alle crisi sanitarie, ma anche criticità ricorrenti che richiedono interventi coordinati. L’iniziativa è stata realizzata dall’ECDC in stretta collaborazione con la Commissione europea, l’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità e altri partner istituzionali.
Sorveglianza e laboratori rafforzati dopo il Covid-19
Secondo l’ECDC, molti Paesi europei hanno compiuto progressi significativi nel rafforzamento delle proprie capacità di preparazione alle emergenze sanitarie dopo l’esperienza della pandemia. In particolare, sono state sviluppate nuove strutture di governance e sono state migliorate le capacità dei laboratori e dei sistemi di sorveglianza epidemiologica. Nel complesso, le valutazioni indicano che alcune delle competenze fondamentali per affrontare le minacce alla salute pubblica, tra cui i sistemi di laboratorio, la sorveglianza e la gestione delle emergenze, risultano solide nell’area UE/SEE.
Le valutazioni PHEPA hanno l’obiettivo di analizzare le capacità dei singoli Paesi di prevenire, prepararsi e rispondere alle minacce sanitarie e alle situazioni di crisi. L’esame riguarda diversi ambiti, dalla sorveglianza epidemiologica alla capacità diagnostica dei laboratori, dalla gestione operativa delle emergenze alla comunicazione del rischio, fino ai meccanismi di coordinamento tra istituzioni e settori coinvolti. Al termine di ogni valutazione nazionale, l’ECDC formula raccomandazioni specifiche per rafforzare le capacità di risposta del Paese interessato.
Personale, interoperabilità e utilizzo dei dati: le criticità ancora aperte
Accanto ai progressi, il primo ciclo di valutazioni ha individuato debolezze comuni che rischiano di limitare l’efficacia delle risposte alle future emergenze. Una delle principali riguarda la distanza tra la disponibilità di piani di prevenzione, preparazione e risposta e la loro effettiva attuazione. L’esistenza di procedure formalmente definite, dunque, non garantisce necessariamente che queste siano pienamente operative quando si presenta una crisi sanitaria.
Ulteriori problemi riguardano la disponibilità di personale adeguato, la condivisione delle informazioni e l’interoperabilità dei sistemi, ovvero la capacità delle diverse piattaforme e strutture di scambiare e utilizzare efficacemente i dati. L’ECDC segnala inoltre difficoltà nel trasformare le informazioni raccolte attraverso la sorveglianza e il monitoraggio in decisioni concrete di sanità pubblica. Si tratta di criticità che possono compromettere la tempestività e il coordinamento degli interventi, anche in presenza di buone capacità tecniche e diagnostiche.
Per affrontare queste debolezze, il Centro europeo raccomanda di rafforzare la pianificazione avanzata tra settori differenti, formalizzare i meccanismi di coordinamento e sottoporre regolarmente i sistemi di preparazione a esercitazioni pratiche. L’obiettivo è verificare non soltanto l’esistenza di strumenti e procedure, ma anche la loro effettiva capacità di funzionare in condizioni di emergenza, individuando eventuali lacune prima che si manifesti una nuova crisi.
Nuove valutazioni nel 2027-2029: focus sull’attuazione delle raccomandazioni
Con la conclusione del primo ciclo, l’ECDC avvia una nuova fase dedicata alla traduzione delle criticità individuate e delle raccomandazioni formulate in interventi concreti di miglioramento. I risultati delle valutazioni saranno utilizzati per definire forme di sostegno mirate ai singoli Paesi, accompagnandoli nell’attuazione delle misure necessarie a rafforzare i propri sistemi di prevenzione e risposta alle emergenze sanitarie.
Le evidenze raccolte costituiranno inoltre la base del secondo ciclo PHEPA, previsto per il periodo 2027-2029, che attribuirà maggiore importanza ai piani d’azione nazionali e alla verifica dei progressi compiuti nell’applicazione delle raccomandazioni precedenti. Il sistema di valutazione, previsto con cadenza triennale in tutti i Paesi UE/SEE, viene condotto dall’ECDC con il supporto dei servizi della Commissione europea, tra cui la Direzione generale per la Salute e la sicurezza alimentare (DG SANTE) e l’Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA), insieme alle altre agenzie e agli organismi coinvolti.