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17 NOVEMBRE 2019
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Meridiano sanità 2016. “Italia perde terreno in Europa. Unica salvezza è investire in prevenzione”

Pubblicato l’annuale report elaborato da The European House-Ambrosetti che misura le performance dei sistemi sanitari europei e delle Regioni italiane e suggerisce alcune contro misure per rendere sostenibili. Nel confronto europeo l’Italia perde posizioni. A livello regionale Emilia Romagna e Lombardia al top. IL RAPPORTO

15 NOV - “L’Italia manifesta un sensibile ritardo dalla media europea sul fronte dell’efficienza e appropriatezza dell’offerta sanitaria e sul fronte della capacità di risposta del sistema sanitario ai bisogni di salute. Sul fronte della qualità dell’offerta sanitaria siamo in linea con l’Europa mentre sul fronte dello stato di salute mostriamo (ancora) performance migliore della media europea”. È questa la fotografia scattata dall’undicesima edizione del Forum Meridiano Sanità durante il quale è stato presentato il Rapporto annuale, elaborato da The European House-Ambrosetti.
 
Stato di salute della popolazione, qualità dell’offerta sanitaria e responsivnesss del sistema; capacità di risposta del sistema sanitario ai bisogni di salute; efficienza/appropriatezza dell’offerta sanitaria, questi i 4 indicatori dell’ormai famigerato Meridiano Index che valuta i sistemi sanitario.
 
Paesi Bassi al top in Europa. Ebbene secondo i 4 indicatori, a livello europeo a guidare la classifica è la Svezia, seguita da Paesi Bassi, Finlandia e Francia. Italia al terz’ultimo posto subito prima di Portogallo e Grecia.
 

 
Tra le Regioni italiane primeggia l’Emilia Romagna. “A fronte della performance media dell’Italia nel confronto europeo, si registrano forti difformità a livello regionale – rileva poi il rapporto. Il Meridiano Sanità Regional Index – giunto al suo secondo anno di rilevazione - mostra che ci sono aree di indagine in cui le disomogeneità regionali sono più accentuate che in altre.
 
L’Emilia Romagna (7,2) e la Lombardia (7,0) occupano le prime 2 posizioni. Seguono Trentino Alto Adige e Toscana con un punteggio pari rispettivamente a 6,9 e 6,7. Tutte le Regioni del Sud ottengono invece valori inferiori alla media nazionale.
 
Rispetto allo scorso anno, Emilia Romagna e Lombardia hanno ottenuto nuovamente i punteggi maggiori, mentre in coda Calabria e Campania si sono scambiate le posizioni. I cambiamenti più significativi rispetto allo scorso anno riguardano la Valle d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia e la Sardegna. La Valle d’Aosta (+ 4 posizioni) ha migliorato le proprie performance nelle aree “Stato di Salute ella popolazione”, Equità e capacità di risposta ai bisogni di salute” e “Qualità dell’offerta sanitaria e responsiveness del sistema”.
 
Più nello specifico la Regione ha visto ridursi i fattori di rischio per la salute dei bambini, alcuni indicatori di mortalità (infantile, per tumore e per demenze), la copertura dei programmi di vaccinazione infantile, la degenza media standardizzata per case mix, le infezioni ospedaliere e la mortalità a seguito di infarto acuto del miocardio. Il Friuli Venezia Giulia (-5 posizioni) ha ottenuto performance peggiori rispetto allo scorso anno nelle aree “Stato di Salute ella popolazione” e “Equità e capacità di risposta ai bisogni di salute”. Più nello specifico la Regione ha registrato un aumento di alcuni indicatori di mortalità, del disavanzo pro capite, della degenza media pre-operatoria, dei tempi di attesa per interventi chirurgici e delle infezioni ospedaliere; inoltre il numero di posti letto per anziani nelle strutture residenziali si è ridotto significativamente.
 
La Sardegna (+4 posizioni) ha migliorato le proprie performance nelle aree “Stato di Salute ella popolazione”, Equità e capacità di risposta ai bisogni di salute” e “Qualità dell’offerta sanitaria e responsiveness del sistema”. Più nello specifico la Regione ha visto aumentare l’aspettativa di vita in buona salute dei propri residenti e la copertura dei programmi di screening organizzati; contestualmente ha registrato una riduzione dei fattori di rischio per la salute dei bambini, del livello di compartecipazione dei cittadini alla spesa, del numero di anziani trattati in assistenza domiciliare integrata e dei tempi di attesa per ricovero oncologico.
 
 “Mettendo in relazione le performance dei sistemi sanitari regionali – rileva il Rapporto -  con il relativo livello di spesa sanitaria, pubblica e privata, emerge una relazione positiva tra le due grandezze: Le Regioni con le performance migliori (quelle del Nord) sono anche caratterizzate da un livello di spesa maggiore e ricchezza maggiore”.
 


I campanelli d’allarme per il sistema. Il Rapporto poi evidenzia come “dal punto di vista dello stato di salute, anche se l’Italia si posiziona ancora tra i primi posti in Europa, si evidenziano alcuni campanelli d’allarme. Nel 2015 per la prima volta in 10 anni è diminuita la speranza di vita alla nascita, il tasso di mortalità è stato il più alto dal dopoguerra ad oggi e, inoltre, continuano a calare gli anni vissuti in buona salute. In aggiunta al fenomeno dell’invecchiamento demografico, oggi l’Italia deve affrontare altre importanti sfide per la salute delle persone”.
 
“La sfida di gran lunga più importante per i sistemi sanitari e sociali è quella delle patologie croniche – ricorda il rapporto - che rendono necessaria una specificità di organizzazione e un impegno di risorse molto importanti”.
 
Altra preoccupazione il calo delle vaccinazioni. “Nel 2015 la copertura nazionale media per le vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B pertosse e Haemophilus influenzae è stata del 93,4%; con un decremento di 1,3 punti percentuali rispetto al 2014 e di quasi 3 punti percentuali rispetto al 2011. Particolarmente preoccupanti sono i dati di copertura vaccinale per morbillo e rosolia che hanno perso 5 punti percentuali dal 2011 al 2015, passando dal 90,1% all’85,3%”.
 
Puntare sulla prevenzione. “A fronte di tutte queste sfide suggerisce il rapporto - , che minacciano la sostenibilità del SSN, l’intero sistema di welfare e la capacità di crescita economica, occorre investire di più in sanità. Allo stato attuale, il modello di previsione della spesa sanitaria su PIL di Meridiano Sanità stima al 2050 un rapporto spesa sanitaria/PIL pari al 9,2%. L’investimento in prevenzione ha un impatto positivo sulla spesa sanitaria; il modello di previsione di Meridiano Sanità ha altresì stimato che un euro investito in prevenzione genera 2,9 euro di risparmio nella spesa per prestazioni terapeutiche e riabilitative e che l’orizzonte temporale nel quale l’investimento in prevenzione manifesta i suoi impatti sulla spesa per prestazioni curative e riabilitative, in percentuale della spesa sanitaria totale, è di 10 anni. Ad oggi l’Italia spende in prevenzione 98,4 euro pro-capite. Se il nostro Paese investisse quanto la Germania (126,4 Euro) la spesa sanitaria al 2050 sarebbe l’8,9% del PIL con un risparmio di 4 miliardi di Euro l’anno”.
 
Le Proposte di Meridiano Sanità 2016:
 
PREVENIRE LE MALATTIE INFETTIVE.
- Lanciare una campagna informativa sull’importanza, il valore e la sicurezza delle vaccinazioni.
 
- Investire maggiori risorse in prevenzione (raggiungendo almeno il LEA del 5% della spesa sanitaria).
 
- Implementare il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale in modo omogeneo sul territorio nazionale.
 
- Valutare l'obbligatorietà di alcuni vaccini per l'ammissione dei bambini a scuola.
 
CONTRASTARE LA RESISTENZA AGLI ANTI-MICROBICI (AMR).
- Implementare iniziative di antimicrobial stewardship.
 
- Realizzare campagne di comunicazione sull’AMR.
 
 - Attribuire alle DG delle strutture sanitarie indicatori di performance sul controllo delle infezioni ospedaliere e la diffusione di ceppi resistenti.
 
 - Introdurre incentivi alla R&S di nuovi antibiotici e procedure di fast-track.
 
- Promuovere la ricerca di base e quella indipendente sui nuovi antibiotici.
 
RIDURRE I FATTORI DI RISCHIO MODIFICABILI E GESTIRE LE PATOLOGIE CRONICHE AD ALTO IMPATTO.
- Aumentare l’estensione e ridurre le disomogeneità regionali dei programmi di screening e stratificare i pazienti per classe di rischio per favorire la diagnosi precoce e la gestione efficace delle patologie.
 
- Individuare e diffondere le soluzioni più efficaci per la riduzione dei fattori di rischio modificabili delle patologie ad “alto impatto”. A fronte di tutte queste sfide, che minacciano la sostenibilità del SSN, l’intero sistema di welfare e la capacità di crescita economica, occorre investire di più in sanità. Allo stato attuale, il modello di previsione della spesa sanitaria su PIL di Meridiano Sanità stima al 2050 un rapporto spesa sanitaria/PIL pari al 9,2%. L’investimento in prevenzione ha un impatto positivo sulla spesa sanitaria; il modello di previsione di Meridiano Sanità ha altresì stimato che un euro investito in prevenzione genera 2,9 euro di risparmio nella spesa per prestazioni terapeutiche e riabilitative e che l’orizzonte temporale nel quale l’investimento in prevenzione manifesta i suoi impatti sulla spesa per prestazioni curative e riabilitative, in percentuale della spesa sanitaria totale, è di 10 anni. Ad oggi l’Italia spende in prevenzione 98,4 euro pro-capite. Se il nostro Paese investisse quanto la Germania (126,4 Euro) la spesa sanitaria al 2050 sarebbe l’8,9% del PIL con un risparmio di 4 miliardi di Euro l’anno.
 
- Avviare progetti sperimentali a livello regionale e locale per realizzare PDTA costruiti con la logica dell’Health Pathway Design. - Introdurre indicatori di accesso effettivo all’innovazione farmacologica.
 
- Diffondere gli strumenti di sanità digitale per migliorare l’accessibilità e garantire la continuità delle cure.
 
- Diffondere la sperimentazione di soluzioni di telemedicina con provato profilo di costoefficacia e costo-utilità e definire gli strumenti di tariffazione e finanziamento adeguati.
 
 - Individuare nuove fonti di finanziamento di carattere pubblico-privato, come ad esempio i Social Impact Bond, per favorire la diffusione di soluzioni innovative per la gestione delle cronicità.

15 novembre 2016
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