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Disabili. L’esperienza dell’anagrafe della Provincia autonoma di Trento

di F. Cembrani, M. Castennali, G. Piva, F. Merz, E. Cortelletti, E. Degasperi

Nel nostro Paese, non esistono ancora stime certe né sul reale numero delle persone disabili né sulle loro caratteristiche. La conseguenza paradossale, vista la diffusione delle reti informative, è che la disabilità è un pianeta solo in parte conosciuto, stimato ancora in via presuntiva tra i 2,6 e i 4,1 milioni di persone, che rappresentando, ad ogni modo, una percentuale non trascurabile della popolazione che reclama un legittimo diritto di cittadinanza.

22 GIU - È evidenza pacifica che, nel nostro Paese, non esistono ancora stime certe né sul reale numero delle persone disabili né sulle loro caratteristiche: l’Istituto centrale di statistica (l’ISTAT), con un’indagine multiscopo effettuata alcuni anni fa, ha indicato il loro numero in 2,6 milioni di unità alle quali sono da aggiungere le 161.000 persone non autosufficienti ricoverate a tempo pieno nelle strutture residenziali mentre altri network informativi italiani lo ha stimato in 4,1 milioni di presenze, la prevalenza delle quali (3,5 milioni) sarebbe concentrata nella fascia di età degli over65enni (così il CENSIS).
 
Con la conseguenza, davvero paradossale vista la diffusione delle reti informative nell’era della digitalizzazione, che la disabilità è un pianeta solo in parte conosciuto, stimato ancora in via presuntiva con ampie fluttuazioni numeriche visto che il numero di queste persone sarebbe compreso tra 2,6 e 4,1 milioni rappresentando, ad ogni modo, una percentuale non trascurabile della popolazione che reclama un legittimo diritto di cittadinanza.
 
In questo scenario generale deve essere collocata la nostra esperienza che testimonia l’esigenza di valorizzare i data-base della Medicina legale pubblica essendo riusciti a realizzare l’Anagrafe dell’handicap della Provincia autonoma di Trento e ad aggiornarlo periodicamente, con un duplice obiettivo: (a) quello di render conto alla nostra comunità del lavoro realizzato in un contesto assistenziale non di frontiera ma sempre più attivato dal cittadino e dalla sua rete familiare; (b) quello di rendere i dati statistici fruibili all’organo decisorio politico ed alle Amministrazioni pubbliche territoriali cui è affidata la responsabilità delle scelte strategiche e la pianificazione dell’offerta dei servizi dedicati alle persone disabili. 
 
La profilatura del bisogno espresso da queste persone è, così, per noi un’esigenza che, a partire dall’impegno quotidiano, si propone un traguardo più ambizioso in questo momento di drammatica crisi finanziaria attraversata da tutti i Paesi occidentali: quello di condividere i risultati del nostro lavoro e difendere le istanze nobili del welfare senza dimenticare che la disabilità è parte della nostra identità di genere e che la dignità dell’essere umano deve essere difesa e salvaguardata dall’indifferenza oramai globalizzata. Anche se il nostro welfare pretende un rapido restyling perché la delega familista dell’assistenza basata sulla monetizzazione della disabilità non sono più in grado di reggere la complessità dei bisogni e la loro rapidissima trasformazione.

 
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Fabio Cembrani, Marta Castellani, Giovanna Piva, Federica Merz, Elisabetta Cortelletti, Elisa Degasperi
U.O. di Medicina Legale, Azienda provinciale per i Servizi sanitari di Trento


22 giugno 2017
© Riproduzione riservata


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