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“Reddito di Salute”. Da Fare Futuro e Rbm Salute la proposta di una sanità integrativa come per le pensioni. Ma per Sileri (5 Stelle) priorità è Reddito di Cittadinanza

La proposta è emersa dal convegno svoltosi ieri a Roma presso la Camera dei Deputati: dar vita a un Reddito di Salute come primo step del più ampio Reddito di Cittadinanza. Ma l'idea è "bocciata" dal presidente della Commissione Sanità del Senato, il pentastellato Pierpaolo Sileri. Al centro del confronto ovviamente il tema più ampio dell’affiancamento di un Secondo Pilastro Privato a un sistema prevalentemente pubblico come quello italiano.Ecco cosa hanno detto esperti e politici presenti

07 DIC - Si è tenuto giovedì 6 dicembre nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati il Seminario di studio organizzato dalla Fondazione Farefuturo e da RBM Assicurazione Salute sul tema "Reddito di Salute: il servizio universale della sanità integrativa", con la partecipazione di esponenti di diverse forze politiche e con le conclusioni di Claudio Durigon (Lega), sottosegretario al Welfare e Pierpaolo Sileri, presidente della Commissione Sanità del Senato (M5S).
 



Secondo i dati dell'VIII Rapporto RBM-Censis 2018, nell'anno in corso la spesa sanitaria privata in Italia è stata di circa 40 miliardi di euro. Sei prestazioni private su dieci, circa il 58%, sono acquistate dagli oltre 23,7 milioni di persone con patologie croniche. Vi sono poi i 2,5 milioni di persone non autosufficienti, per un totale che supera il 40% della popolazione.
 
Secondo l'ad di RBM Assicurazione Salute Marco Vecchietti, l’affiancamento di un Secondo Pilastro Privato in un sistema prevalentemente pubblico come quello italiano non è un elemento inconciliabile: “Nel nostro Paese a oggi i cittadini sono assistiti mediante un Servizio sanitario 'misto' per modalità di erogazione delle prestazioni che vede la compresenza di pubblico e privato. Sempre più spesso il Ssn fatica a soddisfare i bisogni di cura e gli italiani sono costretti a rivolgersi alla sanità privata. Un Secondo Pilastro Sanitario garantirebbe accesso alle cure a tutti i cittadini, colmando quelle differenze che si fanno ogni anno più marcate. Promosso su base territoriale, andrebbe ad attuare la potestà legislativa che in questa materia è già attribuita alle Regioni, completando l’attuale impianto della Sanità Integrativa prevalentemente incardinato su un modello di tipo occupazionale".
 
Agevolare l'estensione della sanità integrativa e istituire un secondo pilastro sanitario è quindi, nell'ottica dei promotori, l'unica soluzione possibile e avrebbe un costo effettivo per lo Stato pari a solo 5,2 miliardi di euro, equivalenti unicamente al beneficio fiscale per le forme sanitarie integrative.

Le persone abbandonano il sud non per lavorare ma per curarsi
L'incontro, moderato dal giornalista de La7 Andrea Pancani, è stato aperto dall'intervento di Adolfo Urso, senatore FdI e presidente della Fondazione Farefuturo che ha esordito commentando il Piano nazionale per la riduzione delle liste d'attesa del ministro alla Salute Grillo, "che la dice lunga sulla situazione in cui versa il Sistema sanitario nazionale".
 
In proposito anche Vecchietti al nostro miscrofono a margine dell'incontro ha detto che il Piano nazionale per la riduzione delle liste d'attesa del ministro Grillo, "non è sufficiente a risolvere il problema, che andrebbe affrontato invece dal punto di vista organizzativo e strutturale, a partire dalla gestione del personale".
 
Tornando all'intervento di Urso, l'esponente di Fratelli d'Italia ha sottolineato che, a 40 anni dalla istituzione del Ssn, "il paese è cambiato molto a cominciare dal tasso di natalità (tra i più bassi al mondo) e il conseguente invecchiamento della popolazione, legato all'aumento dell'aspettativa di vita" che però non si dipana in maniera uniforme nel Paese. "L'aspettativa di vita al nord è di 4-5 anni più alta rispetto a chi vive nelle regioni del centro-sud, divario che non esiste in nessun altro paese d'Europa".
 
Il presidente ha poi lanciato la sua proposta: "In attesa di sapere quale sarà il modello del Reddito di Cittadinanza, proponiamo di partire dal Reddito di Salute come primo gradino, a cominciare dalla base lavorativa (come è successo nel campo pensionistico) per poi estenderla a tutti. Data la scarsità di risorse - prosegue Urso - invece di restringere la platea cui è destinato il Reddito di Cittadinanza, ne restringiamo l'ambito, partendo dalla salute, per dare risposta al problema vero del paese: le disuguaglianze".
 
Secondo Pilastro a gestione privata ma a governance pubblica
A seguire, è intervenuto Francesco Zaffini (FdI), della Commissione Sanità del Senato, sottolineando diverse carenze nell'attuale Sistema sanitario pubblico: "La metà delle regioni italiane non riesce a coprire i Livelli essenziali di assistenza. Inoltre, la domanda di servizi del Ssn aumenta di pari passo con l'aumentare dell'età, in un paese che invecchia".
 
Il senatore ha poi voluto rispondere a chi sostiene che la proposta del Secondo Pilastro sia "un attacco" al Sistema sanitario nazionale. "Il Ssn - afferma Zaffini - fa 'crack' se la politica non mette in campo risposte adeguate e soluzioni efficaci. Quello che noi immaginiamo è un Secondo Pilastro a gestione privata ma a governance pubblica".
 
Gli sprechi nella sanità pubblica non esistono più
Mario Del Vecchio, Professore di Public management and policy alla Bocconi è anche coordinatore dell'Osservatorio consumi privati in sanità Bocconi, costituito da un gruppo di docenti e ricercatori "che crede nei sistemi pubblici - ha sottolineato per sgomberare il campo da equivoci - e che è fermamente convinto che la sanità debba rimanere un ambito di scelte collettive e che debba essere difesa da un robusto sistema di aziende pubbliche. Proprio per questo, siamo andati a studiare cosa succede non nei 115 miliardi della spesa pubblica, ma nei 35-40 miliardi della spesa privata".
 
"Dal nostro punto di vista - prosegue Del Vecchio - l'aumento dei consumi privati non è un fenomeno patologico, ma fisiologico. È il modo in cui la società risponde ai propri bisogni. Inscrivere l'idea che questi costi rappresentino un fallimeto del Ssn, non ci porta da nessuna parte, perché tutti i sistemi hanno un mix di pubblico e privato". 
 
La spesa procapite per la sanità privata in Italia è un fenomeno complesso determinato da diverse variabili. "La spesa più alta si ha nelle regioni del nord. Questo dato ci dice che ciò che realmente spinge alla spesa privata è il reddito e non la percezione che i servizi siano migliori o peggiori. Ad esempio in Calabria si spendono 420 euro procapite, esattamente la metà di quello che si spende in Lombardia" (ndr. da notare che tra i dati della Bocconi e quelli del rapporto Censis-Rbm si evidenziano delle differenze proprio nell'ammontare delle spese private sanitarie a livello regionale).
 
La spesa pubblica italina per la sanità ammonta a 1.867 euro a cittadino, la metà di quella tedesca, che si attesta sui 3.600 euro, e il 70% di quella francese. "Nonostante tutto - osserva il relatore - con questi 1.867 euro la sanità italiana fa delle ottime cose. Per portare il nostro sistema in linea di galleggiamento servirebbe un finanziamento aggiuntivo di 10 miliardi di euro, importo che il governo ha deciso di spendere altrove".
 
E si arriva quindi al tema spesso sbandierato dai politici degli sprechi del Ssn: "Conoscendo il nostro sistema a 1.867 euro - sostiene Del Vecchio -, dove possiamo mai avere tutti questi sprechi? Si tratta di 'un'arma di distrazione di massa' per non dire che quei dieci miliardi vengono investiti altrove. La politica legittimamente decide di investire da una parte e non dall'altra. Quello che non può fare è ignorare le conseguenze che quelle scelte provocano".
 
Il problema principale della sanità pubblica è il personale
A seguire è intervenuto l'assessore alla Sanità della Regione Sicilia Ruggero Razza, secondo il quale "Per risolvere i problemi della sanità bisogna partire dal personale: medici, infermieri e operatori sanitari". Il tema del Reddito di Salute, ha poi aggiunto, "non è legato a pulsioni privatistiche e non significa tradire la mission del Sistema sanitario nazionale. Anzi - afferma Razza - è una delle pochissime occasioni che ha il Ssn per produrre servizi equi che il Fondo sanitario nazionale non garantisce".
 
Viene prima il Reddito di Cittadinanza
Il presidente della Commissione Sanità del Senato Pierpaolo Sileri, in risposta alle proposte sul Reddito di Salute, ha immediatamente chiarito che "verrà prima il Reddito di Cittadinanza". Si è poi dichiarato in accordo con l'assessore Razza: "Non si può sistemare il Ssn se non si sistema prima il personale che vi lavora, facendo riferimento - tra le altre cose -, al tanto atteso rinnovo del contratto del settore".
 
"L'italia - ha aggiunto Sileri -, è il paese europeo che investe meno in tecnologia. Se non risolviamo prima questi problemi della sanità pubblica, non possiamo parlare di sanità integrativa". Quest'ultima, secondo il presidente, "potrebbe avere un ruolo importante sul territorio per i pazienti cronici". In ogni caso "sono necessari una rimodulazione dei fondi alla sanità, l'aumento della defiscalizzazione e il perseguimento di corruzione ed evasione fiscale".
 
Sì al Reddito di Salute ma discussione deve includere tutti gli stakeholder
"Per escludere il rischio di aumentare le disuguaglianze sociali in tema di tutela della salute, è necessario implementare le forme di sanità integrative - afferma Carlo De Masi, presidente di Adiconsum -, accompagnate e coordinate da un’adeguata complementarietà tra le strutture sanitarie del servizio pubblico e quelle del servizio privato, attraverso un sistema duale che deve viaggiare in parallelo e non in sostituzione l’uno dell’altro.
 
La sanità integrativa rappresenta un’occasione di miglioramento complessivo delle prestazioni sanitarie del nostro Paese. Accogliamo pertanto con favore la proposta di introdurre il 'reddito di salute', quale servizio universale della sanità integrativa, i cui standard vanno però discussi e condivisi con tutti gli stakeholder, comprese le Associazioni di rappresentanza dei Consumatori.
 
Come Adiconsum, intendiamo promuovere forme di assistenza sanitaria integrative a beneficio di tutti i cittadini/consumatori per rendere universale anche tale servizio e per eliminare le disfunzioni. Con tale modalità, a nostro avviso - conclude De Masi -, da un lato si decongestionerebbe il sistema sanitario nazionale e dall’altro si garantirebbe uno standard qualitativo delle prestazioni migliore per tutti".

 
Fare con la sanità come è stato fatto con le pensioni
Il sottosegretario al Welfare Claudio Durigon (Lega) ha partecipato al dibattito finale. Al senatore Zaffini, che ha chiesto se si può contare su un'apertura del governo per presentare una proposta di sanità integrativa sul modello francese già in questa manovra finanziaria, Durigon risponde: "Un buon governo deve dare possibilità a 360 gradi". Alla proposta di Marco Vecchietti di impostare la sanità integrativa alla stregua di ciò che è stato fatto con le pensioni, partendo cioè dalla base lavorativa, il sottosegretario replica che "dobbiamo essere bravi a incentivarla".
 
Infine, rispondendo a Mauro Del Vecchio che ha chiesto di mettere la spesa sanitaria all'ordine del giorno del governo senza tagliare "altri sprechi che non esistono", Durigon si è detto in disaccordo: "Gli sprechi esistono e vanno ancora perseguiti. Ogni governo deve mettere la sanità al centro della propria agenda. Il pubblico ha necessità dell'assistenza complementare. Non sono la persona più esperta su questo tema - ha concluso il sottosegretario - ma sarà al centro della mia agenda fare con la sanità come è stato fatto per le pensioni". 
 
Paola Porciello

07 dicembre 2018
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