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Covid. Gli esperti: “Contro la seconda ondata, chiediamo aiuto agli adolescenti”


Per la Società italiana di medicina dell’adolescenza, i bambini e i ragazzi, per le loro maggiori attività sociali e ricreative, e per una generale minore attenzione alle misure di sicurezza imposte dalla pandemia, possono rappresentare un pericoloso vettore di contagio. Da qui l’appello a comportamenti responsabili: “I giovani devono sapere che possono contribuire a salvare il Pianeta dalla violenza della seconda ondata” ed “essere particolarmente attenti a proteggere le persone fragili e anziane”.

02 NOV - In questo momento storico di pericolosa accelerazione della pandemia da Covid-19, con l’Europa nuovo epicentro dei contagi, e l’Italia nel pieno della seconda ondata con la curva epidemica in fase di crescita esponenziale, la Sima, Società italiana di medicina dell’adolescenza, chiede aiuto proprio a coloro che tutela, gli adolescenti italiani.

“Gli adolescenti - chiarisce la dottoressa Gabriella Pozzobon, pediatra dell’Ospedale San Raffaele a Milano e presidente Sima- sono stati oggetto di molta attenzione da parte degli studiosi nel corso della pandemia da Covid-19. Innanzitutto, ci si è interrogati se e in che misura fossero esposti al rischio della malattia. In realtà, tutta l’età evolutiva ricopre, nei vari Paesi colpiti, una piccola proporzione del totale dei casi accertati, e spesso presenta la malattia in maniera asintomatica o paucisintomatica e con una mortalità significativamente più bassa che nella popolazione generale; gli adolescenti, in particolare, avrebbero ancor minore rischio di ospedalizzazione (che appare inversamente proporzionale all’età) e di forme gravi e complicate, tranne che in caso di gravi condizioni patologiche preesistenti. Riguardo al dubbio se bambini e adolescenti potessero, anche quando asintomatici o con infezioni lievi, fungere da vettori del contagio per gli adulti, benché non ci siano ancora certezze, sembrerebbe che, a differenza dei bambini al di sotto dei 10 anni, gli adolescenti (10- 19 anni) siano in grado di diffondere SARS-CoV-2 con maggiore efficienza rispetto agli adulti”.

“Questo potrebbe dipendere - aggiunge il dottor Carlo Alfaro, pediatra degli Ospedali Riuniti Stabiesi in provincia di Napoli e consigliere Sima- oltre che da caratteristiche biologiche, dal fatto che in questa fascia di età da un lato aumentano le attività sociali e ricreative, dall’altro sussiste una minore attenzione a regole, igiene e precauzioni. Poiché in questa fase dell’epidemia italiana crescono i casi in tutte le fasce d’età, compresi bambini e adolescenti, i giovani devono essere particolarmente attenti a proteggere le persone fragili e anziane che, quando colpite, fanno impennare la curva dei decessi”.

E proprio da questa osservazione che prende le mosse l’appello della Sima agli adolescenti, come spiega la dottoressa Pozzobon: “Agli adolescenti, noi adulti abbiamo chiesto molto durante la pandemia. Hanno dovuto rinunciare a tutti i loro punti di riferimento più fondanti proprio nel momento della loro vita che richiede l’esplorazione e l’individuazione di se stessi nel confronto con gli altri e la società che li circonda, nella scuola come nelle attività sportive, nei ritrovi, nei locali, nelle strade e piazze. Hanno dimostrato, durante il lockdown, capacità di accettazione, maturità, resilienza, creatività, impegno, cura. Ora, è il momento di chiedere loro ancora uno sforzo importante. La dinamica già osservata dell’epidemia mostra che al progressivo incremento dei casi corrisponde, in breve lasso di tempo, aumento di pazienti ospedalizzati con sintomi e in terapia intensiva e, dopo altro tempo, aumento dei decessi. Agli adolescenti chiediamo di diventare i nostri alleati nella lotta alla pandemia. Devono sapere che possono contribuire a salvare il Pianeta dalla violenza della seconda ondata di Covid-19, le fasce di popolazione più vulnerabili dalla morte, le economie dal baratro".
 
“Devono essere consapevoli - proseuge Pozzobon - che la prevenzione non può che basarsi sullo sforzo individuale di rispettare con coscienza e precisione comportamenti rigorosi mirati al rafforzamento delle misure di contenimento del rischio di contagio. Devono interiorizzare e fare proprie raccomandazioni quali lavare spesso e bene le mani, fare un uso estensivo, corretto e appropriato delle mascherine, evitare quanto più possibile le occasioni di contagio per attività non essenziali, dunque evitare spostamenti non necessari e comportamenti riconducibili alla sfera delle relazioni sociali e ricreative che creino situazioni di aggregazioni spontanee o programmate in luoghi pubblici e privati, attualmente veicolo di maggiore rischio di diffusione del virus. Dobbiamo insegnare ai nostri adolescenti che è il comportamento del singolo a influenzare il destino dell’intera collettività. Vanno preservate la scuola e le attività lavorative, ma tutto ciò che è rimandabile in questo momento deve essere sacrificato in nome della salute pubblica”.

“Nel solco delle raccomandazioni dell’ultimo decreto presidenziale - precisa il dottor Alfaro - gli adolescenti dovrebbero imparare a comportarsi spontaneamente come se fossero in lockdown, praticando distanziamento sociale e confinamento. Emblematico il caso del Giappone, dove sono stati registrati solo 90.000 casi e 1.700 decessi da Covid-19 da inizio pandemia, a fronte dei suoi 120 milioni di abitanti. La strategia vincente non è stata eseguire “tamponi di massa” (che sono fatti “ad hoc”: sintomatici e contatti stretti) ma l’adesione convinta della popolazione all’uso di mascherine e al distanziamento sociale, cose che peraltro erano già parte integrante della cultura di quel popolo”.

“La pandemia, come tutte le grandi crisi- conclude Pozzobon - ha messo in luce la vulnerabilità degli individui ponendoli davanti a una sfida adattiva di grande impatto. La risposta è nella capacità di resistere, reinventarsi, ricostruirsi. A far questo, sono gli adolescenti che possono insegnarlo a noi adulti”.

02 novembre 2020
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