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Martedì 07 DICEMBRE 2021
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Infermieri di famiglia e comunità. Altems: “Ne mancano quasi 24 mila in Italia” 


Il dato emerge dall’ultimo report settimanale dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica che oltre alla consueta analisi sull'andamento dell'epidemia ha elaborato un focus ad hoc sulla carenza della nuova figura dell'infermiere di famiglia che con la pandemia ha un effetto ancora più rilevante. 

04 NOV - Mancano in Italia quasi 24 mila nuovi infermieri da dedicare al ruolo di infermiere di famiglia e comunità. Significa che anche se venissero assunti tutti e 15 mila i neolaureati in scienze infermieristiche, ne mancherebbero comunque all’appello 9000 mila, una carenza che con la pandemia ha un impatto ancora più rilevante sulla gestione sanitaria del paese. A ciò si aggiunge il problema del disallineamento tra dotazioni tecnologiche e di posti letto e dotazioni di personale con specifiche professionalità registrato durante la seconda ondata della pandemia, in cui il rapporto tra numero di anestesisti-rianimatori e posti letto di terapia intensiva è sceso da 2,5 a 1,9, con la conseguenza di una riduzione della capacità assistenziale in uno dei punti nevralgici del sistema.
 
È quanto emerso dalla 72ma puntata dell’Instant Report Covid-19 dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di confronto sistematico dell’andamento della diffusione del Sars-COV-2 a livello nazionale.

Che il rischio del Paese stia salendo nelle ultime settimane è anche segnalato da un altro parametro, “l’Indice di stress del SSN elaborato da ALTEMS, che tiene conto dell’incidenza dei casi sulla popolazione, dei tassi di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e dei tassi di occupazione dei posti letto nelle terapie sub-intensive. Ebbene questo indice, che registra un valore medio nazionale pari a 0,28 nella settimana (28 ottobre - 03 novembre), afferma il professor Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica (ALTEMS) - è raddoppiato rispetto a due settimane fa. La Regione/PA con il rischio di soglia in zona gialla più elevato è la PA Bolzano con un indice di stress pari a 1,08, un’incidenza media settimanale pari a 148 nuovi casi ogni 100.000 ab. e 357.101 persone che hanno completato il ciclo vaccinale, continua Cicchetti; segue il Friuli-Venezia Giulia con un indice di stress pari a 0,77, un’incidenza media settimanale pari a 129 nuovi casi ogni 100.000 ab. e 885.000 persone che hanno completato il ciclo vaccinale; al contrario la Regione/PA con il rischio di soglia in zona gialla più basso è la Sardegna con un indice di stress pari a 0,08, un’incidenza media settimanale pari a 15 nuovi casi ogni 100.000 ab. e 1.233.490 persone che hanno completato il ciclo vaccinale”.

 
“In questo rapporto abbiamo stimato il fabbisogno dell’infermiere di comunità, dichiara il professor Cicchetti. Questo fabbisogno viene calcolato sulla base della bozza al 20 ottobre u.s. del documento “Modelli e standard per lo sviluppo dell’Assistenza Territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale”, elaborato dal Ministero della salute e da AGENAS.
 
Se consideriamo le ultime stime – afferma Cicchetti – possiamo ipotizzare che siano necessari quasi 24 mila nuovi infermieri da dedicare al ruolo di infermiere di famiglia e comunità. Il numero è assolutamente rilevante alla luce di almeno due aspetti- continua Cicchetti. In primo luogo, raggiungere questi standard vuol dire incrementare il personale infermieristico in servizio presso le strutture pubbliche in media del 9% rispetto al personale in servizio nel 2019. Non poco, sostiene Cicchetti: se consideriamo i posti messi a bando per l’accesso ai corsi di infermieristica nel 2018, quindi coloro che si sono laureati o sono in procinto di farlo, il sistema ha potenzialmente immesso poco meno di 15.000 laureati. Quindi anche ipotizzando di assumere tutti, mancherebbero circa 9.000 unità”.
 
Quadro epidemiologico
In merito agli aspetti epidemiologici si confermano le differenze importanti in termini di incidenza della diffusione del Covid-19 nelle diverse Regioni che proseguono anche nella Fase 2. I dati (al 01 Novembre) mostrano che la percentuale di casi attualmente positivi (n = 83.722) sulla popolazione nazionale è pari a 0,14% (in aumento rispetto ai dati del 25/10 in cui si registrava lo 0,13%). La percentuale di casi (n= 4.774.783) sulla popolazione italiana è in aumento, passando dal 7,95% al 8,01%.
 
L’incidenza settimanale corrisponde al numero di nuovi casi emersi nell’ambito della popolazione regionale nell’intervallo di tempo considerato. È stata individuata, come riferimento, il valore massimo che questa dimensione epidemiologica ha assunto in Italia: nei 7 giorni tra il 16 ed il 22 novembre 2020 i nuovi casi, a livello nazionale, sono stati 366 ogni 100.000 residenti. La settimana appena trascorsa evidenzia un aumento dell’incidenza settimanale, registrando un valore nazionale pari a 43 ogni 100.000 residenti (in aumento rispetto ai dati del 25/10, pari a 37 ogni 100.000 residenti).
 
Il primato per la prevalenza periodale sulla popolazione si registra in PA Bolzano (14,83%), in Val d’Aosta (9,94%), in Veneto (9,92%) ma è in PA Bolzano (0,25%) e Veneto (0,23%) che oggi abbiamo la maggiore prevalenza puntuale di positivi, con valori in leggero aumento nelle altre regioni, e con un media nazionale pari a 0,14% (stabile rispetto ai dati del 25/10, pari a 0,13%).
 
Dal report #25 è stata analizzata la prevalenza periodale che corrisponde alla proporzione della popolazione regionale che si è trovata ad essere positiva al virus nell’intervallo di tempo considerato (casi già positivi all’inizio del periodo più nuovi casi emersi nel corso del periodo). È stata individuata, come soglia di riferimento, il valore massimo che questa dimensione epidemiologica ha assunto in Italia: la settimana tra il 22 ed il 28 novembre è ad oggi il periodo in cui si è registrata la massima prevalenza periodale in Italia (1.612 casi ogni 100.000 residenti), mentre nell’ultima settimana la prevalenza periodale in Italia è pari a 170 casi ogni 100.000 residenti, in aumento rispetto ai dati del 25/10 (161 casi ogni 100.000 residenti).
 
 
Letalità (rapporto decessi su positivi)
Nell’ultima settimana il dato più elevato si registra in Friuli-Venezia Giulia pari a 3,90 x 1.000 e in Sardegna pari a 3,30 x 1.000, nonostante siano ben lontani dal valore massimo registrato a marzo; la letalità grezza apparente, a livello nazionale, è pari al 2,06 per 1.000 in calo rispetto ai dati del 25/10 (2,26 x 1.000).
 
Mortalità (rapporto decessi su popolazione)
Nell’ultima settimana, la mortalità grezza apparente, a livello nazionale, è pari a 0,35 in leggero calo rispetto ai dati del 25/10 (0,36 x 1.000). Il dato più elevato si registra in PA Bolzano al 0,94 e in Friuli-Venezia Giulia al 0,92.
 
Indice di positività settimanale
L’indice di positività al test misura, su base settimanale, il rapporto tra i nuovi casi positivi ed i nuovi soggetti sottoposti al test. L’indicatore differisce dall’indice di positività calcolato su base giornaliera, che valuta invece, il rapporto tra i nuovi casi positivi ed i nuovi tamponi effettuati, e comprende anche i tamponi effettuati per il monitoraggio del decorso clinico e l’eventuale attestazione della risoluzione dell’infezione. In particolare, l’indice registra un valore massimo del 21,67% in Campania e del 17,97% in Veneto. In Italia l’indice di positività al test è pari al 8,40%: risulta positivo, dunque, circa 1 paziente su 12 nuovi soggetti testati, in aumento rispetto alla settimana precedente.
 
Tamponi molecolari e tamponi antigenici
La Regione associata ad un numero maggiore di tamponi antigenici realizzati risulti essere la P.A di Trento (72,39 per 1.000 abitanti), mentre la Regione associata ad un numero maggiore di tamponi molecolari realizzati risulti essere il Friuli-Venezia Giulia (20,46 per 1.000 abitanti). A livello nazionale, il numero di nuovi tamponi molecolari settimanali è pari a 9,28 per 1.000 abitanti mentre il numero di nuovi tamponi antigenici è pari a 28,82 per 1.000 abitanti.
 
Terapie intensive
 
Nuovi Ingressi Settimanali in Terapia Intensiva
Dal report #33 è stato avviato il monitoraggio dei nuovi Ingressi Settimanali in Terapia Intensiva (x 100.000 ab.). Il valore medio registrato nel contesto italiano è pari a 0,31 x 100.000 ab. in aumento rispetto ai dati del 25/10 (pari a 0,27). Le regioni che hanno evidenziato più ingressi nel setting assistenziale della terapia intensiva durante l’ultima settimana sono il Friuli-Venezia Giulia (1,08x 100.000 ab.), la P.A di Bolzano (0,75 x 100.000 ab.) ed le Marche (0,60 x 100.000 ab.).
 
Tassi di saturazione dei posti letto in Terapia Intensiva e di Area Non Critica
L’indicatore mette in relazione il tasso di saturazione dei posti letto in Terapia Intensiva con il tasso di saturazione dei posti letto in Area Non Critica.
Le soglie del 10% e del 15%, rispettivamente di Terapia Intensiva e per l’Area Non Critica, sono individuate dal DECRETO-LEGGE 23 luglio 2021, n. 105 “Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e per l'esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche” come quelle oltre le quali è previsto il passaggio dalla Zona Bianca a Zona Gialla. Al 2 novembre tutte le regioni registrano tassi di saturazione, sia in riferimento ai posti letto di Terapia Intensiva che di Area Non Critica, al di sotto delle rispettive soglie del 10% e 15%. In particolare, Valle d’Aosta e Basilicata registrano tassi di saturazione di Posti Letto in Terapia Intensiva pari a zero.
 
Indice di stress del sistema sanitario
L’assegnazione dei «colori» alle Regioni è regolata da tre soglie principali: dall’incidenza dei casi sulla popolazione, dai tassi di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e dai tassi di occupazione dei posti letto nelle terapie sub-intensive.
Con l’avanzamento della campagna vaccinale, le soglie di 50/150/250 casi ogni 100.000 abitanti devono essere innalzate poiché, a parità di sistema ospedaliero regionale, il numero di persone che oggi rischiano di contrarre la malattia è inferiore rispetto al periodo nel quale queste soglie sono state stabilite.
L’indicatore di stress elaborato sulla settimana (28 ottobre - 03 novembre) mostra un valore medio nazionale pari a 0,28 (con un’incidenza media settimanale pari a 50 nuovi casi ogni 100.000 ab. e 44.864.559 persone che hanno completato il ciclo vaccinale), con valori differenti tra le Regioni: la regione con il rischio di soglia in zona gialla più elevato è la PA Bolzano con un indice di stress pari a 1,08, un’incidenza media settimanale pari a 148 nuovi casi ogni 100.000 ab. e 357.101 persone che hanno completato il ciclo vaccinale; segue il Friuli-Venezia Giulia con un indice di stress pari a 0,77, un’incidenza media settimanale pari a 129 nuovi casi ogni 100.000 ab. e 885.000 persone che hanno completato il ciclo vaccinale; al contrario la regione con il rischio di soglia in zona gialla più basso è la Sardegna con un indice di stress pari a 0,08, un’incidenza media settimanale pari a 15 nuovi casi ogni 100.000 ab. e 1.233.490 persone che hanno completato il ciclo vaccinale.
 
Indice epidemico composito
Sfruttando le principali basi dati disponibili, abbiamo elaborato un Indice Epidemico Composito che rappresenta sinteticamente cinque dimensioni relative all’epidemia, in particolare: la proporzione dei nuovi casi tra i testati, l’incidenza, lo stress sulle terapie intensive, la mortalità e la proporzione di popolazione non vaccinata; ognuna di queste dimensioni rappresenta un elemento su cui porre particolare attenzione nel monitoraggio dell’epidemia ed è utile poter disporre di un indice che consente di leggerle insieme, il cui valore dovrebbe idealmente tendere al valore 1. Le dimensioni prese in considerazione sono state normalizzate sulla base di standard di riferimento, in modo da poterle combinare. I valori tendenti al rosso nella mappa indicano i contesti su cui porre particolare attenzione.
Alcune Regioni attualmente si trovano in uno scenario su cui porre più attenzione (Friuli-Venezia Giulia, Campania, Veneto, Emilia-Romagna, PA Bolzano e PA Trento e Lazio).
 
Stima del fabbisogno di infermieri di comunità
L’indicatore riporta il fabbisogno di personale infermieristico da impiegare come infermiere di famiglia e comunità. Il calcolo si basa sulle indicazioni fornite dalla bozza al 20 ottobre del documento “Modelli e standard per lo sviluppo dell’Assistenza Territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale”, elaborato dal Ministero della salute e da AGENAS che stima almeno 1 Infermiere di Famiglia e Comunità ogni 2.000 - 3.000 abitanti. Nello specifico, la presente stima considera un valore medio, pari a 1 infermiere di famiglia e comunità ogni 2500 abitanti. In Italia, avremmo necessità di 23.857 infermieri di famiglia e comunità.
Abbiamo stimato l’incremento percentuale di personale infermieristico richiesto per soddisfare il requisito di un infermiere di famiglia e comunità ogni 2500. Il calcolo si basa sul numero di personale in servizio presso le strutture pubbliche (Aziende Sanitarie Locali, Aziende Ospedaliere, Aziende Ospedaliere Integrate con Ssn e Aziende Ospedaliere Integrate con l'università) nel 2019. L’indicatore mostra un valore medio di incremento del 9% con punte in Campania (+13%) e Lazio (+12%). In generale, eccetto per la Lombardia e il Lazio, incrementi maggiori saranno richiesti nelle regioni del Sud Italia (storicamente caratterizzate dal blocco del turnover dei piani di rientro) mentre valori più vicino alla media si apprezzano nelle regioni del centro-nord. Abbiamo, infine, confrontato i posti messi a bando nel 2018 per l’accesso ai corsi di laurea in infermieristica e il fabbisogno richiesto per garantire il requisito di un infermiere di famiglia e comunità ogni 2500. Il calcolo si basa sul numero di posti messi a bando per l’accesso ai corsi universitari* determinato nel DM 537/2018. L’indicatore mostra che, ad eccezione del Lazio, in nessuna Regione il numero di coloro che si sono appena laureati o sono in procinto di farlo, sarà sufficiente a coprire il fabbisogno per infermiere di comunità.
 
 
Andamento vaccinazioni Covid-19 in Italia
Dal report #34 è stato analizzato l’andamento delle vaccinazioni Covid-19 in Italia.
 
Prime dosi/Popolazione residente per fascia di età (x 100 ab.)*
A livello nazionale si registrano le seguenti percentuali per le fasce di età considerate: 12-19 anni (70%), 20-49 anni (81%), 50-69 (85%), 70-79 (90%), over 80 anni (93%). La media nazionale (che considera la fascia di età maggiore di 12 anni) è pari al 83%.
 
Andamento somministrazioni (valore soglia 500.000)
Analizzando l’andamento delle somministrazioni giornaliere (prima e seconda dose) considerando il valore soglia pari a 500.000 somministrazioni giornaliere, dal 31 luglio 2021 le somministrazioni giornaliere risultano essere ancora sotto questa soglia.
 
Percentuale di copertura delle fasce di popolazione (1° dose)
È stato avviato il monitoraggio della percentuale di copertura delle fasce di popolazione stratificate per età riguardo la prima dose vaccinale. Dal grafico si evince come la Puglia, il Lazio e l’Emilia-Romagna abbiano vaccinato la quota maggiore di over 70 nel contesto nazionale. La Sicilia rappresenta la regione con la percentuale minore in termini di copertura vaccinale della popolazione over 70 (83,28%).
 
Terza dose (dose aggiuntiva e dose booster)/platea x 100.000 abitanti
L’indicatore mostra le somministrazioni totali (3°dose/100.000) in rapporto alla popolazione residente di età superiore ai 12 anni nell’ultima settimana. Dal grafico si evince che il Molise è la regione che ha somministrato il maggior numero di 3° dosi (634,51/100.000) mentre la Valle d’Aosta è la regione in cui tale somministrazione riporta il valore più basso (73,22/100.000).
 
Copertura vaccinale reale (ciclo completo, popolazione > 12 anni)
L’indicatore mostra la percentuale su base regionale di individui sopra i 12 anni di età che hanno ultimato il ciclo vaccinale. Dal grafico si evince che la regione caratterizzata dalla copertura più alta è la Lombardia (76,1%) mentre la P.A. di Bolzano si configura come la regione con la percentuale di individui che hanno completato il ciclo vaccinale più bassa (62,1%). In Italia il 72,3% della popolazione risulta totalmente immunizzata.

04 novembre 2021
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