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05 APRILE 2020
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Competenze avanzate. “Nostra delibera nel segno giusto. Ora tutte le Regioni condividono stesse regole e percorsi per attuarle”. Intervista all’assessore alla Sanità del Veneto, Lanzarin

La delibera del Veneto, che per prima ha posto le basi per attuare le disposizioni sui professionistri "esperti" e "specialisti", non è più un caso isolato. Con il documento approvato ieri da tutte Regioni il futuro delle competenze avanzate viene condiviso in tutta Italia. "Più che una vittoria la definirei una condivisione di un modo di procedere, com’è nello spirito della Conferenza delle Regioni", ci ha detto l'assesore alla sanità del Veneto in questa intervista all'indomani dell'approvazione del documento della Conferenza delle Regioni

21 FEB - “Un’opportunità, prima ancora che per le professioni per le persone assistite che potranno beneficiare di prestazioni fatte da professionisti preparati e motivati. Per le professioni sanitarie si prospetta la possibilità di vedere concretizzata la valorizzazione di funzioni, spesso già esercitate ma che ora vengono messe a sistema”, questo lo spirito della contestata (dai medici) e apprezzata (dalle professioni sanitarie, infermieri in primis) delibera regionale 1580 della Regione Veneto come ce l'ha voluto indicare in questa intervista l'assessore alla Sanità regionale Manuela Lanzarin all'indomani dell'approvazione in Conferenza delle Regioni del documento di indirizzo proprio sulla stessa materia che in qualche modo chiude la querelle dando regole uguali in tutta Italia.

Assessore, la delibera del Veneto sulle professioni sanitarie ha spaccato il mondo sanitario: da una parte il plauso delle professioni, infermieri in testa, dall’altra il no secco dei medici. Prima di rispondere alle critiche ci spiega le finalità del provvedimento?
Si certo, le finalità sono fondamentalmente due, la prima è dare seguito a quanto previsto dalla LR 48/2018, il piano socio sanitario regionale per il prossimo triennio. Nella parte relativa al governo e alle politiche del personale, tra gli obiettivi strategici, viene indicato l’incremento delle competenze e lo sviluppo del potenziale del personale; viene anche considerato fondamentale il riconoscimento del contributo di tutte le professioni sanitarie attraverso l’individuazione degli ambiti che richiedono l’espansione e/o l’estensione delle competenze proprie dei profili professionali. La seconda motivazione è quella di rendere applicabile quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto sanità che pone in capo alle Regioni l’attivazione di percorsi formativi complementari necessari, assieme ad attività professionali riconosciute dalle Regioni stesse, allo sviluppo di competenze avanzate, requisito indispensabile per l’attribuzione da parte delle aziende sanitarie di incarichi professionali.


E ora veniamo alle critiche. Si aspettava il muro di scudi alzato dai medici, con la richiesta della Fnomceo di rimodularla per evitare che si creino percorsi formativi “diversi” per le professioni e il sindacato Cimo che ha fatto addirittura ricorso al Tar Veneto? Come risponde a queste critiche?
In realtà no, le relazioni con le rappresentanze professionali mediche sono incentrate su un rapporto di reciproca fiducia e gli ultimi provvedimenti e iniziative in risposta alla carenza di medici dimostrano quanto il governo regionale sia sensibile alle problematiche della professione. Rispetto alla richiesta di rimodulazione non se ne vede la necessità considerato che questa delibera delinea competenze avanzate nel rispetto del campo di responsabilità dei professionisti sanitari individuati con la L. 251 del 2000 e dei profili professionali già oggetto di decreti ministeriali. Sulla possibilità che si creino percorsi formativi diversi, com’è noto la Conferenza dei Presidenti delle Regioni ha licenziato proprio ieri un documento in cui si condividono aspetti applicativi per rendere omogenee le caratteristiche, gli ambiti dei percorsi di formazione complementare regionale e i requisiti minimi dei professionisti da formare. Sul ricorso al Tar della Cimo non ho alcun commento da fare.

Al contrario per gli infermieri la delibera formalizza ciò che nei fatti già accade, “rendendo possibile un riconoscimento non solo casuale, ma formale (ed eventualmente anche economico) per lo sviluppo e il rafforzamento delle competenze delle professioni sanitarie”. E’ d’accordo?
Completamente d’accordo, tanto è che i primi progetti di corsi complementari regionali non fanno altro che sistematizzare la formazione per l’acquisizione di competenze che in gran parte sono già agite dagli infermieri nei contesti delle nostre strutture sanitarie.

Pensa ci possano essere a seguire anche i riconoscimenti economici di cui parla la Federazione degli infermieri? 
Il Contratto lo prevede, sta alle aziende sanitarie prevedere nella mappatura degli incarichi di funzione anche quelli professionali e nell’ambito delle relazioni sindacali definirne la valorizzazione e conseguentemente attivarne l’attribuzione.

In conclusione, una volta a regime cosa cambierà per le professioni sanitarie del Veneto?
Credo che questa sia un’opportunità, prima ancora che per le professioni, per le persone assistite che potranno beneficiare di prestazioni fatte da professionisti preparati e motivati. Per le professioni sanitarie si prospetta la possibilità di vedere concretizzata la valorizzazione di funzioni, spesso già esercitate ma che ora vengono messe a sistema.

E infine, con il documento delle Regioni sulle competenze avanzate e per l'applicazione del contratto nazionale sugli incarichi di esperto e specialista, la vostra delibera viene di fatto assorbita. E' così? La considera una vittoria della vostra linea? 
Più che una vittoria la definirei una condivisione di un modo di procedere, com’è nello spirito della Conferenza delle Regioni.
 
Endrius Salvalaggio

21 febbraio 2020
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