Tamponi da mmg e pediatri? Sì, ma solo se in sicurezza

Tamponi da mmg e pediatri? Sì, ma solo se in sicurezza

Tamponi da mmg e pediatri? Sì, ma solo se in sicurezza

Gentile Direttore,
è stato recentemente siglato l'accordo integrativo regionale (AIR) del Lazio che di fatto rende operativa l'esecuzione dei tamponi da parte de MMG/PLS. Sulla base di quanto indicato nell’accordo nazionale, MMG e PLS dovranno eseguire i tamponi presso il proprio studio oppure presso altre strutture indicate e messe eventualmente a disposizione dalle Aziende, qualora lo studio del medico non risultasse idoneo allo scopo.
 
L’accordo identifica anche su quali dei propri assistiti il MMG può o deve effettuare i tamponi antigenici:questi sono rappresentati in particolare dai contatti stretti asintomatici, da pazienti per i quali lo stesso MMG sospetta un contagio, oltre che dai contatti stretti asintomatici allo scadere dei 10 giorni di isolamento. Secondo quanto affermato l’obbligo cadrebbe nel caso non fosse possibile operare in piena sicurezza.
 
Come si legge infatti in un comunicato stampa FIMMG, in base all’accordo “i medici di medicina generale saranno dotati di tutti i dispositivi di protezione individuale necessari e saranno tenuti ad effettuare i tamponi antigenici solo a fronte di queste forniture”.
 
Già a marzo 2020 la FIMMG ha creato un documento dedicato proprio alla gestione dello studio dei MMG, seguita poi da un protocollo per gli ambulatori medici relativa all’emergenza COVID. Tale documento tuttavia non è mai stato pubblicato in riviste ad alto impact factor considerando anche che, in base ai principi su cui si basa la metodologia del risk management, le procedure dovrebbero prevedere sopralluoghi, check list e verifiche ed essere validate e certificate da appositi indicatori di processo e di esito.
 
Queste le indicazioni principali, descritte in dettaglio nei documenti sopra citati e riportate anche nel recente AIR :
– nessun accesso libero all’ambulatorio, ma solo su appuntamento;
– triage telefonico per tutti i pazienti (anche tramite un collaboratore di studio)
– accesso all’ambulatorio per una sola persona alla volta (tranne nei casi di pazienti non autosufficienti);
– presenza in sala d’attesa di un solo paziente se possibile e comunque sempre con la distanza minima di 1 metro;
– utilizzo da parte del medico di tutti i dispositivi di protezione individuale raccomandati;
– mezzi per la disinfezione delle mani a disposizione dei pazienti;
– esecuzione frequente di tutte le procedure di aereazione, disinfezione e igienizzazione dei locali e delle attrezzature;
– creazione, ove possibile, di percorsi “sporchi” e “puliti” ben distinti.
 
Seppur con alcune differenze e specificità, queste indicazioni e raccomandazioni sulla prevenzione delle infezioni e l’organizzazione degli studi medici sono presenti anche nei documenti di alcune organizzazioni e società internazionali (report ECDC). Tutto ciò però potrebbe non essere sufficiente se, oltre al paziente che si rivolge al medico per questioni non legate alla pandemia, gli ambulatori si trovassero a gestire decine di pazienti potenzialmente infetti.
 
La letteratura internazionale ha prodotto a proposito diverse raccomandazioni. L’American Academy of Family Physicians (AAFP), per esempio, ha preparato una checklist per gli ambulatori medici con molte raccomandazioni spesso inapplicabili negli studi italiani. Tra queste, per esempio, il fatto che si dà per scontata la presenza di personale di accoglienza e infermieristico addestrato e dotato di presidi di protezione (una situazione rarissima in Italia), nonché la possibilità di gestire flussi differenziati in entrata e uscita, e flussi differenziati per pazienti potenzialmente a rischio e non.. L’American Medical Association (AMA) raccomanda vivamente di non far entrare in ambulatorio pazienti potenzialmente infetti ma di effettuare il triage telefonico inviandoli ai punti di screening stabiliti dalle autorità (quindi luoghi predisposti appositamente per l’esecuzione di tamponi, rapidi o molecolari che siano). Infine, tutti i documenti pongono l’accento sull’importante questione dello stoccaggio e smaltimento dei rifiuti potenzialmente infetti, un punto che nel recente AIR viene genericamente indicato e che in molte Regioni non è ancora stato risolto, confermando di fatto che le procedure in essere sono ancora totalmente disomogenee nelle varie realtà locali e nazionali
Non mancano infine i documenti dedicati alle buone pratiche di disinfezione e pulizia degli studi (indicazioni dell’OMS, report dell’ECDC e dei Centers for Disease Prevention and Control (CDC) statunitensi e, a livello nazionale, i vari disciplinari tecnici dell’ISS) nei quali è richiesta la disinfezione specifica di tutte le superfici, un compito non certo facile da eseguire in uno studio che non possiede adeguate superfici lavabili e non è stato appositamente arredato e svuotato di ogni oggetto inutile o decorativo.
 
In Italia, tra l’altro, viste le disposizioni dell’ACN e dei vari AIR, l’obbligo di pulizia e disinfezione potrebbe estendersi alle parti comuni dei palazzi in cui gli studi medici sono ubicati, dato che solo raramente gli studi di medicina generale sono in strutture sanitarie o sedi di ASL/ATS.
Non meno importante per la sicurezza è il tema dell’organizzazione, così come tra l altro evidenziato dai recenti disciplinari del ISS, al quale i documenti rimandano l’autonomia ai singoli studi rendendo di fatto disomogenea l’operatività nelle varie realtà locali senza alcuno standard o verifica univoca misurabile e certificabile.
 
Per poter svolgere al meglio e in sicurezza le proprie attività, inclusa quella di effettuare test antigenici, è necessario riorganizzare gli spazi pensando magari a soluzioni di collaborazione, ma anche e soprattutto le modalità di lavoro, liberando soprattutto il medico da una serie di compiti burocratici che possono essere svolti anche da personale sanitario non medico guadagnando tempo da dedicare ad altre attività più inerenti al suo compito professionale.
 
Peccato però che la maggior parte degli studi medici, strutture libero professionali convenzionate con il SSN, non sia adeguatamente strutturata e soprattutto organizzata in tal modo, non essendo tra l'altro, gli studi medici, ne accreditati con il SSN, ne equiparati e autorizzati come ambulatori, come peraltro previsto per legge per gli ambulatori e le strutture sanitarie che operano anche per conto del SSN.
 
Si auspica pertanto, per la realizzazione di tali procedure, che tutti i medici possano realmente disporre dei dispositivi di protezione individuale e di organizzazione di cui hanno bisogno e degli strumenti per garantire la propria sicurezza personale, ma anche quella dei propri collaboratori e dei pazienti per un reale servizio alla prevenzione, alla sicurezza delle cure e alla salute personale e pubblica.
Dott.ssa Annarita Soldo
Specialista in medicina Interna – Medico di Medicina Generale
Certificazione CEPAS in Gestione del Rischio Sanitario
Referente Regionale del Lazio CoSiPS – Area MMG

Annarita Soldo

17 Novembre 2020

© Riproduzione riservata

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