Cardiologia. Si muore di meno e ci si ammala più tardi. Il cuore degli italiani è sempre più forte
Di questo passo, avvertono gli esperti, potremo gradualmente raggiungere il limite biologico oggi ipotizzato di 120 anni, potendo scommettere su circa 40 anni di vita aggiuntiva oltre gli 80: probabilmente saranno sufficienti 10 o 20 anni per raggiungere questo obiettivo Lavorare su questo arco temporale significa incrociare i problemi delle malattie di cuore con quelli dell’età che avanza, impegnandoci in nuovi modelli di assistenza e nello sviluppo della medicina della complessità e di nuove competenze specialistiche.
“In cinquant’anni – ha spiegato il presidente SICGe, Niccolò Marchionni – l’attesa di vita è cresciuta di 14 anni. I motivi sono presto detti: una maggiore prevenzione delle malattie cardiovascolari (solo questa incide per il 52% nella riduzione della mortalità), con maggior cura di ipertensione e ipercolesterolemia, successo delle campagne anti-fumo, e migliori cure e procedure della cardiochirurgia che hanno consentito di programmare interventi fino a qualche anno impensabili anche nei 70enni, oggi eseguiti con successo anche nei 90enni. Non possiamo dimenticare – ha aggiunto Marchionni – che quelle cardiovascolari sono epidemiologicamente le patologie più rilevanti, quelle per cui si ricorre maggiormente all’ospedale e si muore di più, con un forte impegno economico per il sistema sanitario. Ecco perché abbiamo deciso di occuparci di questa popolazione sempre più numerosa con una società scientifica ad hoc”.
“Sempre più spesso – ha precisato Alessandro Boccanelli, vicepresidente SICGe – ci troviamo a confrontarci con i problemi delle malattie di cuore associati con quelli tipici dell’età avanzata. Questo perché, in senso positivo, abbiamo creato dei ‘mostri tecnologici’. Dal punto di vista farmacologico, delle procedure, della prevenzione, abbiamo cioè portato le persone a vivere fino a 90 anni senza problemi. Giusto per fare un esempio, per risolvere una stenosi aortica, che prima veniva trattata dal cardiochirurgo al massimo fino all’età di 70 anni, oggi si possono impiantare fino a cent’anni valvole percutanee senza intervento chirurgico, con ottima efficacia ed aumento dell’attesa di vita di molti anni ancora”.
Ora dunque, ha spiegato l’esperto, “iniziamo a confrontarci con le avanguardie dei centenari sempre più numerosi e in forma. A fronte di questo, però, non abbiamo riempito il vuoto che c’è tra la nuova aspettativa di vita e i vecchi problemi dell’anziano. Che resta tale per altre problematiche,di tipo,motorio,, cognitivo, per patologie di altri organi e per problemi socio-sanitari e organizzativi tipici dell’età avanzata. Questa è la sfida del futuro”.
“Quello che è ha fatto la differenza – ha concluso Marchionni – non è solo un generico miglioramento dello stile di vita, ma è la miglior cura dell’ipertensione arteriosa, una malattia ‘nazionalpopolare’ che colpisce il 30 per cento dell’umanità (e oltre il 60% degli ultra70enni), della dislipidemia e del diabete, che sono le malattie più diffuse Il fatto di aver regalato alle persone una attesa di vita più lunga, le ha anche messe nelle condizioni di conservarsi meglio, anche attraverso attività fisica regolare e corretto regime alimentare, per accresciuta sensibilità generale a questi temi. I nonni oggi non sono più solo nonni, ma uomini e donne che organizzano la propria attività. Il passaggio al ‘se devo vivere di più tanto vale cercare di vivere meglio’ è stato quasi automatico. Con il risultato che la fitness dei 70enni di oggi è quella dei 50enni di ieri”.
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29 Giugno 2012
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