Spending review. Parla Balduzzi: “Nessun taglio ai servizi per i cittadini”

Spending review. Parla Balduzzi: “Nessun taglio ai servizi per i cittadini”

Spending review. Parla Balduzzi: “Nessun taglio ai servizi per i cittadini”
La manovra è in Gazzetta ed è il ministro della Salute a spiegarla nel dettaglio in questa intervista alla Stampa, che pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano torinese. 

La lunga notte della spending review si fa ancora sentire ma il Ministro della Salute, Renato Balduzzi ha voglia di parlare e spiegare che si, il taglio di 4,5 miliardi (ndr. in realtà  il decreto pubblicato ogg in Gazzetta specifica che il taglio complessivo è di 4,7 mld) lo preoccupa ma che si è riusciti a farlo senza tagliare i servizi ai cittadini. Che le regioni potranno ricontrattare tutte le misure purché i saldi restino invariati. Che la riforma dei ticket fatta introducendo le nuove franchigie si deve fare per garantire maggiore equità. Mettendo in chiaro che i due miliardi messi in cascina da Tremonti per il 2014 però dovranno arrivare. E sugli ospedali assicura: abbiamo evitato pericolosi tagli con l’accetta ma gli ospedaletti inefficienti e i reparti sottoutilizzati dovranno essere chiusi. E se non lo faranno le Regioni scatteranno i poteri sostitutivi.

Ministro Balduzzi, è stata un battaglia difficile?
Ho letto di scontri, duelli a l’arma bianca. Capisco che a voi giornalisti questo serve a far notizia ma in realtà c’è stato solo un confronto serio, che alla fine ha visto prevalere la ragionevolezza.

Però la sanità lascia sul terreno 5 miliardi che si sommano agli otto della manovra Tremonti dello scorso anno. Non è che a furia di grattare buchiamo il fondo del barile?
Prima di tutto chiariamo che il taglio è di 4,5 miliardi e non 5: 900 milioni il primo anno e poi 1,8 i successivi. Ma è chiaro che la sommatoria con le manovre precedenti ha creato una ragionevole preoccupazione, soprattutto tra le regioni.

E’ anche sua?
Come Ministro della Salute a contatto quotidiano con le realtà sanitarie regionali non posso che farmene carico. La sanità è stata chiamata a contribuire per il 20% dell’intera operazione di revisione della spesa e abbiamo cercato di farlo senza intaccare direttamente i servizi offerti ai cittadini ma agendo con misure per spendere meglio. Certo, questo richiede alle diverse realtà regionali di cogliere una sfida comunque difficile. Ma sono convinto che il nostro sistema sanitario saprà vincerla.

Le regioni però sono sul piede di guerra…
A loro dico che la spending è solo il tassello di un percorso più complesso, che deve svilupparsi all’interno del nuovo Patto per la salute. Convocherò le regioni a giorni e spiegherò che nel decreto c’è una clausola che consente di modificare le misure previste per il 2013-2014. Ma a saldi invariati perché non possiamo promettere di investire risorse che non ci sono.

Presenterà anche la proposta del pagamento a franchigia che dovrebbe sostituire gli attuali ticket?
Da parte di diverse regioni ho già riscontrato l’interesse ad approfondire quella che resta una proposta. Ma abbiamo il dovere di farlo perché altrimenti dal 1° gennaio 2014 avremmo un aumento indiscriminato dei ticket per oltre 2 miliardi di euro, previsto dalla manovra del precedente governo. E questi si che manderebbero in tilt il sistema.

Ma dalle tasche dei cittadini sempre 2 miliardi in più dovranno arrivare…
Il gettito deve essere quello. Non possiamo far finta di non avere vincoli finanziari. Ma un conto è varare un aumento indiscriminato di ticket che colpirebbero solo metà della popolazione non esente. Un altro è far pagare tutti ma meno e in rapporto alle condizioni di reddito e al nucleo familiare. E’ una questione di equità.

Torniamo alla spending. Sulla chiusura dei piccoli ospedali ha vinto lei no?
Non ho vinto, ho solo fatto capire che non è il modo migliore di razionalizzare la rete ospedaliera chiudere gli ospedali da Roma con un taglio lineare sotto i 120 posti letto.

Eppure sotto quella linea di demarcazione si dice che gli ospedali siano pericolosi oltre che costosi. Non è così?
No perché ci sono anche piccoli ospedali mono-specialistici che svolgono una funzione importate. Altri garantiscono il servizio in zone disagiate di montagna. Ci sono centri di medicina interna, per le cure oncologiche o l’assistenza geriatrica che hanno ragione di esistere se operano in rete con il territorio. I tagli con l’accetta non servono.

Allora tutto resterà come prima?
“No perché nel decreto c’è una clausola di salvaguardia dove si dice che le regioni devono avviare una verifica sugli standard di qualità ed efficienza e poi chiudere chi non vi rientra.

E se non lo faranno?
Scatteranno i poteri sostitutivi.

C’è anche il problema dei grandi ospedali con reparti sottoutilizzati tenuti in piedi solo per garantire il posto al primario mentre altrove le liste d’attesa esplodono…
E’ vero e il decreto interviene anche li riducendo i posti letto al tasso di 3,7 ogni mille abitanti e non sarà un taglio lineare perché c’è una clausola che prevede proprio la chiusura delle unità operative complesse sottoutilizzate.

Sull’industria farmaceutica siete andati giù pesanti. Non c’è il rischio di disinvestimenti e di ritardato ingresso dei farmaci innovativi?
Alla fine si è inciso meno di quanto previsto. E poi nel decreto sanitario che sto mettendo a punto si daranno maggiori certezze sui tempi di autorizzazione alla commercializzazione dei nuovi medicinali e sulla tutela brevettuale. Tutte cose che compensano il sacrificio richiesto oggi.

Paolo Russo, da La Stampa del 7 luglio 2012

Paolo Russo

07 Luglio 2012

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