Anteprima. Tbc e operatori sanitari. Dopo il caso “Gemelli” ecco le raccomandazioni del ministero

Anteprima. Tbc e operatori sanitari. Dopo il caso “Gemelli” ecco le raccomandazioni del ministero

Anteprima. Tbc e operatori sanitari. Dopo il caso “Gemelli” ecco le raccomandazioni del ministero
Il testo inviato alla conferenza Stato Regioni che dovrebbe esaminarlo a settembre. Le indicazioni sono rivolte agli operatori sanitari e ai soggetti esposti al rischio di contrarre un’infezione. Nel 2011 il caso clamoroso al Gemelli di Roma, quando decine di neonati risultarono infettati dopo il parto in ospedale. Il testo dello schema di accordo.

La Tbc causa, nel mondo, due milioni di morti e più di nove milioni di nuovi casi ogni anno, oltre 400mila quelli multiresistente. Nonostante il nostro paese sia considerato dall’Oms a “bassa incidenza” (10 casi di malattia/100mila abitanti), negli ultimi anni si è osservato un trend in aumento soprattutto tra la popolazione giovane /15-24 anni: 8,7 casi per 100mila giovani nel 2009.

Colpite in particolare le grandi città, dove l’incidenza – anche se pecca di sovrastima – è fino a 4 volte maggiore rispetto alla media nazionale. A farne le spese sono soprattutto gli operatori sanitari che da vittime degli agenti patogeni possono però anche trasformarsi in carnefici quando, contratta la malattia fuori dall’ambiente di lavoro, la trasmettono a colleghi e ai pazienti fragili. Emblematico il caso del Policlinico Gemelli di Roma dove lo scorso anno sono stati infettati numerosi neonati.
 
Da qui l’esigenza di fornire raccomandazioni, rivolte agli operatori sanitari e a tutti i soggetti esposti al rischio di contrarre un’infezione, per creare linee di lotta comuni sull’intero territorio nazionale (anche perchè l'individuazione dei soggetti obbligati alla vaccinazione è ancora in attesa di una disciplina specifica). Indicazioni, contenute nel documento stilato dal ministero della Salute, che siamo in grado di anticipare e che saranno sottoposte ai tecnici della Conferenza Stato Regioni subito dopo la pausa estiva.
 
Sono tre i pilastri su cui si basa il documento della Salute: valutazione del rischio, sorveglianza sanitaria e misure da adottare per la profilassi.
 
Per quanto riguarda la valutazione del rischio, che deve essere effettuata dal datore del lavoro in collaborazione con il medico competente, va ripetuta ogni tre anni, con rivalutazioni tutte le volte che un lavoratore è stato colpito.
La sorveglianza sanitaria – stabilita di norma una volta l’anno, ma può assumere anche cadenze diverse a seconda di eventuali rischi emersi – ha tre passaggi fondamentali: la visita preventiva, i controlli periodici, l’esposizione professionale dopo incidenti infortuni. Due gli obiettivi: la pronta identificazione dei casi di Tbc attiva (diagnosi tempestiva della malattia) e l’esecuzione periodica di screening tubercolinici per identificare precocemente i soggetti infetti.
 
Pertanto il ministero suggerisce, tra le varie azioni da intraprendere, che la valutazione di sintomi compatibili con la Tbc dovrebbe essere inclusa nella valutazione annuale degli operatori sanitari in contatto con pazienti affetti da Tbc o che abbiano lavorato in setting ad alto rischio per almeno quattro settimane. E che anche i nuovi assunti (così come il personale trasferito da un reparto a un altro) esposti a rischio, non debbano iniziare lavorare finché non si siano sottoposti a misure strettissime indicate nel documento.
 
Le misure di profilassi da adottare, sono quindi: screening al personale sanitario ed anche agli studenti prima dell’immatricolazione ai corsi di diploma, laurea o di specializzazione che prevedono un’attività strettamente sanitaria: vaccinazione e chemioprofilassi, quest’ultima con l’obiettivo di ridurre nel tempo il serbatoio naturale della malattia.

11 Luglio 2012

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