I veri responsabili del sabato romano “no vax”

I veri responsabili del sabato romano “no vax”

I veri responsabili del sabato romano “no vax”

Gentile Direttore,
non penso che tutti quelli che sabato scorso hanno scatenato i disordini di Roma, assaltando la Cgil e poi il pronto soccorso del Policlinico Umberto I siano tutti fascisti. Tra loro c’era anche il solito battaglione di chi vuole menare le mani e spaccare cose, preferibilmente contro le forze dell’Ordine: lo fanno allo stadio, la sera davanti ai bar, per loro i cortei sono come la prima alla Scala.
 
Ma soprattutto tra quei deliquenti, perché chi rovescia motorini, spacca vetrine, costringe gente a rinchiudersi per ore nei negozi, assalta le macchine, devasta una sede sindacale o un ospedale è un delinquente, tra loro c’erano tante persone che si sono convinte soprattutto sui social che esiste un grande complotto mondiale contro di loro, che vogliono cambiargli il dna coi vaccini, che stanno lavorando al “grande reset” per sostituirli con chissà chi.
 
E tra di loro c’era gente che ha interpretato a modo suo le elucubrazione di qualche filosofo, a cui sono stati forniti palcoscenici sui giornali e televisioni, per arrivare alla conclusione che “la libertà” passa per il diritto di fare come gli pare, che non esistono obblighi, che la responsabilità è solo verso se stessi e al massimo la propria famiglia, considerata come proprietà privata tanto che qualche figlio deve rivolgersi alla magistratura per superare l’opposizione dei generatori alla vaccinazione.
 
Questa gente è manipolata ed avvelenata dai social, vive dentro una cupola di complottismo e vittimismo, e quando si arriva alla scadenza come nel caso del 15 ottobre, con l’obbligo di green pass per entrare sul posto di lavoro perde la testa, si sente chiamata alle armi per sopravvivere.
 
Così gliela hanno messa, come una situazione di vita o di morte: il vaccino, il certificato verde sono la morte fisica o civile, gli hanno spiegato.
Ma dare tutta la colpa al web ed ai social sarebbe riduttivo ed ingiusto.
 
Se abbiamo ancora 8 milioni di persone che rifiutano il vaccino a distanza di 10 mesi da vaccinazioni di massa, in cui hanno potuto verificare che non c’è stata nessuna strage, nessuna mutazione genetica, anzi gli ospedali si sono svuotati e muoiono “solo” una quarantina di persone al giorno proprio grazie alla immunizzazione vaccinale, non è solo colpa di internet.
 
Quanto hanno contribuito a tutto questo trasmissioni televisive e giornali, i cosiddetti media mainstream, che dispensano bufale o danno visibilità a attori e ballerine o all “esperto” di turno che sparano scemenze senza basi scientifiche? Con l’ipocrita giustificazione della “par condicio” che invece guarda allo share della gazzarra o agli introiti del clickbait, la libertà di espressione confusa con opinioni senza senso e senza fondamento, che parlano alle paure basate sull’ignoranza invece che alla conoscenza basata sull’evidenza scientifica.
 
Quanto ha pesato l’esempio dato da quei medici e sanitari che rifiutano il vaccino, dimostrando di non aver capito quello che avrebbero dovuto studiare all’università: il ruolo fondamentale di questi farmaci, più di ogni altro, nel cambiare la storia sanitaria dell’umanità, ma anche le regole base della biologia, come funziona un vaccino, come risponde il sistema immunitario agli antigeni.
 
Quanto hanno influito poi quei partiti che lisciano il pelo ai novax, chiedendo tamponi gratis o l’estensione di validità di test di per sè inaffidabili come gli antigenici a 72 ore?
 
Su questo dobbiamo interrogarci: perché i pozzi avvelenati non uccidono solo chi ha sete.
 
Gerardo D’Amico
Giornalista, coordinatore Task Force Rai contro Fake News

Gerardo D'Amico

11 Ottobre 2021

© Riproduzione riservata

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