Covid. Anestesisti del Veneto: “In due anni un progressivo impoverimento degli organici”

Covid. Anestesisti del Veneto: “In due anni un progressivo impoverimento degli organici”

Covid. Anestesisti del Veneto: “In due anni un progressivo impoverimento degli organici”
Per gli anestesisti e rianimatori del  Veneto le condizioni di lavoro sono ormai senza pari, tra turni di lavoro interminabili nelle terapie intensive nei periodi di alto contagio del virus, e le attività delle sale operatorie in estate per recuperare gli interventi chirurgici. E la carenza di medici potrebbe aggravarsi perché, avvisa l’Aaroi Emac, il rischio di questo situazione è una fuga dei giovani dall’anestesia e dalle altre discipline di area critica.

Persiste la carenza di personale degli anestesisti – rianimatori in Veneto, che mai come in questo periodo di emergenza sono chiamati a svolgere un carico di lavoro. La giunta Zaia le ha provate tutte per dare una risposta alla sanità pubblica, fra bandi di concorsi e autorizzazioni alle aziende sanitarie, di assumere medici in quiescenza, attraverso incarichi di lavoro autonomo, ma di fatto, a distanza di tempo, la carenza di queste figure di medici “salvavita”,  persiste.  “I provvedimenti finora fatti, come la delibera che autorizzava l’assunzione di liberi professionisti pensionati, non è stata una risposta adeguata ad un disagio, ma un tentativo di fronteggiare una lunga assenza di programmazione formativa e di assunzioni che nel tempo ha creato un “buco” spaventoso negli organici, sia a livello locale che nazionale. I successivi concorsi fatti, sono stati tardivi, poiché il processo di depauperamento, da anni  denunciato, era arrivato ad un punto ormai non più sostenibile”. A spiegarlo è Massimiliano Dalsasso, presidente Aaroi Emac Veneto.

Ed ora, nel pieno dell’emergenza sanitaria, che sembra non finire mai, i  medici impiegati nell’area critica sono chiamati a turni inesauribili nelle terapie intensive oltre ai turni di guardia per le rianimazioni che per le terapie intensive. “L’emergenza sanitaria – afferma Dalsasso – che si è evoluta tra periodi con contagi molto alti seguiti, nel periodo estivo, da contagi decisamente più modesti, non ha cambiato la mole di lavoro per noi, dacché quando si svuotavano le terapie intensive, si riempivano le sale operatorie,  a causa delle operazioni chirurgiche sospese”.

A contribuire all’elevato lavoro che questa categoria è chiamata a svolgere, secondo Aaroi-Emac Veneto, c’è che se all’interno degli ospedali alcune strutture possono essere convertite e riconvertite con relativa rapidità così come assieme a certe figure ospedaliere, che possono essere spostate, “altrettanto non può farsi per chi lavora in area critica. In questi anni, oltre ogni limite – considera il presidente Aaroi Emac Veneto –  abbiamo in questi due anni vissuto in ospedale assistendo ad un progressivo impoverimento degli organici, con particolari condizioni di superlavoro e stress che gravano sulla disciplina di anestesia e rianimazione. Questo mix ha spinto un elevato numero di medici ad andare in pensione appena possibile mentre altri a dare le dimissioni per svolgere lo stesso lavoro da libero professionista”.

Aaroi Emac Veneto contesta alla Regione Veneto la mancanza di tavoli tecnici, che non sono altro che tavoli di discussione e di scambio di informazioni, che puntualmente chi governa nega al sindacato Aaroi-Emac Veneto. “I tavoli tecnici  sono un mezzo di concertazione e di contatto, ma soprattutto un modo per definire standard assistenziali (rapporto numerico medico/paziente), mentre non sappiamo ancora  il numero dei professionisti fra assunti e cessati nella nostra regione.
 
A contrasto della carenza del medico anestesista – rianimatore, secondo il presidente Massimiliano Dalsasso, risulta necessario, mettere in atto una serie di misure: “Conservare la possibilità di assumere i medici specializzandi di Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva, Dolore (ARTID ) al 4° e 5° anno come da decreto legge Cura-Italia del 9 marzo 2020; mantenere elevati i numeri degli ingressi nelle scuole di specialità; aumentare i fondi per la retribuzione dei medici specialisti e adeguare il sistema di promozione professionale e formativo”.

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

17 Dicembre 2021

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