Pronta disponibilità: oltre ai contratti cambiamo le reti ospedaliere e il rapporto pubblico/privato

Pronta disponibilità: oltre ai contratti cambiamo le reti ospedaliere e il rapporto pubblico/privato

Pronta disponibilità: oltre ai contratti cambiamo le reti ospedaliere e il rapporto pubblico/privato

Gentile Direttore,
ieri su QS è stata pubblicata una lettera di Anaao Giovani che solleva un problema importante: la necessità urgente di una diversa regolamentazione in sede di contratto del servizio di pronta disponibilità. La lettera si conclude con la proposta della revisione dell’attuale istituto della pronta disponibilità e della previsione di un “peso economico adeguato per tutte le attività svolte in orario antisociale, notturno e festivo, maggiore e crescente con il crescere del numero di ore richieste”. Prima ancora nella lettera si auspica la soppressione dell’istituto della pronta disponibilità.
 
Ha perfettamente ragione l’Anaao Giovani nel sollevare tale questione, che è uno dei tanti pesi, in questo caso oltretutto particolarmente mal retribuito, che gravano sul personale medico (e ricordiamoci anche infermieristico e delle altre professioni) degli ospedali pubblici. La lettera è chiara nella descrizione di cause ed effetti dell’uso ed abuso di tale istituto che va comunemente sotto il nome di “reperibilità”.
 
Quello che la lettera sfiora, e invece a mio parere è un aspetto centrale della questione, è il rapporto tra pronta disponibilità e regolamentazione/programmazione delle reti ospedaliere regionali. L’abuso dell’istituto della pronta disponibilità è infatti una spia delle carenze di dotazione organica degli ospedali, ma anche una spia di due fenomeni a mio parere “patologici” di molte Regioni: la frammentazione delle reti ospedaliere pubbliche e lo squilibrio tra strutture pubbliche e private nella gestione del peso del sistema dell’emergenza e dei casi complessi.
 
Per quanto riguarda la frammentazione delle reti ospedaliere pubbliche faccio per mia comodità riferimento a quella della Regione Marche che conosco bene. A fronte delle dieci strutture ospedaliere sede di DEA di primo e secondo livello compatibili con i riferimenti del DM 70/2015 (che prevedono che le discipline tipiche di questi ospedali abbiano un bacino di utenza tra 150.000 e 300.000 abitanti) le Marche ne hanno di fatto 13 e 13 la politica vuole continuare ad averne. A questi ospedali se ne aggiungono altri quattro con funzioni di Pronto Soccorso. Una rete con queste caratteristiche moltiplica in questa fase di estrema carenza di personale l’esigenza di ricorrere all’istituto della pronta disponibilità, oltre che richiedere per alcuni servizi di guardia il ricorso a delle cooperative. Ma anche in altre Regioni la scelta prevalente è quella di tenere il numero di strutture con DEA di primo e secondo livello al massimo numero possibile. E’ questo il caso della Regione Abruzzo di recente descritto qui su QScon 8 ospedali con Dea di primo o secondo livello (uno ogni 150.000 abitanti in pratica), ma con le attività di  DEA di secondo livello distribuite tra più ospedali (quattro) con tutte le ricadute in termini organizzativi che ne conseguono.
 
Questo fenomeno della frammentazione della rete ospedaliera va letto assieme all’altro fenomeno e cioè il diverso ruolo che svolgono le strutture ospedaliere pubbliche rispetto a quelle private. Nelle prime si concentrano gran parte delle attività in emergenza e di area critica, come sottolineato già a suo tempo qui su QS proprio dall’Anaao.Questo fenomeno va letto assieme al precedente, la frammentazione delle reti ospedaliere pubbliche, assieme al quale determina altri due fenomeni. Il primo è la difficoltà delle strutture pubbliche impegnate nella emergenza e nella gestione dei casi più complessi a svolgere attività programmate che il privato riesce invece a svolgere con molta più “tranquillità”.  Questo si traduce in lunghe liste di attesa e in frustrazione per il professionista. Frustrazione che ci porta al fenomeno della fuga dei professionisti pubblici verso il privato, pure questo a suo tempo segnalato dall’ANAAO, privato dove la vocazione specialistica trova un maggiore spazio  e una migliore retribuzione.
 
Queste criticità si sono ovviamente accentuate a causa della epidemia che ha inevitabilmente gravato molto più sulla produzione delle strutture pubbliche, come sarà facile ricostruire in base ai dati appena usciti del Programma Nazionale Esiti 2021.
 
Se dunque si tira il filo del problema della pronta disponibilità i nodi che vengono fuori e che vanno sciolti sono diversi e tutti collegati tra loro: eccessiva frammentazione delle reti ospedaliere regionali pubbliche per mancata applicazione del DM 70, squilibrio nel rapporto pubblico/privato, liste di attesa nel pubblico e fuga dei professionisti nel privato. Bene, anzi benissimo, fa l’Anaao a sollevare dunque il problema della “reperibilità” e ancora meglio farà se lo userà per tirare fuori tutti i nodi del gomitolo che è ormai tempo di sciogliere. Al riguardo, suggerisco di cogliere la opportunità del “nuovo” DM 70per chiedere con forza di rendere più razionali le reti ospedaliere pubbliche  e di riequilibrare il rapporto con quelle private.
 
Claudio Maria Maffei
 
 
 

23 Dicembre 2021

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