Oms: 4 idee per la prevenzione dell’epatite tra i tossicodipendenti
Molti paesi hanno già stabilito programmi per ridurre le infezioni di Hiv ed epatitetra le persone che fanno uso di droghe: “La maggior parte degli interventi volti a prevenire la trasmissione del virus dell’immunodeficienza umana prevengono anche il contagio da epatite B e C”, ha spiegato Gottfried Hirnschall, direttore del dipartimento dell’Oms per l’Hiv/Aids. “Per questo avrebbe senso ridurre il rischio per tutti questi tipi di infezione, collegando la prevenzione per l’epatite a quella per l’Hiv”.
Il punto, spiegano gli esperti, è proprio quello di assumere il problema a livello nazionale: “Le nazioni che hanno adottato un approccio di salute pubblica alla prevenzione delle persone tossicodipendenti sono state quelle che hanno avuto maggior successo nel contenere l’epidemia di Hiv. Oggi dobbiamo fare lo stesso per l’epatite”, ha spiegato Ying-Ru Lo del dipartimento per l’Hiv dell’Oms. Nonostante l’idea espressa da Hirnschall sia condivisibile infatti, e iniziative in questo senso sarebbero come già detto utili sia per la lotta all’epatite che per quella all’Aids, ancora molti di coloro che fanno uso di droghe non hanno accesso a programmi di prevenzione, o anche alle sole siringhe sterili, dato che in alcuni paesi è illegale distribuire o possedere siringhe per scopi che non siano medici.
I consigli dell’Oms
Per risolvere questo problema, l’Oms ha pensato a quattro indicazioni da dare agli stati membri:
1) bisogna implementare e portare su scala programmi di prevenzione all’Hiv come la distribuzione di aghi e siringhe sterili e terapie sostitutive in caso di dipendenza dagli oppiacei (ad esempio con l’uso di metadone o di buprenorfina);
2) offrire la possibilità a chi fa uso di droghe di accedere a un regime veloce di vaccinazione per l’epatite B (che si completi in 3 settimane invece che in 6 mesi), insieme all’incentivo a aumentare la diffusione generale dei vaccini: più di 175 nazioni già prevedono nel loro piano di immunizzazione nazionale un vaccino sicuro ed efficace per l’epatite B da fare ai bambini, ma la raccomandazione è quella di stabilire anche un programma di vaccinazione per gli adulti ad alto rischio di infezione;
3) la vendita/diffusione di siringhe con uno spazio vuoto minore, in modo che possa rimanere meno sangue al loro interno e dunque che ci siano minori possibilità che i virus si trasmettano in caso di condivisione degli aghi;
4) coinvolgere i tossicodipendenti nei programmi di prevenzione all’epatite, in modo da massimizzarne l’impatto.
Laura Berardi
28 Luglio 2012
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