Carenza infermieri. Per Apss “nessuna criticità”, ma i sindacati parlano di “dimissioni volontarie elevate”. Opi: “Scarsa considerazione degli infermieri”  

Carenza infermieri. Per Apss “nessuna criticità”, ma i sindacati parlano di “dimissioni volontarie elevate”. Opi: “Scarsa considerazione degli infermieri”  

Carenza infermieri. Per Apss “nessuna criticità”, ma i sindacati parlano di “dimissioni volontarie elevate”. Opi: “Scarsa considerazione degli infermieri”  
Quanto siano distanti le posizioni dei vertici dell’azienda sanità trentina dalle organizzazioni sindacali, lo si capisce dalle recenti dichiarazioni delle parti. Apss sostiene che le dimissioni degli infermieri raddoppiate negli ultimi sei mesi, sono tassi trascurabili e fisiologici, le OO.SS. invece sostengono che questi dati sono gravi e incidono negativamente sull’attrattività del comparto. Opi parla di una mancata valorizzazione dell’infermiere nelle scelte aziendali, di ambienti di lavoro e stipendi penalizzanti rispetto ad altri Paesi.

Dopo alcuni interventi critici da parte di esponenti politici di minoranza, in merito alla carenza di infermieri nella Pa di Trento, è l’Azienda provinciale per i servizi sanitari (Apss), con un comunicato del 3 ottobre, minimizzare il fenomeno, affermando che sulla presunta situazione di criticità negli organici del personale infermieristico e dai dati analizzati, la situazione è tutt’altro che tragica. 

I numeri relativi al personale infermieristico assunto al 1° gennaio 2021, spiega, era complessivamente 3.081 persone, di cui a tempo indeterminato 2.871, mentre al 1° agosto 2022 era pari a 3.180 di cui 3.037 a tempo indeterminato con un saldo positivo di 99 persone sul totale e con un aumento di 166 unità per il personale di ruolo. Nei primi sei mesi del 2022 il tasso di dimissioni volontarie senza diritto alla pensione del personale infermieristico a tempo indeterminato è stato del 1,5% circa contro lo 0,8% circa dello stesso periodo del 2021 un tasso pertanto trascurabile e assolutamente fisiologico. “Riteniamo essere quanto mai una forzatura dare un’immagine catastrofica della situazione della sanità pubblica trentina che potrebbe incidere negativamente sull’immagine dell’azienda e quindi sulla nostra capacità di attrarre nuovi professionisti. Si fa presente che da sempre c’è un fisiologico movimento di dipendenti in entrata e in uscita e che Apss si è sempre attivata per coprire le carenze di personale”, commentano nella nota i vertici della sanità trentina.

L’azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento (Apss) rivendica inoltre di avere attivato “forme innovative di conciliazione lavoro famiglia impostando politiche del personale che vanno oltre il mero istituto del part-time con interventi quali l’asilo nido aziendale, il progetto lunghe assenze, l’orario personalizzato (in particolare per i non turnisti) e un forte investimento nella formazione (in Trentino, ad esempio, le iscrizioni del personale infermieristico ai master sono coperte con un contributo medio del 60% della tassa di iscrizione, sono stati 153 i master finanziati in 4 anni)”.

Di tutt’altra opinione i sindacati del comparto. Cesare Hoffer coordinatore Nursing up Trento, e il segretario Giuseppe Varagone di Uil Fpl sanità del Trentino, alzano i toni e mostrano tutto il loro disappunto rispetto alle recenti dichiarazioni di Apss. “L’assessore alla salute Stefania Segnana non parla con noi sindacati – dichiarano Cesare Hoffer e Giuseppe Varagone – nemmeno i vertici aziendali, mentre sono molto bravi ad uscire nei giornali riportando dati e, senza accorgersi, che la percentuale sulle dimissioni volontarie è pressoché raddoppiato dal 2021 rispetto ai primi sei mesi del 2022, passando dal 0,8% al 1,5%, che in termini percentuali va da sé che questi dati incidono negativamente sull’immagine dell’azienda e quindi sull’attrattività dei dipendenti”. 

Posizioni distanti anche sul tema delle forme innovative di conciliazione lavoro famiglia che Apss riporta fra asili nido aziendali e politiche sul part-time. “Ricordiamo ad Apss e alla politica che nel nostro territorio sono presenti sette ospedali e l’unico asilo nido aziendale si riferisce all’ospedale Santa Chiara di Trento. Degli altri sei non v’è traccia, mentre basterebbero delle semplici convenzioni con gli asili nido esistenti. La formula del part-time è satura e chi lo chiede deve aspettare mesi e mesi semmai gli viene concesso. Lo stesso vale per i neo assunti che trovano appartamenti carissimi con forme di incentivazioni sullo ski pass invece che sui prezzi calmierati come si dovrebbe”, concludono i rispettivi numero uno di Nursing up Trento e di UIL FPL sanità del Trentino.

Nel dibattito interviene anche il presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Trento, Daniel Pedrotti, secondo il quale “servono le condizioni di lavoro, la valorizzazione della professionalità e la retribuzione economica”. Il presidente Pedrotti in una nota parla di scarsa considerazione degli infermieri che “vogliono invece essere protagonisti del sistema, con un coinvolgimento nelle scelte. Servono dotazioni infermieristiche appropriate e ambienti di lavoro stimolanti orientati all’innovazione e alla ricerca”.

Pedrotti affronta anche l’aspetto economico degli infermieri: “Lo stipendio netto, senza le voci aggiuntive come ad esempio le domeniche, è di 1.500 euro. La media europea è sopra i 2.000 euro e in Germania 2.500. Lo stipendio è anche una questione di dignità professionale oltre che di riconoscimento delle responsabilità che gli infermieri ai vari livelli si stanno assumendo”, conclude il presidente dell’Opi.

Endrius Salvalaggio 

Endrius Salvalaggio 

07 Ottobre 2022

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