Il ruolo dei Direttori Generali visto dai Direttori Generali

Il ruolo dei Direttori Generali visto dai Direttori Generali

Il ruolo dei Direttori Generali visto dai Direttori Generali
Se ne è parlato al 17° Forum Risk Management in Sanità. Gli spunti emersi dal dibattito su come i Direttori si vedono e su come desidererebbero essere visti, fanno riflettere su questo particolare lavoro che, come gli altri in Sanità, sta diventando sempre meno appetibile

Durante il diciassettesimo Forum Risk Management di Arezzo si è svolta una sessione sul ruolo dei Direttori Generali a cui ha partecipato una buona rappresentanza dei top manager delle Aziende sanitarie italiane.

Gli spunti emersi dal dibattito su come i Direttori si vedono e su come desidererebbero essere visti, fanno riflettere su questo particolare lavoro che, come gli altri in Sanità, sta diventando sempre meno appetibile.

Lamentano di esercitare un ruolo scomodo, nello stesso tempo gestionale e politico, con poca voce rispetto alle altre professioni aziendali, non ascoltato nella fase di programmazione regionale e non coinvolto nell’attuale dibattito sulla sostenibilità del sistema, anche se capace di leggere, anche da piccoli segnali, il cambiamento e, soprattutto, di generarlo nell’organizzazione.

Si sentono famiglia professionale, capace di contaminarsi condividendo le varie esperienze di contesto; ritengono di essere in grado di esprimere, all’interno dell’Azienda, competenza tecnica e managerialità ma percepiscono uno scarso riconoscimento sociale del loro impegno sia dentro che fuori dall’organizzazione. Obiettano che a fronte di un ruolo di grandi responsabilità non hanno copertura legale istituzionale e il corrispettivo economico adeguato a chi è a capo di una grande organizzazione.

Tutti si ritengono parte di una squadra regionale, anche se, qualcuno pensa che la regionalizzazione ha comportato la trasformazione del Direttore Generale in Direttore operativo con funzioni commissariali, svilendo la forza dell’azienda a cui sono venute meno le leve della gestione e l’investimento delle persone sul futuro.

Sono convinti all’unanimità che l’aver tolto la discrezionalità ai direttori Generali nella scelta dei Direttori di Struttura complessa limita fortemente l’autonomia dell’Azienda nel raggiungimento degli obiettivi prefissati (Art 20 L.118 del 5 agosto 2022).

Dalla discussione è emerso però anche l’orgoglio di esercitare una professione così rilevante, anche se non giustamente riconosciuta, e la considerazione della dicotomia di un sistema che in qualche modo svilisce il ruolo dei pochi a cui è affidato quasi totalmente il Fondo sanitario.

Il Professor Borgonovi, con la chiarezza e la lucidità che lo contraddistingue, ha parlato dell’identità di questa famiglia professionale che include anche la differenza, dell’autonomia decisionale in aree e contesti diversi, dell’autonomia e responsabilizzazione nell’accettazione di essere valutati, del problema di comunicazione all’interno dell’organizzazione e della difficoltà di convincere l’opinione pubblica sui problemi si salute, della forza nell’indurre all’azione, della conoscenza di base da esercitare con leadership ed infine delle caratteristiche individuali nell’interpretazione del ruolo che sono: razionalità, passione, etica, resistenza alle pressioni, senso del dovere e del servizio.

Ho fatto per molti anni il Direttore Generale e, finita la carriera, penso che sia in assoluto il più bel lavoro che esista. L’etica della scelta di cosa fare, la possibilità di dare risposte e il desiderio, come ha detto uno dei Direttori, “di lasciare l’azienda meglio di come l’ho trovata”, è la molla che spinge ad esercitare un ruolo carico di tante responsabilità, da non farti dormire la notte, ma che ti fa capire che puoi fare la differenza, puoi, ascoltando le persone e i professionisti, modificare le organizzazioni e tentare, nel tuo piccolo, di dare equità ad un sistema sanitario che ha tanti problemi strutturali e di personale ma che è ancora solidaristico.

E nel definire questa identità professionale e manageriale, così adattabile al contesto e così differenziata che però chiede certezza sulla durata dei contratti, sui criteri di valutazione e sulla possibilità di scelta dei più diretti collaboratori, vorrei elencare le parole che i relatori del tavolo hanno detto alla fine della sessione: famiglia professionale che esprima competenza, orgoglio, consapevolezza, condivisione, insieme, passione, identità, dimensione sociale e responsabilità.

Flori Degrassi
Coordinatrice Comitato Scientifico Forum Risk Management in Sanità

Flori Degrassi

05 Dicembre 2022

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