Sclerosi multipla. Rallentata la progressione della disabilità con teriflunomide
Buone notizie dunque, per i pazienti affetti dalla patologia autoimmune.Per giungere alle conclusioni, i ricercatori hanno sviluppato lo studio TOWER (Teriflunomide Oral in people With relapsing multiplE scleRosis), un trial randomizzato, in doppio cieco, di fase III che ha arruolato 1169 pazienti di età compresa tra 18 e 55 anni, con SM recidivante in 26 paesi. La ricerca ha messo a confronto teriflunomide (farmaco prodotto da Genzyme), al dosaggio di 7 mg o 14 mg in monosomministrazione giornaliera rispetto a placebo I pazienti che hanno completato lo studio sono stati seguiti per un periodo compreso tra le 48 e le 173 settimane. La durata media dell’esposizione a teriflunomide nello studio TOWER è stata di 18 mesi. Teriflunomide è un immunomodulatore con proprietà antinfiammatorie. Sebbene il suo esatto meccanismo di azione non sia stato ancora completamente compreso, si ritiene determini una riduzione del numero di linfociti attivati nel sistema nervoso centrale (SNC).
I dati relativi al dosaggio di 14 mg, infatti, dimostrano una riduzione del 36,3% del tasso di recidive annualizzato (ARR= 0,319), l’endpoint primario dello studio, rispetto a placebo (ARR=0,501) (p=0,0001). Il 52% dei pazienti trattati con questo dosaggio era anche libero da recidive, ossia non aveva subito alcuna recidiva durante lo studio, rispetto al 38% trattato con i placebo (riduzione del rischio del 37%; p<0,0001). Allo stesso modo, gli scienziati hanno osservato una riduzione del 31,5% del rischio di accumulo prolungato di disabilità nell’arco di 12 settimane, il principale endpoint secondario, misurata dalla scala EDSS (Expanded Disability Status Scale), rispetto a placebo (p=0,0442). “I risultati dello studio TOWER sono di grande rilievo in quanto replicano in modo perfetto quanto già rilevato dallo studio TEMSO, sottolineando quindi come teriflunomide abbia un effetto significativo e confermato sulla riduzione della progressione della disabilità”, ha detto Giancarlo Comi, Direttore del Dipartimento Neurologico e Istituto di Neurologia Sperimentale dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano. “L’insieme dei dati, quindi, da un lato dimostra l’efficacia del farmaco sulla gravità della malattia e dall’altro sottolinea il profilo di sicurezza ottimale”.
Inoltre, nei pazienti trattati con teriflunomide 7 mg è stata osservata una riduzionedel 22,3% del tasso di recidive annualizzato (ARR= 0,389) rispetto a placebo (p=0,02) e il 55% dei pazienti è risultato libero da recidive, rispetto al 38% trattato con placebo (p=0,0016). Non sono state osservate differenze statisticamente significative tra teriflunomide 7 mg e il placebo in termini di rischio di accumulo prolungato di disabilità nell’arco di 12 settimane.
Gli eventi avversi osservati nello studio sono stati in linea con quelli rilevati nei precedenti studi su teriflunomide nella SM. La percentuale di pazienti che ha rilevato eventi avversi durante il trattamento è stata simile in tutti i bracci dello studio. Gli eventi avversi più comuni segnalati con maggiore frequenza nei gruppi di trattamento con teriflunomide sono stati cefalea, aumenti dei livelli delle ALT (alanina-aminotransferasi), diradamento dei capelli, diarrea, nausea e neutropenia. Come segnalato in precedenza, si sono verificati un decesso per infezione respiratoria nel braccio di trattamento con placebo e tre decessi nei bracci di trattamento con teriflunomide dovuti a un incidente automobilistico, un suicidio e una sepsi.
A settembre, l’FDA ha approvato teriflunomidecome trattamento orale in monosomministrazione giornaliera per pazienti affetti dalle forme recidivanti di SM; analoghe richieste di autorizzazione all’immissione in commercio sono attualmente oggetto di valutazione da parte dell’Agenzia europea del farmaco (EMA) e delle altre autorità regolatorie preposte. Il programma di sviluppo clinico in corso di teriflunomide, che coinvolge più di 5.000 pazienti in 36 paesi, è tra i più ampi mai realizzati tra tutte le terapie per la SM. Alcuni pazienti, negli studi di estensione, sono stati trattati per un periodo di tempo fino a 10 anni.
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15 Ottobre 2012
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