Trapianti e sport. L’esercizio fisico “è” un farmaco

Trapianti e sport. L’esercizio fisico “è” un farmaco

Trapianti e sport. L’esercizio fisico “è” un farmaco

Gentile Direttore,
sono un laureato in Scienze Motorie e specializzando in Attività Motoria Preventiva e Adattata; desidero esprimere il mio parere riguardo le discussioni emerse a proposito dell’argomento “Esercizio Fisico come farmaco”. Innanzitutto rispondo a Daniele Sacca, nei punti della sua lettera in cui mi trovo in completo disaccordo.
Dobbiamo distinguere tra attività ed esercizio fisico e sport, sottolineando che nel caso dell'esercizio fisico esso è effettivamente assimilabile a un farmaco per le modalità con cui va indicato. Deve essere, infatti, pianificato, strutturato, ripetuto e finalizzato per migliorare una o più componenti della forma fisica

Detto questo, non si tratta di medicalizzare l’Esercizio Fisico, quanto di utilizzare un approccio scientifico e razionale nel campo dell’attività motoria.
Il problema è che non basta dire al paziente: “Faccia un po’ di movimento più!”, “Cammini 40 minuti al giorno 3 volte alla settimana” ecc.
Non basta mettere una persona su una cyclette facendola pedalare per 30 minuti al giorno per migliorarne la cosiddetta “fitness”!

L’Esercizio Fisico è un farmaco perché solo con la giusta dose può produrre effetti positivi, e con la dose sbagliata può produrne di negativi! Deve essere quindi programmato, individualizzato, e fatto eseguire da persone competenti. E c’è un intero corso di Laurea che si occupa di ciò: Scienze Motorie, soprattutto la specializzazione in Attività Motoria Preventiva e Adatta. Purtroppo è una figura ancora poco conosciuta, sottovalutata, e talvolta confusa con quella del Fisioterapista, che si occupa di tutt’altro.
Rispondo anche a Fulvio Vitiello, che ritiene sia il fisioterapista la figura abilitata a predisporre programmi di Esercizio Fisico, nonché l’unica figura veramente competente nel campo dell’attività motoria. Le norme e le rispettive definizioni professionali dicono il contrario. E' bene legegrle prtima di fare dichiarazioni del genrre.

Il problema è che il LSM magistrale, non essendo figura sanitaria, è trattato alla stregua di un ignorante il cui unico compito è insegnare la ginnastica a scuola. In realtà parliamo di una figura che segue un percorso di studi di 5 anni, specializzato nel campo dell’Esercizio Fisico, in tutte le sue forme: dalla posturologia, al fitness, dalla ginnastica per anziani alla stesura di programmi di Esercizio Fisico per ipertensione, cardiopatie, BPCO, diabete, IRC ecc. Il tutto sotto monitoraggio medico, e in collaborazione con gli specialisti del settore (cardiologi, diabetologi, reumatologi ecc.).

Non si vuole sostituire la “ginnastica” con la fisioterapia. La fisioterapia ha la sua funzione, ed è sicuramente fondamentale durante la prima fase di riabilitazione del paziente; ma è necessario che questi riprenda quanto prima a muoversi attraverso programmi adattati di Esercizio Fisico. E, ripeto, non è sufficiente sistemare un paziente sulla cyclette/tapis roulant/cicloergometro per 20-30 minuti al giorno, come spesso leggo in diversi protocolli post-riabilitativi svolti da fisioterapisti. La domanda sorge spontanea: non si vorrà sostituire l'esercizio con la fisioterapia, panacea di tutti i mali?

Questa è la realtà per cui la categoria dei Laureati in Scienze Motorie, di cui faccio parte, sta lottando. Non vogliamo prendere il posto né del Medico, né del Fisioterapista, non ci interessa.
Ci vogliamo semplicemente occupare della nostra unica vera passione: l’Esercizio Fisico.

Alessio Pavan
  

17 Ottobre 2012

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