Intervista a Palumbo (Pdl): “Le Regioni hanno fallito, la sanità torni in mano allo Stato”

Intervista a Palumbo (Pdl): “Le Regioni hanno fallito, la sanità torni in mano allo Stato”

Intervista a Palumbo (Pdl): “Le Regioni hanno fallito, la sanità torni in mano allo Stato”
Questo il senso della proposta di modifica dell’art. 117 della Costituzione messa a punto dal presidente della Commissione Affari Sociali. La sanità torni ad essere governata centralmente com’era prima della riforma del Titolo V. Ma la proposta sarà attuabile solo se il Governo la farà sua.

Tempi duri per il Federalismo. E il nuovo vento "centralista" tocca anche uno dei pilastri della riforma del Titolo V del 2001, quello che ha stabilito di affidare la sanità alle Regioni, limitando allo Stato la potestà di fissare i Livelli essenziali di assistenza. Ma a unidici anni da quella riforma il bilancio, secondo il presidente della Commissione Affari Sociali della Camera Giuseppe Palumbo (Pdl) è molto negativo. Troppo diversi i livelli di erogazione delle prestazioni da una regione all’altra, troppe le disuguaglianze, troppi gli scandali che vedono al centro la sanità e la sua gestione.
 
E così è tempo di tornare a prima del 2001, quando la sanità era sostanzialmente un "affare" di Stato. Per farlo basterebbe un colpetto di penna alla riforma del 2001 ed è proprio quello che propone Palumbo che ha presentato un apposito ddl di riforma costituzionale che riporta allo Stato tutte le competenze sanitarie. 
Una modifica attuabile, lo riconosce lo stesso esponente del Pdl, solo se il Governo, intenzionato a sua volta a intervenire sul Titolo V, dovesse far sua anche questa modifica.
 
Presidente Palumbo lei parte dall’assunto che con il federalismo fiscale la trasformazione in senso regionalista della sanità sostanzialmente ha fallito. Dunque che fare?
Noi cerchiamo di portare la gestione della sanità un’altra volta a livello del ministero della Salute, com’era prima della modifica del Titolo V della Costituzione. Quella modifica che ha circa quindici anni e che riconosce alle Regioni la potestà assoluta di gestire il settore socio-sanitario non ha, purtroppo, dato i risultati che ci aspettava desse. Per cui è meglio ritornare a come era prima in maniera tale che si possa gestire la salute in tutto il Paese come prevede l’articolo 32 della Costituzione in maniera uniforme evitando quelle differenze che ci sono oggi tra regioni e regioni.
 
La sua è una proposta molto semplice che comprende un solo articolo.
Si è molto semplice e chiede la modifica dell’articolo 117 della Costituzione per ricondurre i poteri legislativi a livello centrale per quanto riguarda la salute.
 
Molto semplice come norma ma sicuramente più complessa nella sua realizzazione essendo la sua una proposta di modifica della Costituzione. Come pensa che possa realizzarsi?
Anche l’attuale Governo sembra orientato a modificare il Titolo V della Costituzione e in questo spero che rientri anche il tema della salute. Mi auguro infatti che la mia proposta, essendo un semplice articolo, possa essere inserita come emendamento, in questo modo avrebbe molte più possibilità. Tra l’altro la mia è una proposta assolutamente trasversale che ha raccolto consensi in tutti i gruppi ad eccezione della Lega.
 
Lei più di una volta, in occasioni pubbliche, ha ribadito che il lavoro parlamentare è soggetto al benestare delle Regioni. Non c’è il rischio che venga letta come una “vendetta”?
Voglio sperare che non la si guardi come una risposta provocatoria considerato quello che succede continuamente in Commissione Affari Sociali dove abbiamo contrasti continui con le Regioni. Troppo spesso il nostro lavoro viene inficiato completamente dal veto assoluto che le Regioni pongono alle nostre proposte. Non ultima quelle sul decreto Balduzzi. Le Regioni non vogliono che gli si tolga il potere che hanno in questo campo e che in termini economici rappresenta il 70% dei bilanci regionali. Non ho problemi a dire che la sanità è la fetta più grossa di una torta che si vogliono spartire tutti.
 
Insomma dal suo punto di vista la riforma del Titolo V è stata un errore.
Si perché ha prodotto non benefici ma solamente diseguaglianze. E poi se vediamo le cronache ci rendiamo conto che tutti gli scandali più grossi degli ultimi tempi, riportati dalla stampa, riguardano la sanità

26 Ottobre 2012

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