Guerra Israele-Palestina. Unicef: “Gaza è diventata un cimitero per migliaia di bambini. Per tutti gli altri è un inferno”

Guerra Israele-Palestina. Unicef: “Gaza è diventata un cimitero per migliaia di bambini. Per tutti gli altri è un inferno”

Guerra Israele-Palestina. Unicef: “Gaza è diventata un cimitero per migliaia di bambini. Per tutti gli altri è un inferno”
Si contano oltre 3.500 bambini morti e 6.800 feriti. “Si tratta di oltre 400 bambini uccisi o feriti al giorno, per 25 giorni di fila. Questa non può diventare la nuova normalità”, dice l’Unicef. Per l’Oms bene l‘evacuazione verso l'Egitto di feriti e malati, ma “altre migliaia di persone nella Striscia di Gaza continuano ad aver bisogno di servizi sanitari urgenti ed essenziali”. Msf riferisce che l’unico ospedale per malati di cancro a Gaza ha smesso di funzionare.

Proseguono gli sforzi per portare aiuto e assistenza sanitaria nella striscia di Gaza, ma anche gli appelli per il cessate il fuoco. Non si fermano, infatti, i bombardamenti israeliani in risposta agli attacchi del 7 ottobre dei gruppi di Hamas. “Le scene di carneficina che provengono dal campo di Jabalia”, nella Striscia di Gaza, “sono orribili e spaventose”, scrive l’Unicef, che evidenzia come questi ultimi due attacchi facciano seguito a 25 giorni di bombardamenti in corso “che, secondo le notizie, hanno provocato la morte di oltre 3.500 bambini” e “il ferimento di oltre 6.800 bambini. Si tratta di oltre 400 bambini uccisi o feriti al giorno, per 25 giorni di fila. Questa non può diventare la nuova normalità”, tuona l’Unicef.

Per il portavoce dell’Unicef, James Elder, “Gaza è diventata un cimitero per migliaia di bambini. Per tutti gli altri è un inferno”. Oltre alle bombe, ricorda Elder, “più di un milione di bambini a Gaza (ovvero tutti i bambini) vivono anche una crisi idrica. La capacità di produzione idrica di Gaza è pari ad appena il 5% della sua produzione giornaliera abituale. La morte dei bambini – in particolare di quelli con meno di un anno – per disidratazione è una minaccia crescente”. E poi c’è il trauma: “Quando i combattimenti cesseranno, il costo per i bambini e le loro comunità sarà sostenuto dalle generazioni a venire. Prima di quest’ultima escalation, più di 800.000 bambini di Gaza – tre quarti dell’intera popolazione di bambini – avevano bisogno di assistenza psicosociale e per la salute mentale. Ciò prima di quest’ultimo incubo”.

È iniziato, intanto, l’esodo verso l’Egitto e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) arrivano parole di apprezzamento per la decisione dell’Egitto di favorire le uscite e accogliere feriti e malati. Tuttavia, ricorda l’Oms, “altre migliaia di persone all’interno della Striscia di Gaza continuano ad aver bisogno dell’accesso a servizi sanitari urgenti ed essenziali a causa della carenza di medicinali, forniture sanitarie e altri aiuti come carburante, acqua e cibo. Tra le persone in grave bisogno figurano migliaia di civili gravemente feriti (molti dei quali bambini); più di 1000 persone che necessitano di dialisi renale per sopravvivere; più di 2000 pazienti in terapia antitumorale; 45.000 persone con malattie cardiovascolari; e più di 60.000 persone con diabete. Questi pazienti devono poter avere un accesso duraturo all’assistenza sanitaria all’interno di Gaza”.

L’Oms torna anche a lanciare un appello per la sicurezza degli ospedali e delle altre strutture sanitarie, che “devono essere protetti dai bombardamenti e dall’uso militare”. L’Oms chiede, inoltre, un accesso urgente e accelerato agli aiuti umanitari – inclusi carburante, acqua, cibo e forniture mediche – all’interno e in tutta la Striscia di Gaza, e l’accesso per i pazienti ai servizi di riferimento fuori Gaza. “In definitiva, l’Oms chiede un cessate il fuoco umanitario per prevenire ulteriori perdite e sofferenze”, si legge nella nota

Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità sta anche lavorando per sostenere il Ministero egiziano della Salute e con la Mezzaluna Rossa Egiziana per l’organizzazione dei servizi, anche di supporto psicologico ai traumi, da rendere disponibili per i pazienti. “Ci sono 65 ambulanze dotate di funzionalità complete di rianimazione e supporto vitale. Tredici squadre di ambulanze includono medici d’emergenza addestrati oltre a paramedici con formazione avanzata sul supporto vitale. L’ospedale Al-Arish sarà il principale primo ospedale di riferimento. Dispone di strutture di rianimazione e terapia intensiva completamente attrezzate e di una serie di équipe chirurgiche per gestire lesioni gravi, inclusi traumi gravi e ustioni. Sono inoltre in atto accordi di rinvio agli ospedali di seconda linea in Egitto”.

Continuano anche gli sforzi sul campo di Medici senza frontiere (Msf). “Il nostro staff internazionale a Gaza, composto da 22 persone, è appena arrivato in Egitto, passando per il valico di Rafah, nell’ambito dell’intesa raggiunta per l’evacuazione degli operatori umanitari internazionali e alcuni pazienti gravemente feriti che necessitano di cure urgenti”, spiega una nota di ieri. “Tuttavia, ci sono ancora più di 20.000 feriti a Gaza con un accesso limitato all’assistenza sanitaria a causa dell’assedio”.

Msf fa sapere che “una nostra nuova équipe internazionale, composta da medici specializzati nelle urgenze, è già stata identificata ed è pronta a entrare a Gaza non appena la situazione lo consentirà per supportare la risposta medico-umanitaria. Nel frattempo, molti dei nostri operatori umanitari palestinesi continuano a lavorare e a fornire cure salvavita negli ospedali e in tutta la Striscia di Gaza, mentre non sono garantite le protezioni più elementari per le strutture mediche e il personale sanitario. Circa due milioni di palestinesi sono ancora intrappolati a Gaza sotto i bombardamenti, compresi 300 nostri operatori palestinesi e le loro famiglie”.

Da ieri, 1° novembre, fa sapere l’Ong, a Gaza ha smesso anche di funzionare l’ospedale dell’Amicizia turco-palestinese, “l’unico ospedale pubblico per malati di cancro nella Striscia, e ora la vita di decine di pazienti oncologici è in serio pericolo”.

L.C.

L.C.

02 Novembre 2023

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