ISS: “Al lavoro su 8 obiettivi, da sperimentazioni farmaci a linee guida diagnosi e cura”
Si stima che nel mondo siano più di 55 milioni i casi di demenza, la cui forma più comune è la malattia di Alzheimer. In Italia attualmente sono circa due milioni le persone con demenza o disturbo neuro cognitivo maggiore o con una forma di declino cognitivo lieve. Circa quattro milioni sono i loro familiari. “Quella legata alle demenze è una delle più grandi e complesse sfide per i Sistemi sanitari mondiali- sottolinea Nicola Vanacore, direttore dell’Osservatorio Demenze dell’Istituto superiore di sanità (ISS) – l’aumento dei casi associato alla storia naturale della malattia, caratterizzata da declino progressivo delle funzioni cognitive, disturbi psico-comportamentali e conseguente progressiva perdita dell’autonomia, obbligano a considerarla una priorità”.
L’allungamento della vita media porta come conseguenza in un futuro prossimo un aumento esponenziale dei casi di demenza, configurando le azioni volte a far fronte a questa patologia, come sottolinea l’OMS, una priorità di sanità pubblica. A fronte di questo, l’attenzione a livello scientifico è puntata sulla prevenzione e, accanto a questo, la ricerca si muove per trovare un farmaco che modifichi il decorso della malattia da 30 anni, anche se purtroppo ancora senza successo. Secondo uno studio recente, di agosto 2024, pubblicato su The Lancet, intervenendo su 14 fattori di rischio modificabili individuati fino ad oggi nella letteratura scientifica internazionale (diabete, colesterolo, ipertensione, fumo, obesità, inquinamento atmosferico, traumi cranici, depressione, attività fisica, assunzione di alcol, anni di educazione/scolarità e attività cognitiva continua, prevenzione e trattamento della perdita di udito, trattamento della perdita della vista, interazione sociale) si potrebbe prevenire o ritardare quasi la metà dei casi di demenza. A fare il punto, in occasione della giornata mondiale dell’Alzheimer che si celebra il 21 settembre, sono gli esperti dell’Osservatorio Demenze dell’Istituto Superiore di Sanità.
L’impegno dell’Iss, basato su 8 obiettivi
L’Italia già dal 2015 si è dotata di un Piano Nazionale Demenze, che definisce strategie per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel settore delle demenze. Nel 2021 è stato formalizzato un Tavolo permanente per le demenze, coordinato dal Ministero della salute con il supporto dell’Osservatorio demenze dell’Iss. La legge di bilancio 2021 ha finanziato per la prima volta con 15 milioni di euro per il triennio 2021-2023 un Fondo e la legge di bilancio 2024 ha destinato 4,9 milioni di euro per il 2024, e 15 milioni per ciascuno degli anni 2025 e 2026 per il rifinanziamento del Fondo per l’Alzheimer e le demenze. Le linee strategiche del nuovo Decreto del Ministero della Salute si articolano in attività da mettere in campo, avvalendosi dell’Iss, su 8 specifici obiettivi, che vanno dalla diffusione ed implementazione della Linea guida su diagnosi e trattamento di demenza e declino cognitvo lieve, appena pubblicate sul sito dell’Osservatorio Demenze dell’Iss, alle strategie di promozione della prevenzione primaria e secondaria, alla definizione di un Piano di formazione nazionale e alle sperimentazioni per valutare la possibile efficacia di interventi di tele-riabilitazione. Si prevede anche l’aggiornamento del Piano Nazionale Demenze, di cui l’Italia si è dotata dal 2015, e si punta anche sul monitoraggio dei percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA) dedicati alle demenze e della rete dei servizi dedicati.
Le attività dell’Osservatorio demenze dell’Iss si iscrivono inoltre in un ampio contesto di iniziative condotte a livello internazionale sotto il coordinamento dell’Oms oltre che nel contesto di azioni messe in campo a livello europeo. In particolare, l’Oms e l’Osservatorio Demenze hanno firmato lo scorso 27 maggio 2024 un memorandum d’intesa triennale con cui è stata formalizzata una stretta collaborazione finalizzata a migliorare i modelli di assistenza per un invecchiamento in salute.
E’ caccia a un farmaco da oltre 30 anni
La storia delle sperimentazioni farmacologiche volte ad individuare una terapia che modifichi il decorso della demenza di Alzheimer è lunga oltre trent’anni. Negli ultimi due decenni, enormi sforzi economici hanno permesso di indagare terapie altamente innovative, con l’obiettivo di individuare molecole capaci di modificare la storia naturale della malattia (Disease-Modifying Therapies). Allo stato attuale, tuttavia, nessun farmaco in grado di interferire con la progressione della demenza è disponibile.
Due anticorpi monoclonali diretti contro le diverse forme di aggregati amiloidei sono stati approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) per la commercializzazione negli Stati Uniti; uno di questi è stato approvato anche nel Regno Unito. L’Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha invece rifiutato l’autorizzazione alla immissione in commercio in Europa dei farmaci in questione. Le molecole sperimentate, pur presentando capacità di rimozione delle placche amiloidee a livello cerebrale, hanno mostrato una minima efficacia, nelle prime fasi della malattia, nel rallentare il declino cognitivo, con ricadute funzionali scarsamente quantificabili, a fronte della segnalazione di eventi avversi talvolta gravi. Il dibattito in sede scientifica, regolatoria e delle Associazioni dei familiari a livello internazionale è acceso, soprattutto in relazione al diverso atteggiamento tenuto dagli Enti regolatori statunitensi e del Regno unito rispetto a quelli europei.
Un ambito di ricerca parallelo riguarda poi terapie già in commercio per il trattamento di altre patologie. Questi farmaci, sulla base di una plausibilità biologica, sono sperimentati con lo scopo di testarne la capacità di rallentare la progressione di demenza o di conversione da declino cognitivo lieve o medio a demenza, intervenendo sui principali fattori di rischio noti, come quelli cardiovascolari e metabolici.
20 Settembre 2024
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