Riordino professioni sanitarie. Revisione competenze, flessibilità organizzativa e riforma del sistema formativo. Dalle Regioni le proposte per contrastare le carenze

Riordino professioni sanitarie. Revisione competenze, flessibilità organizzativa e riforma del sistema formativo. Dalle Regioni le proposte per contrastare le carenze

Riordino professioni sanitarie. Revisione competenze, flessibilità organizzativa e riforma del sistema formativo. Dalle Regioni le proposte per contrastare le carenze
Audite in Commissione Affari sociali della Camera dei deputati le Regioni hanno indicato le coordinate per aumentare la retention e l’attrattività del Ssn con una revisione delle competenze, una maggiore flessibilità organizzativa e una riforma del sistema formativo, così da rispondere in modo più efficace ai reali bisogni di salute dei cittadini IL DOCUMENTO

Politiche mirate per aumentare la retention del personale e l’attrattività del Ssn, anche attraverso la creazione di un’apposita struttura a livello nazionale dedicata ad affrontare in maniera organica la crisi del personale sanitario, così come raccomandato nei documenti internazionali.

Aumento della flessibilità richiesta dalle organizzazioni sanitarie revisionando l’attuale quadro delle competenze professionali e andando verso un sistema più fluido, che pur mantenendo per ogni professione le singole specificità e responsabilità possa garantire un livello di permeabilità migliorando il livello di skill mix e flessibilità necessari nelle organizzazioni.

E ancora, una revisione complessiva del sistema formativo che preveda, per le professioni sanitarie che saranno individuate, la possibilità di sviluppo lungo direttrici correlate ai bisogni prioritari di salute a cui consegua un armonioso sistema di valorizzazione professionale.

Infine, calibrare la disponibilità di posti dei corsi di laurea maggiormente attrattivi per evitare fenomeni di polarizzazione tra le professioni, realizzando su scala nazionale campagne di promozione delle professioni ritenute cruciali per la tenuta del Ssn.

Sono queste le azioni per fronteggiare la crisi del personale presentate dalle Regioni nel corso dell’audizione sul riordino delle professioni sanitarie alla Commissione Affari sociali della Camera dei deputati.

Tra tutte le azioni il riordino delle professioni sanitarie, sottolineano le regioni, appare “necessario per fronteggiare la più generale carenza di personale, considerando che, a fronte dell’indiscusso contributo che le attuali 30 professioni danno alla soddisfazione dei bisogni della popolazione, gli sforzi futuri vadano direzionati verso quelle che sono ritenute a livello mondiale le professioni pilastro dei servizi sanitari (medici e infermieri), anche attraverso ”la revisione e accorpamento di alcuni attuali profili professionali delle professioni sanitarie, incanalando le vocazioni e aumentando la flessibilità di impiego”.

“Stiamo vivendo delle condizioni di carenza relativa e, in certi casi, assoluta di quasi tutte le professioni sanitarie, in particolare di quelle infermieristiche” ha sottolineato il Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e Assessore della Regione Emilia-Romagna, Massimo Fabi.

Alla base delle complesse problematiche della carenza di personale sanitario hanno ricordato le regioni c’è in primis un scarsa capacità di trattenere il personale sanitario (retention), per condizioni di lavoro non soddisfacenti, retribuzioni non adeguate e basso riconoscimento sociale. C’è anche una attrattività del servizio sanitario, soprattutto pubblico, per i professionisti sanitari, anche stranieri, e maggiormente nelle aree remote e disagiate.

Pesa infine la diminuzione dell’attrattività nei confronti delle professioni sanitarie delle lauree triennali, in particolare verso la professione infermieristica che prelude ad una accentuata carenza di infermieri nel prossimo futuro.

05 Febbraio 2025

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