Se cappuccetto rosso vive nella casa del lupo 

Se cappuccetto rosso vive nella casa del lupo 

Se cappuccetto rosso vive nella casa del lupo 

Gentile Direttore,

al culmine della oramai endemica criticità del lavoro nel Ssn, la denuncia che Anaao ha lanciato con fermezza alle aziende sanitarie di tutto il paese sembra sancire un punto di non ritorno nell’ambito del rapporto tra chi cura e chi organizza, cioè tra chi detiene, in termini marxisti, “i mezzi di produzione” e chi, pur non possedendone la proprietà, pretende di controllarli.

Al netto dell’annoso stallo determinato dalla chiara volontà di tutti i decisori politici di privatizzare il Ssn (senza che, a turno, nessuno abbia il coraggio di dichiararlo), questa denuncia è apparsa, per una bizzarra casualità, all’indomani del maldestro intervento del ministro Nordio sulla inefficacia del braccialetto elettronico. Dal confuso argomentare del guardasigilli si deduce che questo dispositivo potrebbe servire, al massimo, da campanello d’allarme, un po’ come le sirene in caso di imminenti bombardamenti che invitano la popolazione a rischio a rifugiarsi in luoghi “protetti”: le chiese, o più modernamente le farmacie.

Solo apparentemente questi due fatti non hanno punti in comune. Violenza fisica sulle donne da una parte, e violazione sistematica di norme di sicurezza e regole contrattuali dei lavoratori del Ssn producono uno stato di incertezza/impossibilità a condurre una convivenza definibile come normale con le persone vicine, insieme con una sempre più incalzante voglia di fuggire.

L’incauto intervento del ministro Nordio avvicina situazioni solo apparentemente distanti, perché in entrambe l’origine della violenza avviene in luoghi familiari, e in entrambe i vincoli contrattuali di convivenza fungono più da prigione che da garanzia, generando il solo sogno di rescissione e/o di fuga. Vincoli contrattuali basati su un rapporto di asimmetria (economica, di forza fisica o di superiorità gerarchica) che nei luoghi di lavoro possono essere estremamente pericolosi, trasformando i gestori della “produzione”, diventata produttività, in ciechi esecutori di ordini, con tabelle di marcia controllate e perseguite al riparo da qualsivoglia responsabilità civile, penale o etica.

In tutti i casi, l’asimmetria può andare dal dis-rispetto (come nel caso della collega Sara Pedri) fino all’abuso fisico (come nel recente caso della UOC di Radiologia dell’ospedale civile di Piacenza), che nel XX secolo credevamo scomparso. Inutile ricordare, non solo agli odierni don Rodrigo, presunti signori assoluti di relative strutture sanitarie, che tutte le violazioni, sessuali o della umana dignità, esitano in traumi psicofisici che difficilmente vengono superati in una intera esistenza. I medici che disonorano il giuramento di Ippocrate, i loro colleghi, sodali e/o i direttori di Dipartimento, i vari Direttori Generali, dovrebbero sapere che l’omertà e la creazione di un clima di chiusura alle denunce e richieste di aiuto, per qualunque motivo la si pratichi, rende allo stesso modo complici delle nefandezze che vengono perpetrate, non importa se fisicamente da singoli, o da quello che giocoforza diventa un sistema. Alle narrazioni delle mele marce, ai veloci insabbiamenti, e perfino alle assoluzioni giuridiche -ma non morali – cui fatichiamo ad abituarci, opponiamo la nostra più volte dichiarata, profonda disistima. Per aver messo in atto un’organizzazione del lavoro di cura sistematicamente stuprata dalla legge del profitto, per cui tutte le violenze sembrano non solo possibili, ma auspicabili nel nome nel ‘there’s no alternative’.

Dal ‘there’s no alternative’ al ‘there’s no more time’.

Qualunque sia il futuro destino di un sistema di cure la cui visione è ferma al 1978 (nascita del SSN), per mancanza di cultura e prospettiva politica, ricordiamo che il protagonismo femminile in atto da tempo porterà, non per nemesi, ma per la forza dei numeri, a fisiologici cambiamenti.

Il protagonismo è fatto incontrovertibilmente dai numeri, ma la vera forza viene dal riconoscere ognuna/ognuno di noi come agente di cambiamento.

Il cambiamento richiede tempo, e i nuovi scenari richiedono motivazione, coraggio e affidabilità: un’autorevolezza che non si improvvisa, e alla quale ci stiamo attrezzando.
Ma il degrado civile e sociale che ha ispirato la denuncia dell’Anaao, parla a tutti noi.

È tempo di tornare a umane forme di convivenza, in famiglia e in sanità, a partire dalla valorizzazione dei suoi attori: nuovi riferimenti di una società della cura costituita e agìta da cittadini e professionisti nel rispetto reciproco, nella dignità e in sicurezza.

Sandra Morano
Responsabile Area Formazione Femminile Anaao Assomed

21 Maggio 2025

© Riproduzione riservata

IA in sanità: il paziente non è un’unità produttiva
IA in sanità: il paziente non è un’unità produttiva

Gentile Direttore,come sindacato Di.Co.Si. ContiamoCi! abbiamo letto con attenzione l’analisi del Centro Studi Anaao Assomed, pubblicata su Quotidiano Sanità, dedicata ai possibili risparmi che l’intelligenza artificiale potrebbe generare nel Servizio...

Assistenza protesica. Perché l’aggiornamento di 129 tariffe non è una revisione organica
Assistenza protesica. Perché l’aggiornamento di 129 tariffe non è una revisione organica

Gentile Direttore, nell’articolo pubblicato ieri da Quotidiano Sanità, «Articolo Q.S. 21.9.2026 “Specialistica ambulatoriale e protesica, da oggi scattano le nuove tariffe. Prime visite a circa 26 euro, più risorse per...

Ricerca sanitaria, manca ancora una dimensione: quella psicologica
Ricerca sanitaria, manca ancora una dimensione: quella psicologica

Gentile direttore,il nuovo Programma Nazionale della Ricerca Sanitaria 2026-2028 segna un’evoluzione interessante nell’impostazione della ricerca finanziata dal Servizio sanitario nazionale. Il testo, approvato a maggio dal Comitato tecnico sanitario e...

L’Europa ha capito che va curato chi cura. Il nostro Paese, finora, no
L’Europa ha capito che va curato chi cura. Il nostro Paese, finora, no

Gentile Direttore, il Parlamento europeo interviene contro la crisi del personale sanitario lanciando non solo un piano per frenare la carenza (un milione di operatori in più entro il 2034)...