Che fine ha fatto la proposta della Commissione D’Ippolito?

Che fine ha fatto la proposta della Commissione D’Ippolito?

Che fine ha fatto la proposta della Commissione D’Ippolito?

Gentile Direttore,
correva l’aprile 2023 quando, anche dalle pagine di questo quotidiano, rimbalzava la notizia di un’intervista del Ministro Schillaci che accendeva le speranze di tutta la comunità medica italiana.

Il tema trattato era quello della “depenalizzazione dell’errore medico” e così si esprimeva a riguardo il Ministro:

“Dai dati che abbiamo, gran parte delle cause giudiziarie contro i medici finiscono in un nulla di fatto, nell’assoluzione. Per questo va depenalizzato il reato. E poi la medicina difensiva è un male. Porta i medici a prescrivere troppi esami, ingolfa le strutture, aumenta le liste d’attesa. E le dico da medico: confonde anche il medico curante, che da tanti, troppi accertamenti deve trarre le conclusioni. Bisogna prescrivere a ciascuno solo gli esami di cui il paziente ha realmente bisogno.”

Naturalmente, tale presa di posizione veniva accolta con grande entusiasmo da tutto l’ambiente (me compreso), considerando anche che nel marzo dello stesso anno il Ministro della Giustizia Nordio nominava l’ex magistrato Adelchi d’Ippolito a capo di una Commissione che aveva il compito di riscrivere le regole sulla responsabilità penale e civile dei camici bianchi.

Insomma, tutti noi iniziavamo a credere che qualcosa potesse davvero cambiare!

Seguono quasi due anni di lavoro da parte della “Commissione d’Ippolito” e, finalmente, il 25 novembre 2024 viene presentato in anteprima nazionale all’Ordine dei Medici di Milano il documento prodotto.

Una proposta di riforma, a detta dello stesso d’Ippolito, che avrebbe dovuto poi affrontare l’iter parlamentare.

“L’obiettivo non è certo l’impunità – affermava l’ex magistrato – ma quello di individuare un perfetto punto di equilibrio tra la piena tutela del paziente e la serenità del medico, perché un professionista sereno è di interesse della collettività. Con questa proposta si limiterà il campo della responsabilità penale soltanto per la colpa grave. Questo avviene con l’introduzione di un ulteriore articolo, il 590 septies, che ne indica i parametri. Dunque, non vi sarà una depenalizzazione dell’atto medico, non solo perché incostituzionale (violerebbe l’articolo 3 della Costituzione che prevede l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge), ma perché non era l’obiettivo della riforma. Si è infatti limitato il campo della punibilità penale alla sola colpa grave. Tutte queste indicazioni sono giunte alla commissione dopo aver ascoltato le associazioni scientifiche dei medici e il presidente della Fnomceo.”

Insomma, non una completa depenalizzazione e comunque perfettibile sotto molteplici aspetti, ma senza ombra di dubbio un enorme passo avanti se si considerano i contenuti della relazione presentata che – oltre all’introduzione del famigerato articolo 590 septies per limitare il campo della responsabilità alla sola colpa grave – prevedeva anche una rivisitazione sostanziale del 590 sexies per “ridimensionare” il peso delle linee guida, nonché l’introduzione di “notizia di reato temerario” per disincentivare denunce e querele fatte a cuor leggero e, ultimo ma non meno importante, criteri più stringenti per la nomina dei periti e dei consulenti tecnici in ambito sanitario.

Ad oggi, tuttavia, mi preme sottolineare come siano trascorsi già sei mesi dalla presentazione di tale proposta e tutto sembri bloccato a quel novembre 2024.

Nei fatti, nessuno di noi, comuni mortali, ha capito su quale scrivania sia depositato il lavoro della Commissione e quando (ma soprattutto se) inizierà mai il suo iter parlamentare, considerando anche che tra Camera e Senato siedono ben 43 medici, a cui bisogna aggiungere 2 chimici, 4 biologi, 5 infermieri e 4 farmacisti, con un ampio ventaglio di specializzazioni rappresentate, prime fra tutte Radiologia, Medicina legale, Cardiologia e Ginecologia.

Un anomalo stallo che mi auguro si riesca presto a superare, specialmente perché fuori dalle stanze dei bottoni la situazione è sempre più critica, con una giungla sempre più buia e con numeri sempre più allarmanti e impietosi che ci dicono: oltre 300.000 cause per colpa medica in Italia e 35.000 richieste di risarcimento per danno biologico (compreso il decesso) ogni anno, di cui oltre l’80% (secondo alcuni dati il 97%) finiscono in un nulla di fatto; il tutto con un costo annuo di circa 22 miliardi di euro (il 15% della spesa sanitaria annuale), a cui bisogna aggiungere la «medicina difensiva», che porta ad un aumento delle richieste di esami e indagini, generando un incremento della spesa sanitaria pari a circa 10 miliardi di euro all’anno, ovvero lo 0,75% del PIL e il 10% del fondo sanitario nazionale.

Zairo Ferrante
Medico Radiologo – Coordinatore Interregionale Nord SNR (Sindacato Nazionale Area Radiologica).

03 Giugno 2025

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