Haemophilus influenzae. Trend in aumento nel 2023 in Europa: +31,4% rispetto al 2022, +184,8% in tre anni

Haemophilus influenzae. Trend in aumento nel 2023 in Europa: +31,4% rispetto al 2022, +184,8% in tre anni

Haemophilus influenzae. Trend in aumento nel 2023 in Europa: +31,4% rispetto al 2022, +184,8% in tre anni
Nel 2023 i casi hanno raggiunto quota 5.234, in netto aumento rispetto agli anni precedenti e ai livelli pandemici. Incidenza più alta tra neonati e over 65 e confermata la prevalenza dei ceppi non capsulati. Il sierotipo b (Hib), prevenibile con vaccino, è in calo grazie all’efficacia delle campagne vaccinali. Il Rapporto Ecdc

Nel 2023, nell’UE/SEE sono stati segnalati 5.234 casi confermati di malattia invasiva da Haemophilus influenzae, il che rappresenta un aumento continuo rispetto all’anno precedente (3.983 nel 2022) e un aumento sostanziale rispetto ai dati dell’era pandemica (1.693 nel 2021, 1.838 nel 2020), in concomitanza con il ritorno post-Covid-19 ai tipici modelli di trasmissione delle malattie respiratorie.

È quanto emerge dal Rapporto sull’haemophilus influenzae 2023 dell’Ecdc. Un batterio Gram negativo che a dispetto del nome non ha nulla a che vedere con l’influenza causata da un virus, e può causare gravi infezioni soprattutto nei bambini e negli anziani (dalle malattie localizzate all’apparato respiratorio quali otiti, sinusiti, bronchiti fino a forme invasive quali batteremia/sepsi, polmonite, meningite, epiglottite, artrite, pericardite).

La prevenzione è basata sulla vaccinazione e, normalmente, ai bambini viene somministrato un vaccino che previene efficacemente le infezioni dovute a h. influenzae di tipo b (Hib).

Questi i principali dati emersi dal Report Ecdc:

  • Il tasso di notifica è salito a 1,2 casi ogni 100.000 abitanti, il più alto osservato negli ultimi cinque anni, rispetto allo 0,9 del 2022 e allo 0,4 sia del 2020 che del 2021.
  • I tassi specifici per età sono rimasti più elevati tra i neonati di età inferiore a un anno (6,41 ogni 100.000 abitanti), seguiti da quelli di età pari o superiore a 65 anni (3,2 ogni 100.000 abitanti).
  • I dati di sierotipizzazione erano disponibili per il 60% dei casi. Tra i casi con sierotipo noto, i ceppi non capsulati continuavano a prevalere, rappresentando l’81% delle infezioni. Il sierotipo f era il ceppo capsulato più frequente, responsabile del 6% (194 casi) di tutti i casi, seguito dal sierotipo b con il 5% (164 casi).
  • Nel 2023, il sierotipo b (Hib) rappresentava il 5% dei casi sierotipizzati noti, con un leggero calo rispetto al 9,1% del 2022. La bassa percentuale di sierotipo b (Hib) segnalata continua a riflettere il forte effetto dei programmi di vaccinazione contro l’Hib nei paesi UE/SEE.

04 Agosto 2025

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