I Cau di Sant’Orsola e Maggiore chiuderanno entro maggio. Soddisfazione dello Smi

I Cau di Sant’Orsola e Maggiore chiuderanno entro maggio. Soddisfazione dello Smi

I Cau di Sant’Orsola e Maggiore chiuderanno entro maggio. Soddisfazione dello Smi

Ad annunciarlo Michele Meschi, direttore sanitario dell’Ausl di Bologna, in una intervista. Per lo Smi “un passo importante nel riconoscere il valore e la professionalità dei medici di medicina generale. Le risorse ancora disponibili siano ora investite per rafforzare concretamente la rete di assistenza territoriale”.

I Cau di Sant’Orsola e Maggiore “chiuderanno entro maggio. Largo ai gruppi di medici di base”. Ad annunciarlo, in una intervista al Resto del Carlino, Michele Meschi, direttore sanitario dell’Ausl.

Si punterà, spiega Meschi, sulle Aft, gli ambulatori che aggregato i medici, che saranno operativi entro maggio. I fondi andranno a ’premiare’ le aggregazioni, e non il singolo medico, che avranno garantito la correttezza delle prescrizioni, sia in eccesso che in difetto.

Soddisfazione dello Smi: “L’Ausl di Bologna compie un passo importante nel riconoscere il valore e la professionalità dei medici di medicina generale, che ogni giorno garantiscono un’assistenza continua e capillare su tutto il territorio, dalla città all’Appennino, fino alla pianura. Il riconoscimento si traduce nel superamento dei CAU, Centri di Assistenza Urgenza, introdotti dalla Regione Emilia-Romagna come progetto innovativo di sanità territoriale e presentati come modello nazionale, ma che non ha prodotto i risultati attesi. Criticità già evidenziate dal Sindacato Medici Italiani, che non aveva firmato l’intesa regionale sul progetto CAU”, dichiara in una nota Michele Tamburini, segretario regionale Emilia-Romagna Smi.

“I cittadini, inoltre – prosegue Tamburini – hanno sostenuto un ulteriore costo economico con l’introduzione della maggiorazione di due euro a confezione sui farmaci, senza riscontrare un reale miglioramento dei servizi. In molti casi, dopo l’accesso ai CAU, i pazienti sono stati infatti reindirizzati verso i Pronto Soccorso o nuovamente verso il medico di famiglia”.

“Ci auguriamo che le risorse ancora disponibili vengano ora investite per rafforzare concretamente la rete di assistenza territoriale, valorizzando il ruolo centrale dei medici di medicina generale e rispondendo in modo più efficace ai bisogni reali della popolazione”, il segretario regionale dello Smi.

03 Marzo 2026

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