Aou e protocollo: dopo l’illegalità e il tentativo di normalizzarla, chi risponde?

Aou e protocollo: dopo l’illegalità e il tentativo di normalizzarla, chi risponde?

Aou e protocollo: dopo l’illegalità e il tentativo di normalizzarla, chi risponde?

Il tentativo di normalizzare le Aou con un protocollo rischia di amplificare le criticità giuridiche senza risolverle. È arrivato il momento di scegliere con chiarezza: applicare la legge o riformarla, abbandonando l’ambiguità che espone il sistema a rischi concreti.

Dopo aver preso atto dell’assenza di una configurazione stabile delle Aziende ospedaliero-universitarie e dopo aver assistito al tentativo, attraverso lo Schema di Protocollo d’intesa, di dare forma ordinamentale a un sistema che da anni opera fuori dai binari del d.lgs. 517/1999, resta una questione che non può più essere elusa. La domanda che viene spontanea: ma chi ha deciso che il gruppo di studio, di cui al DM n607 dell’8 agosto 2025, potesse essere attrezzato ad affrontare un tema così complesso da un punto di vista giuridico, senza presenze di alto profilo?

Chi risponde di tutto questo?

Il dibattito si è finora concentrato su modelli organizzativi, equilibri istituzionali e prospettive di riforma. Ma il punto è ormai un altro. Se è vero – come emerge dagli stessi documenti ministeriali – che il modello non ha mai raggiunto una configurazione stabile e unitaria, allora bisogna avere il coraggio di trarne le conseguenze.

Perché un sistema che opera stabilmente in assenza di un pieno fondamento giuridico non è un sistema imperfetto. È un sistema esposto.

Esposto a contenziosi, a rilievi della magistratura contabile, a possibili responsabilità amministrative e, in alcuni casi, anche a profili di natura penale. Non si tratta di evocazioni teoriche, ma di rischi concreti già affiorati in diverse realtà, sotto forma di contenziosi retributivi, difetti organizzativi e criticità gestionali.

In questo contesto, il tentativo di “normalizzare” l’esistente attraverso un protocollo che si muove ai margini – e talvolta oltre – del quadro normativo vigente rischia di produrre un effetto paradossale: non mettere in sicurezza il sistema, ma amplificarne le criticità.

Si sposta il problema, non lo si risolve.

La questione riguarda innanzitutto il livello centrale. Il Ministero dell’Università e quello della Salute non possono limitarsi a prendere atto delle criticità e, contestualmente, avallare soluzioni che non affrontano il nodo giuridico di fondo: la piena e attuale applicabilità del d.lgs. 517/1999.

Riguarda le Regioni, chiamate a programmare, finanziare e governare un sistema la cui architettura resta incerta e, per molti aspetti, contraddittoria.

Riguarda le Direzioni aziendali, che operano quotidianamente dentro questo quadro, assumendo decisioni che possono avere rilevanza non solo organizzativa, ma anche contabile e giuridica.

E riguarda, inevitabilmente, la politica.

Perché dopo venticinque anni di mancata attuazione di una norma, non si è più di fronte a un ritardo. Si è di fronte a una scelta, esplicita o implicita che sia.

La scelta di tollerare un sistema ibrido, nel quale assistenza, didattica e ricerca convivono in un equilibrio instabile, spesso affidato più alla prassi che alla legge.

La scelta di rinviare continuamente il momento della chiarezza.

La trilogia che ha messo in luce, prima, la condizione delle “AOU senza patente” e, poi, il tentativo di normalizzare tale condizione attraverso il Protocollo, conduce inevitabilmente a questo punto: non è più sufficiente descrivere il problema.

Occorre decidere.

O si applica fino in fondo il quadro normativo vigente, restituendo coerenza e legittimità al sistema.

Oppure si prende atto che quel quadro non è più adeguato e si interviene con una riforma esplicita, trasparente, assumendosene la responsabilità.

Ciò che non è più sostenibile è la terza via: quella dell’ambiguità permanente.

Perché è proprio in quell’ambiguità che si sono radicate, negli anni, le distorsioni oggi sotto gli occhi di tutti.

E perché ogni ulteriore rinvio non farà che aggravare un problema che, ormai, non può più essere confinato sul piano tecnico.

È diventato, a tutti gli effetti, un problema di responsabilità pubblica.

Ettore Jorio

24 Marzo 2026

© Riproduzione riservata

Pandemie e nuove minacce sanitarie, l’Ocse avverte: cala la spesa per la preparazione. Nei Paesi poveri tre quarti delle risorse arrivano dagli aiuti esteri che sono però in riduzione del 46%
Pandemie e nuove minacce sanitarie, l’Ocse avverte: cala la spesa per la preparazione. Nei Paesi poveri tre quarti delle risorse arrivano dagli aiuti esteri che sono però in riduzione del 46%

Dopo l’impennata degli investimenti provocata dalla pandemia di Covid-19, la spesa destinata a prevenire, preparare e affrontare le grandi minacce sanitarie globali ha cominciato a scendere. Ma soprattutto resta caratterizzata...

Il diritto alla cura torna a fare i conti con i costi
Il diritto alla cura torna a fare i conti con i costi

Il nuovo tariffario della specialistica supera la logica dei prezzi amministrati sganciati dalla realtà. Ma apre una questione: lo stesso prezzo nazionale può davvero garantire gli stessi LEA in territori...

Malattie croniche, il conto sull’economia è salato. Ocse: bruciato fino all’1,2% del Pil potenziale
Malattie croniche, il conto sull’economia è salato. Ocse: bruciato fino all’1,2% del Pil potenziale

Le malattie croniche non sono soltanto una delle principali sfide per i sistemi sanitari, ma rappresentano anche un freno strutturale alla crescita economica. Cancro, malattie cardiovascolari, diabete e broncopneumopatia cronica...

Residui negli alimenti di origine animale. Nel 2025 quasi 27mila campioni e oltre 419mila analisi. Ministero: sistema solido, ma restano criticità
Residui negli alimenti di origine animale. Nel 2025 quasi 27mila campioni e oltre 419mila analisi. Ministero: sistema solido, ma restano criticità

Sono 26.920 i campioni prelevati in Italia nel 2025 nell’ambito del Piano nazionale residui (PNR), sui quali sono state effettuate complessivamente 419.571 determinazioni analitiche. I campioni risultati non conformi sono...