Medici di famiglia. Si alza lo scontro sulla riforma. Fimmg: “Dipendenza è il vero obiettivo. Mobilitazione e sciopero senza risposte”

Medici di famiglia. Si alza lo scontro sulla riforma. Fimmg: “Dipendenza è il vero obiettivo. Mobilitazione e sciopero senza risposte”

Medici di famiglia. Si alza lo scontro sulla riforma. Fimmg: “Dipendenza è il vero obiettivo. Mobilitazione e sciopero senza risposte”

La Federazione dei medici di famiglia respinge “nel metodo e nel merito” la bozza di riforma regionale e rivendica la centralità della convenzione. Convocata per il 13 giugno a Roma l’Assemblea nazionale dei direttivi provinciali, primo passo verso una manifestazione nazionale con medici e cittadini.IL DOCUMENTO

La Fimmg alza il livello dello scontro sulla riforma della medicina generale. Il Consiglio nazionale della Federazione, riunito a Roma il 16 maggio, ha approvato all’unanimità una mozione durissima contro la bozza di decreto delle Regioni, giudicata “inaccettabile sia nel metodo che nel merito”, confermando lo stato di agitazione, deliberando la convocazione permanente e avviando una mobilitazione della categoria che potrà arrivare fino allo sciopero. 

La medicina generale “non può essere riformata attraverso interventi unilaterali, di apparente urgenza”, né con provvedimenti che sovrappongano la fonte legislativa alla contrattazione collettiva. È questo il cuore politico e sindacale della mozione finale approvata dal Consiglio nazionale Fimmg, che esprime “unanime sostegno” alle azioni del segretario generale nazionale Silvestro Scotti.

Nel documento la Federazione contesta innanzitutto il metodo seguito dalle Regioni. Per Fimmg, intervenire per decreto su materie riservate alla contrattazione collettiva significherebbe comprimere l’autonomia negoziale e la rappresentanza sindacale, mettendo in discussione l’assetto ordinamentale che regola il rapporto convenzionale dei medici di medicina generale con il Servizio sanitario nazionale. La richiesta rivolta al Governo è quindi quella di ristabilire con chiarezza il corretto rapporto tra legge e Accordo collettivo nazionale: alla prima il compito di definire gli indirizzi strategici, al secondo quello di recepirli, disciplinarli e attuarli nell’ambito dell’autonomia negoziale.

Ancora più netta la bocciatura nel merito. La Fimmg rifiuta “categoricamente” ogni riferimento a un ricorso, anche solo complementare o residuale, al rapporto di lavoro dipendente per i medici di famiglia. Secondo la Federazione, proprio questa ipotesi costituirebbe uno degli obiettivi non dichiarati della bozza di decreto. La medicina generale, si legge nella mozione, “è e deve restare una professione convenzionata, fiduciaria, territoriale, integrata nel Ssn, ma non assorbita in un rapporto di dipendenza”.

Per il sindacato, l’introduzione di un canale dipendente produrrebbe una destrutturazione del modello fiduciario, la coesistenza ingestibile di regimi giuridici paralleli, discriminazioni tra professionisti chiamati a svolgere funzioni analoghe con rapporti diversi, una progressiva marginalizzazione della convenzione e un indebolimento della continuità assistenziale fondata sulla libera scelta del cittadino. Da qui la rivendicazione della convenzione come modalità “esclusiva e specifica” di esercizio della medicina generale nell’ambito del Ssn.

Altro punto di scontro è la possibile decadenza “ope legis” degli Accordi integrativi regionali. La Fimmg definisce la proposta “provocatoria” e un “paradosso politico di sconcertante gravità”, sottolineando come quegli stessi accordi siano stati negoziati, sottoscritti e attuati dalle istituzioni regionali fino a pochi mesi fa. Cancellarli per decreto, secondo il Consiglio nazionale, significherebbe minare alla radice ogni futura relazione negoziale.

Per la Federazione, gli accordi regionali rappresentano invece un patrimonio di esperienze e buone pratiche costruito negli anni: dalla medicina di iniziativa alle Aft, dall’attività oraria alla domiciliarità, dalla prevenzione alla diagnostica di primo livello, fino alla presa in carico della cronicità, alle aree interne, alle Case della Comunità e all’integrazione multiprofessionale. Non vanno dunque cancellati, sostiene Fimmg, ma rinnovati, armonizzati e aggiornati sulla base dei successivi Acn.

La mozione rilancia anche il tema della formazione, chiedendo la valorizzazione dell’evoluzione in specialità del Diploma di formazione specifica in medicina generale, in coerenza con il D.Lgs 368/1999 e con la Direttiva europea 2005/36/CE, e il riconoscimento di chi quel titolo già lo possiede. La medicina generale, afferma il documento, è una disciplina autonoma, fondata sulla cura globale della persona, sulla continuità, sulla prossimità e sulla presa in carico longitudinale, e non può essere ricondotta a una posizione ancillare o residuale rispetto ad altre discipline.

Sul piano sindacale, il Consiglio nazionale conferma lo stato di agitazione, delibera lo stato di convocazione permanente e avvia una fase di escalation delle proteste. Sono previste iniziative a livello provinciale e regionale, assemblee con medici e cittadini, una campagna nazionale di comunicazione rivolta all’opinione pubblica, alle istituzioni e agli organi di informazione, oltre a momenti di confronto negli studi e nelle piazze.

L’obiettivo dichiarato è spiegare che la protesta non riguarda soltanto la tutela professionale dei medici di famiglia, ma la difesa del medico di fiducia, della prossimità delle cure, della continuità assistenziale e dell’equità del Servizio sanitario nazionale. Fimmg mette in guardia dal rischio di una “deregulation regionale” che possa produrre modelli diversi di medicina di famiglia da regione a regione e da territorio a territorio.

Il primo appuntamento nazionale è già fissato: il 13 giugno a Roma si terrà l’Assemblea nazionale di tutti i Consigli direttivi provinciali della Fimmg, propedeutica all’organizzazione di una grande manifestazione nazionale nella Capitale che coinvolga medici e cittadini.

Infine, il Consiglio nazionale dà mandato al segretario nazionale, in mancanza di risposte concrete sui temi rivendicati, di proclamare lo sciopero della categoria, individuando il calendario delle giornate di astensione dalle attività qualora l’evoluzione del confronto non consenta avanzamenti nella direzione indicata dalla Federazione.

18 Maggio 2026

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