Medici di famiglia, la riforma Schillaci si ferma. La maggioranza frena sul passaggio alla dipendenza

Medici di famiglia, la riforma Schillaci si ferma. La maggioranza frena sul passaggio alla dipendenza

Medici di famiglia, la riforma Schillaci si ferma. La maggioranza frena sul passaggio alla dipendenza

Il progetto di riordino della medicina generale, pensato dal Ministro e dalle Regioni per integrare i medici nelle Case della Comunità e dare attuazione al Pnrr, si arena davanti ai dubbi del centrodestra. A pesare sono soprattutto le resistenze di Fratelli d’Italia e Forza Italia (oggi si aggiunta anche la Lega), contrarie a trasformare il medico di famiglia in un dipendente del Ssn. Resta aperto il nodo di come rendere davvero operative le nuove strutture territoriali.

La riforma dei medici di famiglia si ferma. Dopo settimane di confronto tra Ministero della Salute, Regioni e categorie professionali, il progetto messo a punto dal ministro Orazio Schillaci e dalle Regioni non trova la quadra politica dentro la maggioranza e dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivato ieri lo stop. Così, nonostante l’accordo di tutte le Regioni (Lazio e Lombardia in primis) il centrodestra avrebbe di fatto spinto per uno stop al provvedimento, mettendo a rischio anche il percorso di piena attuazione delle Case della Comunità finanziate dal Pnrr.

Il nodo resta quello più sensibile: il rapporto di lavoro dei medici di medicina generale. La bozza elaborata dal Ministero e dalle Regioni puntava a superare l’attuale assetto attraverso un doppio canale: da una parte la convenzione riformata come modello ordinario, dall’altra una forma di dipendenza selettiva per le funzioni da svolgere all’interno delle Case della Comunità. Una soluzione che avrebbe dovuto consentire al Servizio sanitario nazionale di contare su una presenza più stabile dei medici di famiglia nelle nuove strutture territoriali, senza cancellare del tutto il rapporto convenzionale.

Ma proprio su questo punto si è consumata la frenata politica. Una parte consistente della maggioranza non è convinta che la dipendenza sia la strada giusta. In Fratelli d’Italia la linea è stata chiarita dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che nelle scorse settimane aveva ribadito la contrarietà del partito all’ipotesi di trasformare i medici di famiglia in dipendenti pubblici, indicando nel rapporto convenzionale la via prioritaria per la medicina generale e la pediatria di libera scelta.

Ancora più netta la posizione di Forza Italia. Gli azzurri, con Antonio Tajani e Stefania Craxi, hanno respinto l’idea di far “regredire” i medici di famiglia ad “anonimi burocrati” chiusi nelle Case della Comunità, chiedendo piuttosto un atto di indirizzo per modificare il convenzionamento in funzione di studi associati capaci di garantire reperibilità, fiduciarietà e prossimità. Per FI il rapporto fiduciario tra medico e cittadino non va ostacolato, ma valorizzato. E oggi anche la Lega si è tirata indietro.

Il risultato è che la riforma, almeno nella sua formulazione attuale, entra in una fase di stallo. E lo stop arriva nel momento più delicato: il Governo deve infatti dimostrare di saper rendere operative le Case della Comunità, una delle architravi della Missione Salute del Pnrr (investimento da 2 miliardi di euro ndr.) , pensate per spostare il baricentro dell’assistenza dal pronto soccorso e dall’ospedale al territorio. Senza un nuovo assetto della medicina generale, però, il rischio è che molte strutture restino scatole vuote o comunque incapaci di garantire quella presa in carico continuativa dei pazienti cronici e fragili che rappresenta il cuore della riforma dell’assistenza territoriale.

Il ministro Schillaci, rispondendo nei giorni scorsi alle critiche, aveva provato a rassicurare: “Non smantelliamo il medico di famiglia, ne rafforziamo il ruolo”. L’obiettivo dichiarato era quello di cambiare un modello giudicato non più adeguato di fronte a pronto soccorso congestionati, carenza di professionisti e domanda crescente di assistenza. Ma le rassicurazioni non sono bastate a superare le resistenze politiche e sindacali.

Sul fronte dei medici, la tensione era già altissima. La Fimmg aveva dichiarato lo stato di agitazione contro il progetto, denunciando l’assenza di un confronto preventivo e paventando anche lo sciopero. Le critiche riguardano non solo il possibile passaggio alla dipendenza, ma anche il timore che il nuovo modello finisca per indebolire il rapporto fiduciario con gli assistiti, aumentare i vincoli organizzativi e rendere ancora meno attrattiva una professione già in forte sofferenza.

Il problema, tuttavia, resta tutto sul tavolo. La medicina generale attraversa da anni una crisi strutturale: pensionamenti, carenza di nuovi professionisti, massimali sempre più alti, difficoltà crescenti per i cittadini nel trovare un medico di famiglia, soprattutto in alcune aree del Paese. In questo quadro, rinviare la riforma può servire a evitare uno strappo con le categorie e con una parte della maggioranza, ma non risolve la questione di fondo: come garantire davvero una medicina territoriale più accessibile, continua e integrata.

La partita, dunque, non si chiude. Piuttosto, cambia terreno. Il Governo dovrà decidere se riscrivere il testo, ridimensionando l’ipotesi della dipendenza e rafforzando la convenzione (che però ha tempi lunghi), oppure se rinviare l’intervento a un confronto più ampio con Regioni, sindacati e Parlamento. Ma il tempo non è una variabile neutra. Le Case della Comunità sono già state realizzate o programmate con fondi europei e devono diventare operative (ad oggi solo il 4% di quelle previste è pienamente funzionante). Senza medici, infermieri, specialisti e servizi realmente integrati, il rischio è che la riforma del territorio resti incompiuta.

Per Schillaci e per le Regioni è una battuta d’arresto politica significativa. Per la maggioranza (che governa da quasi 4 anni), una nuova prova di equilibrio tra tutela dell’autonomia professionale dei medici e necessità di riorganizzare il Ssn. Per i cittadini, invece, resta la domanda più concreta: chi garantirà, nei prossimi anni, una presa in carico tempestiva e vicina a casa?

L.F.

05 Giugno 2026

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