Fimmg: “Bene si sia capito che è dannosa, voluta dalle Regioni per motivi di cassa”
“La riforma sulla medicina generale avrebbe fatto saltare il Servizio sanitario nazionale. Non è una riforma del ministro Schillaci, ma delle Regioni, ed è fatta solo per motivi economici. Se una parte politica della maggioranza ha capito che era dannosa, ne prendiamo atto con responsabilità”. Lo spiega all’Ansa Silvestro Scotti, segretario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, commentando il presunto arenamento della riforma dei medici di famiglia, la cui bozza era stata presentata poche settimane fa dal ministro della Salute Orazio Schillaci alle Regioni.
Se si stoppasse l’iter, come molti sembrano suggerire, “non sarebbe una vittoria di categoria”, ci tiene a precisare Scotti. “È il riconoscimento – precisa – che si stava legiferando, in modo unilaterale, su una materia che è contrattuale. La riforma era la negazione della contrattazione, perché per via legislativa, e non negoziale, metteva le mani sulla convenzione dei medici di famiglia. Era nata con la buona volontà di risolvere il nodo del personale nelle Case di Comunità, ma avrebbe aperto alla deregulation regionale di un’attività che non sarebbe più stata allineata alla contrattazione nazionale”. “Chi oggi parla di riforma ‘affossata’ – prosegue – confonde due piani: non si affossa una buona riforma, si evita un errore di metodo che avrebbe prodotto più danni che vantaggi. La sanità territoriale non si rafforza passando sopra la testa di chi quella riforma deve attuarla ogni giorno. Noi vogliamo lavorare a fianco di Regioni e Ministero per raggiungere gli obiettivi del Pnrr sulla presenza dei medici nelle Case di Comunità: chiediamo che le Regioni facciano un atto di indirizzo per l’accordo 2025-27, incentrato proprio sul ruolo del medico di famiglia nelle Case di Comunità. Lo strumento c’è, ed è il negoziato, più rapido ed efficace di un percorso legislativo”. L’altra preoccupazione è che impatto avrà sul futuro della medicina generale, già penalizzata dalla mancanza di professionisti.
“I giovani – conclude Scotti – che avrebbero voluto scegliere la medicina generale, con tutta questa confusione, sicuramente avranno scelto un’altra specializzazione. Il danno politico di questi mesi lo pagheranno i cittadini, non le sigle”.
05 Giugno 2026
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