Il conflitto in Medio Oriente ha già causato oltre 4 milioni di sfollati, quasi 3.000 vittime accertate e decine di migliaia di feriti, con il sistema sanitario regionale sotto una pressione senza precedenti. È il quadro drammatico restituito dal nuovo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), aggiornato al 25 marzo 2026, che per la prima volta fotografa l’impatto sanitario di un’escalation che coinvolge direttamente Iran, Libano e Israele, con ricadute su tutti i Paesi limitrofi.
I numeri parlano chiaro. L’Iran conta oltre 3,2 milioni di sfollati, 23.061 feriti e 1.825 vittime accertate. Il Libano, con 1.049.328 sfollati, registra 3.119 feriti e 1.094 morti. Israele, pur meno colpito sul piano degli spostamenti interni, ha 4.829 feriti e 19 decessi. A questi si aggiungono i dati sull’Iraq, ancora parziali, e gli attacchi verificati contro strutture sanitarie: 21 in Iran, 65 in Libano, 6 in Israele. Il costo in vite umane tra gli operatori sanitari è altissimo: 9 morti in Iran, 15 in Libano, nessuno in Israele secondo le stime Oms.
Le minacce per la salute pubblica
L’Oms individua cinque minacce prioritarie: traumi e disabilità; difficoltà di accesso alle cure per i profughi, in particolare per le malattie croniche; rischio di epidemie negli insediamenti sovraffollati; conseguenze sanitarie degli attacchi agli impianti di desalinizzazione, che riducono l’acqua potabile; e il potenziale per un incidente chimico, biologico, radiologico o nucleare (Cbrn), con particolare attenzione agli attacchi agli impianti petroliferi in Iran, Bahrain e Arabia Saudita che sollevano preoccupazioni per l’inquinamento atmosferico e l’esposizione ambientale su scala regionale.
A ciò si aggiungono le interruzioni delle catene di approvvigionamento, l’aumento dei costi di trasporto e la volatilità del mercato energetico, che rischiano di limitare l’accesso ai medicinali essenziali.
La risposta dell’Oms: forniture, sorveglianza e rischio Cbrn
L’Organizzazione ha attivato i propri Incident Management Support Teams a livello centrale e regionale per coordinare una risposta sanitaria multi-Paese. Tra le azioni in corso: in Iran, su richiesta delle autorità, l’Oms sta sostenendo l’assistenza psicosociale e l’acquisto di vaccini prioritari (polio, difterite, rotavirus, epatite B). In Libano, dove il sistema sanitario regge grazie agli investimenti nella gestione dei massicci afflussi di feriti, l’Oms ha ampliato la rete ospedaliera per i traumi – 18 strutture pubbliche e 6 private – e ha consegnato il 24 marzo un carico di forniture mediche (materiale per 1.000 procedure traumatiche, vaccini, insulina e farmaci essenziali) tramite un volo charter finanziato dall’Unione Europea.
Per i Paesi della regione (Afghanistan, Iraq, Giordania, Siria, Qatar, Arabia Saudita, Emirati, Yemen, Territori palestinesi occupati), l’Oms sta lavorando con i ministeri della Salute per rivedere i piani di preparazione e rafforzare i sistemi di sorveglianza. In particolare, in Iraq le restrizioni agli spostamenti stanno mettendo sotto pressione gli ospedali, mentre in Siria gli arrivi via terra dal Libano (oltre 140.000 persone al 17 marzo) aumentano il fabbisogno sanitario nelle aree di frontiera.
Per i Paesi europei limitrofi (Azerbaigian, Armenia, Cipro, Turchia, Turkmenistan), l’Oms ha predisposto un pacchetto di readiness con linee guida sulla comunicazione dei rischi chimici e radiologici, messaggi di sanità pubblica e piani di contingenza per eventi nucleari, massicci afflussi di feriti e spostamenti di popolazione.
Il nodo dei finanziamenti
L’Oms ha già stanziato 2 milioni di dollari dal proprio Fondo di emergenza: 1 milione per il Libano, 500.000 per l’Iraq e 500.000 per la Siria. Ma il fabbisogno rimane enorme: solo per il Libano, il Flash Appeal (marzo-maggio 2026) stima un’ulteriore necessità di 37 milioni di dollari per sostenere la risposta ai traumi, i servizi essenziali, la sorveglianza epidemiologica e le popolazioni sfollate.
“Il sistema sanitario libanese sta reggendo – si legge nel rapporto – grazie agli investimenti nella formazione del personale e nella pianificazione. Ma se la situazione dovesse peggiorare, la rete andrebbe in sofferenza”. E con essa, la salute di milioni di persone in una regione già sull’orlo del collasso.