Giorda (AMD): “Le regioni si mettano una mano sulla coscienza: il Piano va applicato”
C’è da dire, infatti, che la cura del diabete in Italia era già all’avanguardia nel mondo e che il sistema di assistenza per la persona diabetica era già ottimo. “Dall’estero guardano al nostro modello di cura, che è uno dei più evoluti anche grazie ai circa 650 centri di erogazione dell’assistenza che sono già attivi su territorio nazionale”, ha spiegato Giorda. “Già prima della stesura ufficiale di questo Piano la cura basata su un’interazione tra la rete dei diversi servizi di diabetologia e i medici generalisti o altri specialisti che si occupano di questa malattia: oggi tutto ciò è sancito per legge. In più, all’interno di questo percorso di empowerment si inserisce l’importante contributo delle associazioni dei pazienti, coinvolte in maniera importante nel processo decisionale e il cui intervento è oggi indispensabile. Non è un caso che Diabete Italia sia stato un attore così importante per la stesura del Piano Nazionale”.
Il messaggio dunque oggi non è tanto di cambiare registro, quanto di mantenere l’alto livello di cura che già viene offerto. “Il messaggio chiaro che deve arrivare ai politici è quello di non smantellare la rete di assistenza, anche se stiamo affrontando un momento di crisi e ingenti tagli”, ha continuato il presidente AMD. “Il problema è sopravvivere. Per capire qual è la portata delle difficoltà basta pensare che il personale che va in pensione ad oggi sistematicamente non viene rimpiazzato, sia che si tratti di medici che di infermieri. È chiaro che il problema cruciale di questo Piano e della Sanità italiana oggi è che non ci sono finanziamenti”.
Infine, l’applicazione della legge. “Bisogna evitare la frammentazione e la disomogeneità delle cure che talvolta derivano dal federalismo in Sanità”, ha concluso Giorda. “Se il Piano è stato approvato dalla conferenza Stato-Regioni, ora che le regioni si mettano una mano sulla coscienza e si impegnino nella sua applicazione.”
Laura Berardi
16 Febbraio 2013
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