L’importanza degli screening cardiovascolari, da fare entro i 35 anni. L’invito di Efpia

L’importanza degli screening cardiovascolari, da fare entro i 35 anni. L’invito di Efpia

L’importanza degli screening cardiovascolari, da fare entro i 35 anni. L’invito di Efpia

Il documento si inserisce nel solco del Safe Hearts Plan, il primo piano europeo per la salute cardiovascolare lanciato dalla Commissione Europea nel dicembre 2025, che punta a ridurre la mortalità cardiovascolare prematura del 25% entro il 2035. IL POSITION PAPER

Le malattie cardiovascolari uccidono circa 1,7 milioni di persone ogni anno nell’Unione Europea, colpiscono circa 62 milioni di cittadini e generano costi economici superiori a 282 miliardi di euro all’anno. Eppure fino all’80% dei casi sarebbe prevenibile attraverso la diagnosi precoce e il controllo dei fattori di rischio. Su queste premesse si fonda il position paper pubblicato da EFPIA (Federazione europea delle industrie farmaceutiche e delle associazioni) dedicato ai controlli per la salute cardiovascolare.

Il Safe Hearts Plan e il ruolo di EFPIA

Il documento si inserisce nel solco del Safe Hearts Plan, il primo piano europeo per la salute cardiovascolare lanciato dalla Commissione Europea nel dicembre 2025, che punta a ridurre la mortalità cardiovascolare prematura del 25% entro il 2035. EFPIA accoglie con favore il Piano e ne sostiene due pilastri operativi: una Raccomandazione del Consiglio sui controlli cardiovascolari e un protocollo EU comune da adottare come riferimento per tutti gli Stati membri, accompagnato da campagne di sensibilizzazione “Know Your Numbers” e da programmi di outreach territoriale e mobile.

Il nodo centrale, secondo Efpia, è che prevenzione e diagnosi precoce restano oggi strumenti sottoutilizzati: i fattori di rischio – ipertensione, colesterolo elevato, diabete, obesità, aritmie – rimangono spesso non diagnosticati e non trattati, mentre gli approcci nazionali sono frammentati e privi di standard comuni, con conseguente scarsa comparabilità dei dati e disuguaglianze nelle cure.

“Know Your Numbers by 35”: il cardine della proposta

Il cuore della proposta di Efpia è il principio “Know Your Numbers by 35”: ogni persona dovrebbe ricevere una valutazione cardiometabolica completa entro i 35 anni, con rivalutazioni periodiche successive. Questo check di base, da effettuare a livello di medicina di base, dovrebbe includere come minimo profilo lipidico con LDL colesterolo, pressione arteriosa con rilevazione del ritmo cardiaco, glicemia o HbA1c, indici di obesità e adiposità (BMI e circonferenza vita), stato di fumatore e altri fattori di rischio legati allo stile di vita, storia familiare di malattia cardiovascolare precoce, Lipoproteina(a) – da misurare almeno una volta nella vita – e stato vaccinale contro le infezioni respiratorie rilevanti.

Il protocollo europeo dovrebbe poi prevedere la stratificazione del rischio con strumenti validati come SCORE2 e SCORE2-OP, integrabili con ulteriori marcatori quali NT-proBNP, funzionalità renale e proteina C-reattiva ad alta sensibilità.

Il Safe Hearts Plan fissa obiettivi quantitativi da raggiungere entro il 2035 per la misurazione annuale dei principali fattori di rischio da parte di professionisti sanitari. Per la pressione arteriosa, almeno il 75% della fascia 25-64 anni e il 90% degli over 65. Per colesterolo e glicemia, almeno il 65% tra i 25-64 anni e l’80% tra gli over 65. EFPIA accoglie questi target ma auspica un’ambizione ancora maggiore a livello nazionale.

Gruppi ad alto rischio: screening anticipato e più frequente

Il documento identifica anche le categorie che necessitano di controlli più precoci e ravvicinati rispetto alla popolazione generale: soggetti con storia familiare di malattia cardiovascolare aterosclerotica prematura o cardiomiopatie (da valutare già dai 18 anni), portatori di ipercolesterolemia familiare (da individuare in età pediatrica), pazienti con ipertensione, diabete, obesità o sindrome metabolica, persone con malattia renale cronica, con storia di ictus, con malattie infiammatorie croniche, persone sieropositive, donne con precedente diabete gestazionale, soggetti a rischio di cardiotossicità da terapia oncologica, fumatori e gruppi socioeconomicamente vulnerabili.

EFPIA sottolinea con forza che lo screening da solo non è sufficiente. Il protocollo EU dovrebbe definire con chiarezza cosa accade dopo un risultato anomalo: valutazioni diagnostiche di approfondimento, percorsi di invio a centri specialistici, educazione del paziente sui rischi cardiovascolari correlati a condizioni concomitanti, verifica dell’aderenza terapeutica. Ogni volta che un parametro supera una soglia definita, dovrebbe scattare automaticamente un piano di gestione personalizzato e un passo successivo standardizzato, traducendo la diagnosi precoce in cura concreta.

Per massimizzare la copertura, EFPIA propone un modello che combina screening sistematici programmati per fasce d’età e controlli integrati in ogni contatto con il sistema sanitario – incluse le visite di routine e gli esami del sangue ordinari. Un approccio trasversale, capace di raggiungere anche le popolazioni più difficili: migranti, residenti in aree rurali, gruppi a basso reddito, attraverso cliniche mobili e strategie di comunicazione culturalmente adattate.

EFPIA chiede infine l’istituzione di indicatori e dashboard europei per il monitoraggio trasparente dei tassi di misurazione annuale dei fattori di rischio, della quota di popolazione sottoposta a screening per fasce d’età e degli esiti di diagnosi e follow-up. L’obiettivo operativo è ambizioso: tutti gli Stati membri dovrebbero essere pronti ad attuare i percorsi nazionali entro la prima metà del 2027, con adeguato sostegno finanziario attraverso i fondi di coesione europei.

Gloria Frezza

07 Maggio 2026

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