Sindromi coronariche acute: ANMCO presenta le prime raccomandazioni di buona pratica clinica

Sindromi coronariche acute: ANMCO presenta le prime raccomandazioni di buona pratica clinica

Sindromi coronariche acute: ANMCO presenta le prime raccomandazioni di buona pratica clinica

Presentate al Congresso Nazionale 2026 di Rimini le linee guida operative per standardizzare diagnosi e cura delle SCA in Italia. Un documento nato su mandato dell'ISS e coordinato da oltre 40 società scientifiche.

Circa 135.000 casi l’anno in Italia, una mortalità a cinque anni che può superare il 15-20% e un impatto clinico, economico e sociale che ne fa una delle emergenze sanitarie più rilevanti del Paese. Sono questi i numeri delle sindromi coronariche acute (SCA) che hanno spinto l’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), su mandato dell’Istituto Superiore di Sanità, a sviluppare le prime Raccomandazioni di Buona Pratica Clinico-Assistenziale (RBPCA) dedicate alla diagnosi e alla cura di questa patologia. Il documento è stato presentato oggi a Rimini, in occasione del Congresso Nazionale ANMCO 2026, al termine di un lavoro coordinato con oltre 40 società scientifiche.

Un’area ad alta variabilità clinica

Nonostante la disponibilità di linee guida internazionali, nel campo delle SCA permangono numerosi ambiti decisionali in cui le evidenze sono incomplete, contrastanti o difficilmente applicabili ai diversi contesti assistenziali. L’iniziativa si inserisce nel quadro della legge Gelli-Bianco, che promuove lo sviluppo di strumenti di supporto decisionale finalizzati a migliorare appropriatezza, sicurezza e qualità delle cure.

Il prof. Fabrizio Oliva, Co-Chair ANMCO RBPCA e Direttore del Dipartimento di Cardiologia Clinica dell’Ospedale Niguarda di Milano, ha ricordato come ANMCO abbia contribuito a trasformare radicalmente la prognosi di questi pazienti: dalla mortalità intraospedaliera per infarto miocardico acuto del 30% registrata negli anni Settanta si è scesi al 2,8% nel 2024, secondo i dati dello studio Eyeshot 2. Oliva ha sottolineato che le nuove raccomandazioni mirano a fornire indicazioni operative per migliorare la qualità delle decisioni cliniche, coordinare i percorsi assistenziali nei diversi setting di cura e ridurre la variabilità gestionale, con l’obiettivo di ottimizzare gli esiti per i pazienti e l’efficienza del SSN.

La distinzione STEMI/NSTEMI: un passaggio cruciale

Il prof. Massimo Grimaldi, Presidente ANMCO e Direttore di Cardiologia dell’Ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti, ha posto l’accento sull’importanza della diagnosi differenziale precoce tra le due principali forme di SCA: l’infarto con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI) e quello senza sopraslivellamento (NSTEMI). Questa distinzione, basata principalmente sull’elettrocardiogramma iniziale, condiziona in modo determinante tempi di intervento, setting assistenziale e strategie terapeutiche. Grimaldi ha evidenziato come la mortalità complessiva a cinque anni dopo una SCA possa superare il 15-20%, con incidenze rilevanti di nuovi eventi ischemici, ictus, aritmie e scompenso cardiaco, sottolineando che i margini di miglioramento nel trattamento rimangono ancora molto ampi.

Il paziente anziano: basta con l’inerzia terapeutica

Uno dei temi più innovativi affrontati dalle raccomandazioni riguarda la gestione delle SCA nel paziente anziano. Il prof. Federico Nardi, Presidente Designato ANMCO e Direttore di Cardiologia dell’Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato, ha chiarito che non è più appropriato adottare un approccio attendista basato sull’età anagrafica. Le decisioni devono invece essere guidate da una valutazione complessiva del profilo clinico, della fragilità, delle comorbidità, dello stato cognitivo e degli obiettivi di cura. Quando appropriato, anche nei pazienti più anziani una strategia invasiva può ridurre il rischio di reinfarto; nei pazienti più fragili, l’indicazione va calibrata con attenzione alla proporzionalità dell’intervento. L’obiettivo, ha precisato Nardi, è superare l’inerzia terapeutica e promuovere un approccio personalizzato ed equo, evitando sia il sottotrattamento sia interventi sproporzionati.

Tradurre le linee guida ESC nella realtà italiana

Il prof. Leonardo De Luca, Chair ANMCO RBPCA e Direttore di Cardiologia del Policlinico San Matteo di Pavia, ha illustrato il valore aggiunto del documento: la capacità di tradurre le linee guida europee ESC in indicazioni concrete e coerenti con il contesto organizzativo italiano. Temi come la tempistica alla coronarografia, il pretrattamento con doppia terapia antiaggregante, la gestione dell’infarto tardivo, la coronarografia nel post-arresto cardiaco e l’assistenza ai pazienti nelle aree remote trovano nelle RBPCA una sintesi operativa chiara, destinata ad avere un impatto diretto sulla pratica clinica quotidiana e a ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure su tutto il territorio nazionale.

07 Maggio 2026

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