L’Italia vive sempre più a lungo, ma non sempre in buona salute. Se l’aspettativa di vita si avvicina ormai agli 85 anni, quella in buona salute si ferma intorno ai 58-60 anni. È su questo divario che si gioca una delle principali sfide della sanità pubblica: non solo curare le patologie e le comorbidità legate all’età, ma preservare il più a lungo possibile condizioni di benessere e autonomia.
A sottolinearlo è Anna Odone, professoressa ordinario di Sanità pubblica all’Università di Pavia e presidente della sezione 3 del Consiglio superiore di sanità, intervenuta ad un evento sull’evoluzione demografica.
Secondo Odone, il tema della prevenzione è cruciale per rispondere ai profondi cambiamenti demografici in corso. L’aumento dell’aspettativa di vita rappresenta infatti un successo della medicina, ma porta con sé anche un peso sociale ed economico e un impatto significativo sulla salute della popolazione.
“Gli obiettivi di sanità pubblica sono preservare la buona salute, non solo diagnosticare e curare le patologie e le comorbidità che, grazie al driver dell’età, aumentano. E qui entra il tema della prevenzione”, ha spiegato Odone.
La prevenzione primaria, ha ricordato, ha proprio l’obiettivo di mantenere le persone in salute. Comprende vaccinazioni, screening e promozione di stili di vita corretti. Interventi che, oltre a produrre benefici individuali, hanno anche un impatto rilevante dal punto di vista economico, soprattutto in una prospettiva di popolazione.
Nel campo delle malattie infettive, l’attenzione si è tradizionalmente concentrata sulle vaccinazioni pediatriche. Tuttavia, alla luce dell’invecchiamento della popolazione, la prevenzione vaccinale assume oggi un ruolo sempre più importante anche per adulti, anziani e persone fragili.
“Con questi numeri demografici la prevenzione diventa uno strumento di invecchiamento in salute e attivo anche per la popolazione adulta, anziana e fragile”, ha osservato Odone. Sono infatti disponibili strumenti vaccinali efficaci contro patologie diffuse nella popolazione anziana, per le quali l’età rappresenta un fattore di rischio per forme più gravi o complicate.
Un altro nodo centrale riguarda la prevenzione di prossimità, collegata anche all’attuazione del Pnrr. Il monitoraggio dell’implementazione dei nuovi modelli territoriali, ha spiegato Odone, mostra alcune criticità nei diversi contesti regionali, che interessano anche l’ambito della prevenzione vaccinale.
Per rafforzare l’accesso alla prevenzione, secondo Odone è necessario allontanarsi da una visione centrata esclusivamente su ospedali e dipartimenti di prevenzione, valorizzando invece modelli più vicini ai cittadini. Tra questi rientrano esperienze sperimentate durante l’emergenza, come la vaccinazione in farmacia, che possono diventare parte stabile del sistema sanitario.
“Pensare una prevenzione che si allontana dai luoghi tradizionali, ospedali e dipartimenti di prevenzione, e abbraccia modelli sperimentati in contesto emergenziale significa costruire un sistema che resta e può essere utilizzato anche a regime”, ha affermato.
La medicina di prossimità, ha concluso Odone, integra farmacisti, medici di famiglia e servizi territoriali, unendo bisogni sanitari e sociali in un’ottica di integrazione sociosanitaria e promozione della salute.