Schillaci: “Regolare il payback e accelerare l’accesso agli innovativi”. Sul prontuario: “Pronti a discuterne nell’interesse dei cittadini”
Regolare il meccanismo del payback in modo più equo e prevedibile e ridurre il tempo che intercorre tra l’approvazione dei farmaci innovativi da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e la loro effettiva disponibilità per i pazienti italiani. Sono queste le due priorità indicate dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo all’Assemblea pubblica di Farmindustria.
Nel suo intervento il ministro ha richiamato anche i possibili effetti della politica del “Most Favoured Nation” sui mercati europei, evidenziando tre rischi principali: l’aumento dei prezzi per i sistemi sanitari del continente, una riduzione degli investimenti industriali e infrastrutturali in Europa e, soprattutto, un accesso più lento dei pazienti alle terapie innovative.
Schillaci ha ricordato che la futura legge delega farmaceutica, attesa entro la fine dell’anno, affronterà in modo esplicito questi temi. “Non è un documento generico”, ha sottolineato, indicando la necessità di introdurre strumenti strutturali per una governance più moderna dell’innovazione farmaceutica.
Tra questi, il ministro ha citato l’Health Technology Assessment (Hta) olistico, che dovrebbe consentire di valutare il valore terapeutico di un farmaco nell’ambito della gestione complessiva del paziente e non soltanto sulla base del costo iniziale della terapia. Altro elemento centrale sarà il rafforzamento della produzione e dell’utilizzo della real world evidence, sviluppata in collaborazione tra Aifa e Regioni e supportata dagli investimenti previsti dal Pnrr.
Un ruolo importante, secondo Schillaci, potrà essere svolto anche dai Managed Entry Agreements, ossia accordi di accesso controllato che collegano parte della remunerazione dei farmaci agli esiti clinici ottenuti. “Consentono ai produttori di mantenere un prezzo netto adeguato senza incorrere nelle penalizzazioni derivanti dal Most Favoured Nation”, ha spiegato.
L’Europa perde terreno sull’innovazione
Nel corso del suo intervento il ministro ha anche lanciato un allarme sulla capacità innovativa del continente europeo. “Solo l’11% delle nuove molecole viene sviluppato in Europa, mentre il 70% arriva da Stati Uniti e Cina”, ha osservato.
Per Schillaci si tratta di un problema strutturale legato a diversi fattori: investimenti insufficienti, mercati frammentati, eccesso di burocrazia, difficoltà nell’attrarre venture capital e partnership pubblico-private spesso non sufficientemente efficaci. Una situazione che rischia di trasformare progressivamente l’industria farmaceutica europea e italiana in un comparto prevalentemente manifatturiero, con una minore capacità di generare innovazione.
“Abbiamo i talenti, ma troppo spesso i brevetti e la catena del valore migrano altrove per essere sviluppati”, ha evidenziato il ministro.
Il confronto sul prontuario farmaceutico
A margine dell’Assemblea, Schillaci è tornato anche sul tema della possibile revisione del prontuario farmaceutico, oggetto di un acceso confronto tra istituzioni e industria.
Pur evitando di entrare nel merito delle singole proposte, il ministro ha ribadito alcuni principi guida. “È importante continuare a offrire ai pazienti tutto ciò che l’industria farmaceutica produce. Se oggi molte malattie sono curabili e l’aspettativa di vita è aumentata, lo dobbiamo anche alla ricerca farmaceutica”, ha affermato.
L’obiettivo, secondo Schillaci, deve essere garantire un accesso rapido ed equo ai medicinali, indipendentemente dal reddito o dal luogo di residenza dei cittadini, senza però trascurare il tema della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
“Serve una nuova visione. Non si tratta soltanto di capire quanto paghiamo i farmaci, ma di inserirli in un contesto più ampio e collaborare con chi li sviluppa e li produce”, ha spiegato.
Quanto alla revisione del prontuario, il ministro ha confermato la disponibilità al confronto: “Ne discuteremo nell’interesse dei cittadini. Non voglio che i cittadini paghino di più per avere dei farmaci e non voglio che i cittadini italiani non abbiano accesso ai medicinali”. Un messaggio che conferma la volontà del Ministero di mantenere al centro del dibattito l’equilibrio tra sostenibilità economica, innovazione e tutela del diritto alla salute.
23 Giugno 2026
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