FMT: “Necessaria una riforma profonda del sistema, a partire dall’istituzione della scuola di specializzazione in medicina generale”

Dopo la notizia sull’aumento in Veneto delle borse per i medici di medicina generale in formazione, la Federazione dei Medici Territoriali-FMT rilancia e propone di avviare una riforma più complessiva del settore. “La medicina generale – dichiara in una nota Francesco Esposito, segretario generale FMT – attraversa una crisi profonda, che non riguarda soltanto il Veneto ma l’intero Paese. Il progressivo aumento delle zone carenti, ormai diffuso in tutte le regioni, non è più un fenomeno episodico: è il segnale di una crisi strutturale e, prima ancora, vocazionale. Sempre meno medici scelgono questa ‘area’, ed è sempre più difficile sostituire i colleghi che vanno in pensione. Di fronte a questo scenario, è necessaria una riforma profonda del sistema, a partire dall’istituzione di una vera e propria scuola di specializzazione in medicina generale, equiparando questo percorso a quello delle altre specialità mediche. Solo così sarà possibile restituire dignità, riconoscimento e attrattività a una professione che oggi fatica a reclutare nuovi medici”.

“Accanto alla riforma della formazione – continua Esposito – occorre ampliare l’attuale rapporto convenzionale: proponiamo un doppio canale di accesso anche su base oraria, ispirato alla medicina dei servizi, che garantisca ai nuovi medici tutele oggi assenti, come ferie, malattia e altre forme di protezione. Se chi è già da tempo in servizio può preferire il mantenimento della quota capitaria, i più giovani sembrano invece più sensibili alla presenza di garanzie contrattuali stabili. Un doppio canale di questo tipo potrebbe diventare un reale incentivo a rimanere nel SSN”.

“Inoltre, vista la gravità della carenza di medici, in particolare nelle regioni del Nord, proponiamo di eliminare l’incompatibilità tra pensionamento e attività convenzionata – aggiunge –. Molti medici in pensione, pur non potendo sostenere turni pieni di cinque giorni a settimana, sarebbero disponibili a prestare servizio nelle Case di Comunità con impegni ridotti, dalle sei alle dodici ore settimanali. Questa misura permetterebbe di coprire, almeno temporaneamente, i vuoti assistenziali più critici, in attesa che l’ampliamento degli accessi universitari – che porterà ogni anno diverse migliaia di nuovi medici in più rispetto al passato – produca i suoi effetti strutturali nel giro di qualche anno”.

Conclude Esposito: “Proprio per questi motivi, riteniamo che fosse indispensabile giungere alla firma dell’Accordo Collettivo Nazionale: una legge calata dall’alto, partendo da un decreto di urgenza e senza un iter condiviso di riforma, avrebbe rischiato di segnare la fine della medicina generale così come la conosciamo”.

24 Luglio 2026

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