Dopo le elezioni. Barani (Pdl): “L’incertezza non deve ripercuotersi sulla sanità che resta una priorità”

Dopo le elezioni. Barani (Pdl): “L’incertezza non deve ripercuotersi sulla sanità che resta una priorità”

Dopo le elezioni. Barani (Pdl): “L’incertezza non deve ripercuotersi sulla sanità che resta una priorità”
Riforma del Titolo V, Lea, cure primarie, responsabilità professionale e temi etici. Questi alcuni dei provvedimenti, ereditati dalla precedente legislatura, che il nuovo Parlamento sin dalle prossime settimane dovrà comunque affrontare. Ne è convinto il rieletto Barani, che stigmatizza come la sanità sia stata la "Cenerentola" della campagna elettorale.

“Tra gli eletti del Pdl sono l’unico che è stato nelle commissioni sanità e che se ne è occupato. Avrò dunque la sanità sulle spalle”. Quasi a sottolineare il peso di questa naturale investitura considerato che né Giuseppe Palumbo, né Antonio Tomassini, nomi “storici” della sanità targata Pdl saranno in Parlamento, Lucio Barani, neo senatore, fino alla precedente legislatura deputato, da parlamentare esperto di questioni salute sa che “la sanità è e resta una priorità”. E non può essere altrimenti perché “quando una persona sta male non ci sono altre questioni che la salute. Chi si sente male, e in Italia i cronici e gli acuti sono milioni, ha nella salute e nella cura l’unica priorità”.
 
Eppure questa materia, sottolinea Barani, è stata “la Cenerentola della campagna elettorale per tutti i partiti. Nessuno dei leader ha mai parlato di sanità” e quando gli si fa notare che il leader del Pd, Pierluigi Bersani, a pochi giorni dal voto ha proposto di togliere i ticket sulla specialistica lui risponde: “già, però da mesi la Toscana ha i ticket sulla digitalizzazione”.
 
Entrando nel dettaglio dei provvedimenti che questo Parlamento eredita dal precedente e quindi su quello che ci sarà da fare in sanità Barani elenca quelle che a suo modo di vedere sono le priorità. A cominciare dai Lea “la cui situazione è caotica” senza dimenticare che questi vanno di pari passo con la “riforma del titolo V della Costituzione. Perché la sanità non deve essere lasciata in mano alle regioni” in quanto genera “disuguaglianza, mancato rispetto della Costituzione e rappresenta un motivo di sperpero e buchi”.
 
La sanità deve quindi “tornare sotto la regia centrale del Ministero” perché basta con lo Stato e le Regioni poste “allo stesso livello” e in più il ministro della Salute deve avere “anche il portafoglio per gestire i Lea”.
 
Le Regioni dunque causa della mala gestio della sanità? “Sì”, su questo Barani non ha dubbi, tranne per una “la Lombardia, che ha la migliore offerta sanitaria in quanto mette in competizione erogatori pubblici con erogatori privati”.
 
Altri provvedimenti da riprendere sicuramente quello sulle cure primarie “su cui ci siamo scontrati con le Regioni” partendo dalla riforma della guardia medica “che non serve a niente perché non ci va nessuno” e la responsabilità professionale “per cui l’atto medico deve essere depenalizzato e la responsabilità deve essere solo civile”.
 
Tutto questo senza dimenticare i temi etici di cui si parla ad ogni legislatura ma che poi restano sempre sullo sfondo essendo motivo di contrasto tra le forze politiche. “Io sono un laico credente” e poi spiega che questa è “una questione di alta teologia, che siamo in pochi a discernere. Un laico credente è favorevole all’aborto, al divorzio e alle coppie di fatto”.
 
Ma sulla morte, precisa “da darwinista e seguace di Galileo, ma soprattutto da medico di pronto soccorso che ha visto arrivare in ospedale persone che fallito il tentativo di suicidio con gli occhi mi imploravano di salvarle, dico che pur essendo contrario all’accanimento terapeutico, non staccherò mai la spina”. Sui temi etici “che fanno parte della vita quotidiana e rientrano nel diritto alla salute”, è necessaria una legge “perché altrimenti saranno sempre i magistrati a decidere”. 

27 Febbraio 2013

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