Un Cup capace di vedere tutta l’offerta disponibile, pubblica e privata accreditata; un sistema che ricorda al cittadino l’appuntamento e gli consente di confermarlo o cancellarlo anche a distanza; ma soprattutto un nuovo meccanismo per evitare che, quando non si trova un posto nei tempi previsti, sia il paziente a dover ricominciare ogni volta da capo la ricerca della prestazione.
Sono alcune delle novità più rilevanti per gli assistiti contenute nel Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa (PNGLA) 2026-2028, adottato con decreto del ministro della Salute del 26 giugno e pubblicato nel Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 24 agosto. Il Piano interviene sull’accesso alla specialistica ambulatoriale e sui ricoveri programmati, accompagnato da sette allegati che disciplinano, tra l’altro, prescrizioni, Cup, priorità dei ricoveri, trasparenza dei siti web e informazione ai cittadini.
Se il posto non c’è, non dovrà essere il cittadino a inseguire il Cup
Uno degli aspetti destinati ad avere l’impatto più diretto riguarda i percorsi di tutela. Il Piano prevede la possibilità di utilizzare vere e proprie “preliste” o liste di tutela: quando al primo contatto non è possibile assegnare immediatamente una prestazione compatibile con la classe di priorità, la richiesta deve essere registrata e sarà il sistema a cercare la soluzione e a ricontattare successivamente l’assistito.
L’obiettivo dichiarato è evitare che il paziente debba telefonare ripetutamente al Cup per verificare la comparsa di nuovi posti. Per queste richieste vengono inoltre fissati tempi entro cui formulare una proposta di appuntamento: massimo 5 giorni per la classe B, 10 giorni per le visite in classe D, 15 giorni per gli esami diagnostici in D e 30 giorni per la classe P. Le preliste non sono invece previste per le prestazioni urgenti.
È un cambio di prospettiva non secondario: la difficoltà nel trovare disponibilità non dovrebbe più tradursi automaticamente in un problema lasciato sulle spalle dell’assistito, ma in una richiesta formalmente acquisita che il servizio sanitario deve gestire.
Cup sempre più unico: dentro anche il privato accreditato
Il Piano punta inoltre a far diventare il Cup la porta d’accesso reale all’intera offerta del Servizio sanitario. Il sistema dovrà consentire di mettere in relazione domanda e disponibilità delle strutture pubbliche e di quelle private accreditate, superando la frammentazione delle agende.
Il principio è che gli erogatori pubblici e privati accreditati afferiscano al Cup regionale o infraregionale, in modo da permettere al cittadino di cercare la prestazione sull’intero ventaglio delle disponibilità del Ssn. Parallelamente viene ribadito il divieto di chiusura o indisponibilità delle agende di prenotazione, che dovranno essere sottoposte anche ai controlli di Agenas.
La stessa logica riguarda il monitoraggio: nei sistemi Cup dovrà esserci piena visibilità delle agende dell’attività pubblica, del privato accreditato e anche della libera professione intramuraria.
Arriva il “recall”: il Cup ricorderà l’appuntamento e chiederà conferma
Un’altra novità concreta è il sistema di recall. Il Cup dovrà ricordare all’assistito la data della prestazione e consentirgli di confermare o cancellare la prenotazione anche da remoto, almeno due giorni lavorativi prima dell’appuntamento. L’obiettivo è recuperare rapidamente gli slot liberati e ridurre il fenomeno delle mancate presentazioni.
Ma insieme al promemoria arriva anche una responsabilizzazione dell’utente. Chi non si presenta senza avere disdetto e senza una giustificazione legata a forza maggiore o impossibilità sopravvenuta sarà tenuto a versare la quota ordinaria di partecipazione alla spesa prevista per quella prestazione. La regola riguarda anche gli assistiti esenti dal ticket.
Più telemedicina e meno spostamenti per i controlli
Il Piano attribuisce un ruolo crescente anche alla televisita e al teleconsulto, considerati strumenti utili non soltanto per ampliare l’offerta ma anche per evitare accessi non necessari.
In particolare, le televisite possono rappresentare un’alternativa alle visite di controllo in presenza, con un vantaggio soprattutto per le persone con problemi di mobilità, chi vive in zone lontane dai servizi o chi necessita di controlli frequenti. Il documento lega esplicitamente questa modalità anche alla possibilità di ridurre i tempi di attesa e facilitare il follow-up dopo una dimissione ospedaliera.
Cronici e oncologici: meno ricette e appuntamenti da prenotare uno per uno
Cambia anche la logica della presa in carico. Per le patologie cronico-degenerative e oncologiche il Piano prevede agende dedicate ai Percorsi diagnostico terapeutico assistenziali (Pdta), che potranno essere gestite direttamente dallo specialista o dalla struttura individuata dall’Asl.
Si rafforza inoltre il modello del Day Service, con l’obiettivo di concentrare visite, accertamenti e interventi necessari alla definizione del problema clinico in un percorso coordinato, evitando al cittadino la frammentazione tra molteplici prescrizioni, prenotazioni e attese separate.
Ricoveri e interventi: se l’ospedale non rispetta il tempo, dovrà essere proposta un’alternativa
Il meccanismo di tutela viene esteso con particolare forza ai ricoveri programmati e agli interventi chirurgici. Se la struttura nella quale il paziente è in lista non riesce a rispettare il tempo massimo associato alla sua priorità, nell’ambito di garanzia definito dalla Regione dovrà essere individuata e proposta una struttura alternativa con livelli assistenziali equivalenti, tenendo conto anche della prossimità e della raggiungibilità.
Il passaggio ad un’altra struttura non dovrà inoltre azzerare l’attesa maturata: nel trasferimento dovrà essere preservata la data di ingresso in lista. Il sistema dovrà quindi “muovere” il paziente tra le diverse liste, anziché costringerlo a ricominciare il percorso.
Prima dell’inserimento in lista il paziente dovrà essere informato sui tempi dei diversi centri e sull’eventuale possibilità di trasferimento per rispettare il limite previsto.
Al cittadino un documento con priorità e tempo massimo di attesa
Per i ricoveri programmati viene rafforzato anche il diritto all’informazione. Al momento dell’inserimento nella lista d’attesa dovrà essere consegnato al paziente un documento contenente le informazioni sul ricovero, la classe di priorità assegnata e il relativo tempo massimo di attesa, oltre alle indicazioni organizzative e ai riferimenti attraverso i quali chiedere informazioni. Le informazioni dovrebbero essere rese disponibili anche sul Fascicolo sanitario elettronico.
È un elemento rilevante perché rende più facilmente verificabile per il cittadino il momento dal quale decorre l’impegno del Ssn a garantire la prestazione.
Siti di Regioni e Asl sotto esame: i tempi devono essere davvero visibili
Un capitolo specifico è dedicato alla trasparenza. Regioni e aziende sanitarie dovranno disporre di sezioni web facilmente accessibili dedicate alle liste d’attesa. Verranno controllate disponibilità delle informazioni, accessibilità, dati sulle prestazioni monitorate, tempi pubblicati e possibilità di prenotazione online.
I risultati del monitoraggio saranno poi diffusi attraverso il portale del Ministero della Salute, aprendo alla possibilità per i cittadini di confrontare più facilmente il grado di trasparenza dei diversi servizi sanitari.
Il Piano prevede inoltre un vero e proprio Glossario per il cittadino, distinto da quello tecnico, scritto con un linguaggio più comprensibile e dedicato anche a diritti e doveri dell’utente.
Ora la partita passa alle Regioni. E non ci sono nuove risorse
Il decreto è entrato in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Da quel momento Regioni e Province autonome hanno 120 giorni per adottare i propri Piani regionali, che dovranno poi essere aggiornati ogni anno.
Ed è proprio l’attuazione territoriale a rappresentare il banco di prova. Anche perché il provvedimento specifica che tutte le misure dovranno essere realizzate con le risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Il nuovo PNGLA mette dunque sul tavolo strumenti che, almeno sulla carta, possono modificare concretamente l’esperienza quotidiana di chi cerca una visita, un esame o attende un intervento: meno pellegrinaggi tra Cup, più presa in carico, maggiore integrazione tra pubblico e privato accreditato, alternative quando il tempo massimo non può essere rispettato e informazioni più chiare. La vera sfida sarà trasformare queste regole in un servizio uniforme da Nord a Sud.