Eurostat, nel 2023 suicidi in lieve calo. L’Italia tra i paesi meno a rischio, tasso più basso per la Campania

Nel 2023, 48.370 residenti dell’Unione europea sono morti per suicidio. Il dato, diffuso da Eurostat in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio del 10 settembre, corrisponde all’1% di tutti i decessi registrati nell’Ue. Tra questi, sono 3.746 le vittime italiane, che classificano il nostro paese tra i paesi con dati più “rassicuranti”.

Il tasso standardizzato di mortalità è stato pari a 10,4 decessi ogni 100mila persone, in lieve diminuzione rispetto ai 10,6 del 2022. Il calo appare più evidente nel confronto di lungo periodo: nel 2013 il tasso era pari a 12,2 decessi ogni 100mila abitanti.

Tassi più alti in Lituania, Slovenia e Ungheria. Tra i più bassi l’Italia con 5,7

Tra i Paesi dell’Unione europea, il tasso di suicidio più elevato nel 2023 è stato registrato in Lituania, con 18,8 decessi ogni 100mila residenti. Seguono Slovenia, con 16,4 decessi ogni 100mila abitanti, e Ungheria, con 16,1.

I valori più bassi sono stati invece osservati a Cipro, con 3,5 decessi ogni 100mila residenti, in Grecia, con 4,3, e a Malta, con 5,5. Bene anche l’Italia con 5,7: tra le regioni la Campania mostra il tasso più basso con 2,7, mentre la Valle d’Aosta quello più alto con 13,4.

Uomini più colpiti: oltre tre quarti dei decessi

Il tasso grezzo di mortalità per suicidio è risultato nettamente più alto tra gli uomini rispetto alle donne: 16,9 decessi ogni 100mila uomini contro 5,0 ogni 100mila donne.

Gli uomini hanno rappresentato il 76,4% di tutti i decessi per suicidio nell’Unione europea. La quota varia dal 70,2% nei Paesi Bassi al 90,3% a Malta. Gli uomini presentano tassi più elevati in tutte le classi di età, con l’eccezione dei bambini sotto i 15 anni, dove i tassi risultano simili tra maschi e femmine.

Il rischio cresce con l’età

Il tasso grezzo di mortalità aumenta con l’età. Si passa da 0,2 decessi ogni 100mila persone tra i minori di 15 anni a 17,3 decessi ogni 100mila tra le persone di 65 anni e oltre.

Il dato conferma una maggiore vulnerabilità nelle fasce più anziane della popolazione, pur all’interno di un quadro in cui il fenomeno interessa gruppi di età diversi e continua a rappresentare una questione rilevante di salute pubblica.

09 Settembre 2026

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