“Oggi i cittadini quando vanno dallo specialista in strutture accreditate hanno la necessità di tornare dal proprio medico di famiglia per la prescrizione delle visite e quindi” dare la possibilità ai medici delle strutture private accreditate di prescrivere farmaci e prestazioni “è un modo per semplificare la vita al cittadino”. Lo ha detto il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, commentando la recente delibera della Giunta regionale, DGR 629 del 30 luglio 2026, pubblicata sul Bollettino Ufficiale del 4 agosto, con cui la Regione Lazio ha approvato la sperimentazione del progetto che estende la capacità prescrittiva ai medici dipendenti di strutture private accreditate e contrattualizzate con il Servizio Sanitario Regionale.
L’obiettivo dichiarato è ridurre le liste d’attesa e migliorare la continuità assistenziale, consentendo allo specialista che prende in carico il paziente di prescrivere direttamente gli esami, le visite e, nei casi previsti, i farmaci necessari al percorso di cura. E a chi definisce il provvedimento un assegno in bianco che viene dato alle strutture private, Rocca risponde: “E’ una cosa assolutamente ridicola – le parole del presidente riprese dall’Ansa -. Le strutture private hanno un budget e quel budget non viene modificato da queste prescrizioni”.
Cosa prevede la sperimentazione
Durerà sei mesi, con effettiva data di partenza da fissare con successive linee guida operative regionali. Non si tratta, poi, di un’estensione generalizzata della facoltà prescrittiva a tutti i medici delle strutture private convenzionate. La Regione ha previsto un sistema fortemente circoscritto e monitorato.
Potranno aderire su base volontaria le strutture che ne faranno richiesta alla Direzione Salute, informando la ASL competente. In particolare, dovranno avere una significativa articolazione dell’offerta: almeno sei branche specialistiche accreditate, escluso il laboratorio, oppure essere dotate di Pronto soccorso.
Sarà necessaria mediante abilitazione al sistema informativo SISMED, circoscrivendo il perimetro della sperimentazione, al fine di rendere possibile il monitoraggio degli impatti organizzativi, clinici e gestionali, oltre che economici.
Le prescrizioni, sia per prestazioni di specialistica ambulatoriale che per farmaci, potranno riguardare esclusivamente le branche per le quali la struttura risulta accreditata e per le quali siano attivi percorsi di presa in carico, integrati nella programmazione della Azienda Sanitaria Locale di riferimento.
Per visite ed esami, la ricetta dematerializzata dovrà essere utilizzata per prenotare le prestazioni nelle agende digitali della stessa struttura, specificamente dedicate ai percorsi di presa in carico. Per i farmaci, invece, la prescrizione sarà ammessa quando la terapia risulti clinicamente necessaria a seguito della visita specialistica, con l’obiettivo di garantire una continuità immediata della cura.
La prescrizione dovrà passare obbligatoriamente attraverso SISMED, così da rendere identificabili medico, struttura e ricetta.
L’emissione della ricetta a carico del Servizio Sanitario Nazionale da parte dei prescrittori è, inoltre, consentita unicamente nell’ambito dell’attività istituzionale svolta per conto del SSR, con esclusione dell’utilizzo per altre tipologie di attività, compresa quella libero-professionale.
Le strutture, poi, dovranno mantenere un numero di agende dedicate alle prestazioni di primo accesso con priorità B e D almeno pari al volume erogato nel 2025, salvo una diversa percentuale stabilita dalla ASL. In altre parole, la possibilità di utilizzare le proprie prescrizioni per organizzare i percorsi interni non dovrebbe tradursi nella sottrazione di posti ai pazienti che devono ancora accedere al servizio.
Il monitoraggio della sperimentazione, si legge nella delibera, sarà effettuato con cadenza periodica, anche per singolo medico prescrittore, branca specialistica e struttura sanitaria di afferenza, con normalizzazione dei risultati rispetto ai volumi di attività erogata: “Gli scostamenti significativi dagli indicatori di appropriatezza e comportamento prescrittivo definiti nelle linee guida operative, comporta la sospensione o la revoca dell’abilitazione del medico prescrittore e/o della partecipazione della struttura alla sperimentazione”.