FTM alla politica: “Difendere la sanità pubblica, rilanciare il ruolo dei medici di medicina generale”

FTM alla politica: “Difendere la sanità pubblica, rilanciare il ruolo dei medici di medicina generale”

FTM alla politica: “Difendere la sanità pubblica, rilanciare il ruolo dei medici di medicina generale”

Il messaggio arriva dal Consiglio nazionale tenuto a Napoli. Esposito: “Urgente il nuovo atto di indirizzo, quindi revisione del ruolo unico e un nuovo modello di rapporto convenzionale, formazione specialistica e valorizzazione dei medici pensionati”. Le proposte di FMT per la medicina generale.

“La riforma della medicina generale rientra tra gli impegni del PNRR e non può più essere rinviata. FMT è stata pronta a confrontarsi nel merito e a mettere sul tavolo proposte concrete per affrontare le criticità che frenano la medicina territoriale. Per costruire, attraverso il confronto e la contrattazione, un modello di medicina generale capace di rispondere alle esigenze dei professionisti e, soprattutto, di garantire un’assistenza sempre più efficace e capillare sul territorio”. Lo dichiara il segretario nazionale di FMT, Francesco Esposito, a chiusura del Consiglio Nazionale della Federazione Medici Territoriali, svolto a Napoli.

“Sul ruolo unico – spiega Esposito – è opportuno aprire un confronto e anticipare le conseguenze di un possibile superamento di questo modello sempre tutelando le garanzie riconosciute ai professionisti. Oggi, con il ruolo unico, superati i 1.500 assistiti viene meno il debito orario nelle Case della comunità; per gli ex massimalisti della medicina convenzionata, invece, il debito orario rimane indipendentemente dal numero degli assistiti. A parità, o quasi, di prerogative professionali, abbiamo quindi due trattamenti differenti. È una criticità che va corretta”.

“Il rapporto convenzionale è e rimane il punto di riferimento – continua – FMT propone di costruire un doppio canale all’interno della medicina generale: da una parte mantenere la quota capitaria per chi vuole continuare a esercitare secondo questo modello; dall’altra creare un percorso esclusivamente orario, sul modello della Medicina dei servizi prevista dall’ACN, con ferie, malattia e adeguate tutele. Un’opportunità interessante anche per i giovani medici – che potrebbero avere un rapporto professionale più flessibile senza essere costretti a scegliere tra il modello convenzionale tradizionale e la dipendenza – e pure una risposta a un’esigenza concreta del sistema: un medico che lavora a ore, infatti, può essere impiegato nelle Case della comunità, ma anche nelle aree più difficili da coprire”.

Quindi il segretario nazionale è intervenuto sulla carenza dei medici: “Rispetto ai parametri europei, l’Italia non è un Paese che ha necessariamente pochi medici. Il problema è che molti professionisti scelgono il privato perché offre condizioni economiche più favorevoli rispetto al servizio pubblico. E c’è un’altra questione da affrontare subito: l’aumento degli accessi alla formazione medica. Tra 5/7 anni potremmo avere migliaia di nuovi medici e ciò significa che mentre oggi i giovani medici si trovano in una condizione relativamente favorevole, perché il sistema ha bisogno di loro, presto la situazione potrebbe cambiare. Anche per questo dobbiamo costruire oggi un modello di medicina generale capace di attrarre professionisti e di distribuire le risorse in maniera diversa. In questo quadro si inserisce la proposta di eliminare l’incompatibilità tra pensione e attività convenzionata. Un medico di medicina generale pensionato potrebbe continuare a lavorare per un numero limitato di ore mantenendo la propria pensione ENPAM e svolgendo attività convenzionata oraria. Potrebbe essere una soluzione temporanea, per 4/5 anni, finché persistono le attuali carenze. Un professionista esperto potrebbe così contribuire a garantire la presenza nelle Case della comunità o nei territori più difficili da coprire”.

Altro nodo strategico è il 118, per Esposito: “Abbiamo una situazione di forte criticità, determinata dalla carenza assoluta di medici in questo settore, e gli ultimi due ACN non hanno affrontato in maniera complessiva la questione dell’emergenza territoriale. Il prossimo contratto dovrà farlo. Dobbiamo definire una volta per tutte quale debba essere lo spazio della medicina di emergenza territoriale, quali siano le competenze, quali le modalità organizzative e, soprattutto, quali risorse economiche siano necessarie. Non possiamo continuare a lasciare il 118 in una zona di confine, affrontandone i problemi soltanto quando diventano emergenze”.

Quindi, il segretario nazionale di FMT parla del futuro della medicina generale e delle Scuola di specializzazione: “Siamo d’accordo con il Ministro quando sostiene che la medicina territoriale ha bisogno di una riforma complessiva. E crediamo che il primo passaggio debba essere quello che il sindacato sostiene da tempo: trasformare il corso di formazione specifica in medicina generale in una vera scuola di specializzazione. È una scelta che avrebbe conseguenze importanti sul riconoscimento professionale, sulla qualità della formazione e sulla capacità di rendere questa disciplina realmente attrattiva per le nuove generazioni”.

Dagli interventi dei segretari regionali sono emerse una serie proposte che messe insieme costituirà la piattaforma contrattuale del prossimo ACN.

Esposito conclude con un appello alla politica: “È fondamentale difendere la sanità pubblica e rilanciare la centralità dei medici. Dobbiamo aprire immediatamente il confronto sul nuovo ACN 2025-2027 e farlo in maniera diversa, con una contrattazione ordinata che coinvolga le commissioni e permetta alle segreterie nazionali e regionali e agli stessi medici di conoscere e condividere le posizioni che vengono portate al tavolo. Questo richiede un impegno da parte di tutti”.

14 Settembre 2026

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